Close Menu
    Facebook X (Twitter) Instagram
    Trending
    • Obsession
    • Un posto per TE
    • Disclosure Day
    • Yellow Letters
    • Quentin Crisp – La speranza è nuda
    • Mai più cosa vostra
    • Il lungo cammino delle italiane per conquistare il diritto di Voto
    • Il Linguaggio Umano Oltre l’Algoritmo
    Facebook Instagram
    Dol's Magazine
    • Pari opportunità
      • DIRITTO
      • DONNE E POLITICA
      • DONNE E SPORT
      • PARITA’ DI GENERE
      • DONNE E FILOSOFIA
    • Lavoro
      • BANDI, CONCORSI E PREMI
      • DONNE E ARTE
      • DONNE E ARCHITETTURA
      • DONNE E DENARO
      • MAMME E LAVORO
      • IMPRENDITORIA FEMMINILE
      • RISORSE UMANE
    • Donne digitali
      • ARTE DIGITALE
      • INNOVAZIONE
      • TECNOLOGIA
    • Salute e benessere
      • FOOD
      • GINECOLOGIA
      • NUTRIZIONE
      • MENTAL TRAINER
      • PSICOLOGIA
      • SESSUOLOGIA
    • Costume e società
      1. AMBIENTE
      2. ATTUALITA’
        • Good news
        • Think positive
        • Bad news
      3. CULTURA
        • Libri
        • Film
        • I racconti di dols
        • Mostre
      4. LIFE STYLE
      5. SOLIDARIETA’
      6. VIAGGI
      7. FACILITIES
      Featured

      Obsession

      By Dols13/06/20260
      Recent

      Obsession

      13/06/2026

      Disclosure Day

      09/06/2026

      Yellow Letters

      05/06/2026
    • INIZIATIVE
      • CONDIVIDI CON DOL’S
      • EVENTI
        • Calendario eventi
      • TEST
      • LE DONNE ITALIANE
      • SCRIVILO SU DOL’S
        • Scritti su dol’s
    Dol's Magazine
    Home»Donna e lavoro»Donne e arte»CINQUE MINUTI PER L’ARTE: GIOVANNI SEGANTINI
    Donne e arte

    CINQUE MINUTI PER L’ARTE: GIOVANNI SEGANTINI

    Maria Cristina Paselli lifecoachBy Maria Cristina Paselli lifecoach10/05/2026Updated:10/05/20263 commenti7 Mins Read
    Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    Share
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    Le cattive madri (1894) – Olio su tela (1202×225)
    Osterreichische Galerie Belvedere, Vienna

    Giovanni, Battista, Emmanuele, Maria Segantini nasce ad Arco di Trento, parte italofona del Tirolo, il 15 gennaio 1858 da Agostino Segantini e Margarita De’ Girardi, il territorio all’epoca era sotto la dominazione austro-ungarica.

    La famiglia vive in condizioni economiche non buone. Nel 1865 muore Margarita e Giovanni che ha solo sette anni viene mandato a Milano dal padre che, incapace di gestire il figlio, lo consegna alla figlia di primo letto, Irene.

     Da quel momento la vita di Giovanni diviene un vero calvario, l’infanzia è triste, solitaria, senza reali punti di riferimento, da ragazzo viene addirittura arrestato per vagabondaggio e povertà e per un errore burocratico risulta anche apolide, condizione che gli toglie perfino le radici nazionali.

    Nel 1870, a dodici anni vive per strada, viene rinchiuso nel Riformatorio Marchiondi proprio per il suo carattere intemperante causato certamente dalla totale mancanza di affetti reali e della sicurezza che solo una vera famiglia poteva dare.

    Dal Riformatorio, nonostante sia lì che comincia a disegnare, cerca di fuggire un anno più tardi perché non resiste alle costrizioni educative punitive molto severe, ma viene ripreso e riportato al collegio fino al 1873.

    Viene poi affidato al fratellastro Napoleone, a Borgo Val Sugana, che lo mette a lavorare come garzone nella sua bottega di fotografo per mantenersi e non pesare sulla famiglia.

    La sua infanzia e adolescenza sono segnate dall’abbandono di ogni relazione affettiva e dalla mancanza di una patria perché a causa di un errore burocratico risulta anche apolide.

    Resta da Napoleone per un anno poi a sedici anni con una ancora rudimentale coscienza artistica e una forte passione per la pittura si iscrive ai Corsi serali dell’Accademia di Brera a Milano dove resta per tre anni.

    L’Accademia diventa il suo primo rifugio e riparo tranquillo, lontano da pericoli, qui frequentando le lezioni, entra in contatto con gli ambienti artistici e conosce quella che sarà l’unico grande amore della sua vita: Luigia Bugatti detta Bice.

    Non la sposa mai ufficialmente pur vivendo insieme a lei tutta la vita e avendo con lei quattro figli; a motivo della sua situazione irregolare la loro unione è estremamente anticonvenzionale per l’epoca. Bice fu una madre protettiva per i figli ma anche per lui.

    Di lui si sa che parlava poco, molti lunghi silenzi accompagnati da occhi scuri intensi che comunicavano più delle parole. Nelle sue lettere troviamo un uomo addirittura mistico e meditativo molto distante dalla vita mondana e artistica dell’epoca.

    Amava in modo appassionato la montagna e la luce alpina, quando dipingeva all’aperto anche con gelo e neve diceva che l’aria purificava il suo sguardo.

    Le sue opere sono popolate da simboli nascosti: animali, sentieri, madri, bambini, alberi tutto non casuale, ma con significati sempre da decodificare.

    Adorava gli animali, dalle mucche ai cavalli, le considerava presenze sacre e silenziose quasi figure religiose della natura.

    Le sue prime opere hanno come argomento scene molto realistiche, legate alla vita contadina. La sua vera rivoluzione artistica nasce quando cambia città e si trasferisce prima sulle Alpi poi in Engadina a St. Moritz.

    Il suo nuovo mondo non sono più i campi e il lavoro dei braccianti, ma è la montagna non soltanto come soggetto delle opere, ma soprattutto come momento di arricchimento dello spirito.

    La tecnica che lo farà essere, insieme a Gaetano Previati, anche un grande divisionista è quella di pennellate scomposte con piccoli tratti cromatici, intensi e pieni di luce.

    Inoltre nelle sue opere non vediamo solo paesaggi luminosi, ma la visione della natura è estremamente simbolica perché ci parla di vita, morte, redenzione e in questo quadro, appunto, di maternità.

    Quella maternità di cui Giovanni era stato privato precocemente e che gli aveva causato immenso dolore e una grande inquietudine di vita.

    L’artista crede che la natura, in tutte le sue forme, non sia solo una realtà tangibile e bellissima, ma anche prova dell’esistenza di Dio. Una sorta di panteismo pittorico.

    L’’opera in esame: “Le cattive madri” è tra le opere visionarie più difficili e inquietanti dell’artista, non solo un quadro simbolista, ma una visione dell’autore che racconta il sogno, la colpa e la redenzione.

    Dipinta tra il 1894 e il 1897 fa parte del Ciclo del Nirvana, ciclo di leggende orientali rivissute in modo personale da Segantini.

    Se osserviamo l’opera vediamo:

    *Un paesaggio freddo con un solo albero secco simile ad uno scheletro

    *Dai rami emerge una figura di donna dai capelli rossi, seminuda, imprigionata tra i rami

      contorti dell’albero

     *Si trova in una posa scomposta con il corpo sofferente, piegato ad arco, il capo riverso

       all’indietro

     *I capelli e una parte del suo abito sono avvolti dai rami che la imprigionano insieme

       alla figura della testa di un neonato, come in un contorto cordone ombelicale.

      *La testa del piccolo si intravede sul seno materno in posizione di allattamento e

      il bimbo succhia la linfa vitale.

     *Alla donna si offre la speranza di un riscatto attraverso il ricongiungimento al figlio.

    * La neve non trasmette pace, ma è una coltre che blocca tutto in un’atmosfera priva di

      tempo e in lontananza il paesaggio si apre a monti illuminati da una luce fredda e

      debole in una scena irreale.

    *Il quadro si svolge in un paesaggio ghiacciato di montagna, una scenografia

      tragica e simbolica, unica testimone di tormento e riparazione.

    Alcuni critici vedono in quest’opera un’anticipazione del Surrealismo, in realtà l’artista si ispira al testo “Nirvana” di Luigi Illica, l’autore di famosi libretti d’opera come Tosca, Manon, La Bohème, Madama Batterfly scritti per Puccini e altri musicisti.

    Usa i versi di Illica e li porta sulla tela seguendo un processo di tipo simbolista, dal concetto all’immagine.

    Le donne di cui si parla sono quelle che hanno rinunciato a dare la vita ad un figlio per seguire una vita diversa forse libera da vincoli ed è appunto a queste donne che si rivolge Segantini attraverso Illica.

    Sono donne che devono espiare la colpa di non aver voluto essere madri in un Purgatorio arido, freddo e ghiacciato come il loro cuore.

    L’opera contiene anche elementi autobiografici ispirati alla perdita della figura materna quando Giovanni era molto piccolo.

    Per il pittore la perdita della madre diventa una vera ossessione fino a fargli dire che le donne che per qualunque motivo rifiutano la maternità devono essere considerate l’antitesi dell’angelo, della figura rappresentante la femminilità che ha come missione primaria quella della creazione della vita.

    Segantini quando dipinge il quadro ha 36 anni, usa pennellate sottili filiformi che descrivono la forma delle figure, il pittore cerca il simbolo e non fa disegni preparatori, ma lavora subito sulla tela.

    L’opera ha grande successo, viene acquistata dal governo austriaco e Segantini viene acclamato come un importante esponente del simbolismo europeo.

    A 41 anni va a lavorare in un capanno ad alta quota, 2700 metri, sul monte Schafberg sopra Pontresina in Engadina, per dipingere un quadro del Trittico alpino, ma lì improvvisamente il 28 settembre 1899 muore per una peritonite.

    Da giorni accusava forti dolori addominali e non si decideva a scendere a valle per farsi visitare perché non voleva smettere di dipingere.

    Una morte quasi da leggenda, solo sulle montagne che amava e considerava una vera identità spirituale.

    E’sepolto nel cimitero di Maloja con la moglie e i figli.

    Al Museo Segantini in Engadina si conservano molte sue opere e documenti.

    Se l’arte può essere anche un atto politico l’autore la usa per giudicare cosa sia giusto o sbagliato, partendo dai suoi dolori e dalle sue sofferenze di bambino fino a dire:

    “Amo e rispetto sempre la donna in qualunque condizione essa sia pur che abbia viscere di Madre”

    .

    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Email
    Avatar photo
    Maria Cristina Paselli lifecoach
    • Facebook

    Specializzata in Scienze d’Azienda, Gestione di Risorse Umane, lavora da tempo nei settori dell’Alta Formazione per Manager, nel Coaching, nella Comunicazione Positiva, Marketing, Creazione di Team Leader, Immagine Personale, Leadership Aziendale e nella Selezione di Personale Hight Level. Collabora con Province e Regioni per Corsi di Avvio e Formazione all’ Imprenditoria . Consulente di Aziende Private ed Enti Pubblici per Attività di Organizzazione, Management, Aggiornamento professionale, Progettazione, Formazione sul Lavoro ed Orientamento. Ha pubblicato testi sulla Formazione, l’Inserimento e il Ricollocamento di donne, adolescenti difficili, adulti e categorie ritenute socialmente deboli. Ha realizzato la sceneggiatura di Performance teatrali al termine di Corsi di Autostima. Ha progettato e diretto Programmi di Prevenzione e Mantenimento del Benessere Psicofisico in Centri di Cura, collaborando con specialisti e terapisti orientali, sia in Veneto che in Toscana.

    Related Posts

    Lucio Fontana: the final cut

    22/05/2026

    CINQUE MINUTI PER L’ARTE: ANDY WARHOL

    17/05/2026

    CINQUE MINUTI PER L’ARTE : GIOVANNI BOLDINI

    01/05/2026

    3 commenti

    1. Sara on 10/05/2026 19:03

      Articolo bellissimo, delicato e pieno di immagini che restano negli occhi
      Hai raccontato Segantini in un modo che fa venir voglia di fermarsi davvero a guardare l’arte, non solo “vederla”. Complimenti

      Reply
    2. Rico on 10/05/2026 19:18

      “Un articolo davvero splendido. La dottoressa Paselli riesce a tessere un legame profondo tra la biografia tormentata di Segantini e la potenza simbolica delle sue ‘Cattive madri’. Un’analisi toccante che restituisce non solo la tecnica del pittore, ma tutta l’umanità e il dolore che si celano dietro i suoi capolavori. Grazie per questo prezioso approfondimento!”

      Reply
    3. Francesca on 14/05/2026 08:27

      Molto bello questo articolo, complimenti!! Attraverso il racconto dettagliato del vissuto tormentato di Segantini, si spiega chiaramente il malessere, quella forte inquietudine che si prova quando si osserva la tela. Il suo dolore è palpabile, ti avvolge come una ragnatela.
      Ho provato una sensazione simile anni fa visitando la mostra di Ligabue al Palazzo dei Diamanti.
      Questo dimostra che l’arte ti salva, sempre. Che tu dipinga, che tu scriva, che tu faccia musica etc… ogni forma artistica ti permette di canalizzare le emozioni, anche le più distruttive e di liberarle, trasformandole. È a tutti gli effetti un processo alchemico, è guarigione. ❤️

      Reply
    Leave A Reply Cancel Reply

    Captcha in caricamento...

    Donne di dols

    Dols magazine
    Caterina Della Torre

    torre.caterinadella

    Redattora del sito internet www dols.it

    Con I Pugliesi - Ho appena ottenuto un riconoscime Con I Pugliesi - Ho appena ottenuto un riconoscimento come uno dei fan più attivi! 🎉
    🎉 Facebook recognized me as a consistent post c 🎉 Facebook recognized me as a consistent post creator this week!
    Ciliegia Ciliegia
    Post su Instagram 18163350511447485 Post su Instagram 18163350511447485
    Begonia in fiore Begonia in fiore
    Post su Instagram 18459693445106505 Post su Instagram 18459693445106505
    La luge La luge
    Maggio il mese dei fiori sta finendo.q Maggio il mese dei fiori sta finendo.q
    Ieri in Gae Aulenti Ieri in Gae Aulenti
    Ieri Al Bam Ieri Al Bam
    Il mio terrazzo in fiore . cominciano a sentirsi g Il mio terrazzo in fiore . cominciano a sentirsi gli odori delle piante
    Post su Instagram 18076618598368811 Post su Instagram 18076618598368811
    Post su Instagram 17925564831330633 Post su Instagram 17925564831330633
    Anche vostra figlia fa shopping nel vostro armadio Anche vostra figlia fa shopping nel vostro armadio?
    Le mie peonie non ancora sfiorite Le mie peonie non ancora sfiorite
    Post su Instagram 18095455016469710 Post su Instagram 18095455016469710
    Recensione di Erica Arosio Recensione di Erica Arosio
    Recensione di Adriana Moltedo Recensione di Adriana Moltedo
    Superatudio design alla Bovisa Superatudio design alla Bovisa
    Sono felice di aiutare Lorenzo Musetti raggiungere Sono felice di aiutare Lorenzo Musetti raggiungere 85.000 follower
    Carica altro Segui su Instagram
    Quando verrà la fin di vita

    le stagioni della verità

    Questo mio corpo

    Amazon.it : Questo mio corpo

    CHI SIAMO
    • La Redazione
    • La storia di Dol’s
    • Le sinergie di dol’s
    • INFORMATIVA PRIVACY
    • Pubblicizza su Dol’s Magazine
    • Iscriviti a dol’s

    Questo sito non è una testata giornalistica e viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale.
    Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001
    © 2026 Dol's Magazine. All Rights Reserved. Credits: Dol's Magazine

    Questo sito non è una testata giornalistica e viene aggiornato secondo la disponibilità del materiale.
    Pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001
    © 2026 Dol's Magazine. All Rights Reserved. Credits: Dol's Magazine

    Type above and press Enter to search. Press Esc to cancel.

    Questo sito utilizza cookie, eventualmente anche di terze parti, per offrirti una migliore esperienza di navigazione.
    Per saperne di più clicca qui, procedendo nella navigazione o cliccando su OK acconsenti all’uso di tutti i cookie.
    OK