“Potremmo intendere i punti maggiormente critici del nostro mercato del lavoro come potenzialità ancora inespresse, come riserve a cui attingere velocemente per dare nuovo impulso alla società e all’economia italiana. Certamente la prima di queste leve su cui concentrarsi è il lavoro delle donne”. Sono le parole del Presidente Mattarella nel suo messaggio per questo Primo Maggio.

Secondo l’Istat, quasi il 50% delle donne in Italia non lavora. Un potenziale inespresso da recuperare e a cui dare risposte celermente. Un ritardo che sconta politiche occupazionali inefficienti. Un gap che significa minore partecipazione e indipendenza economiche, sociali e personali.
Partendo dai dati Inps relativi al 2024, il Dipartimento del mercato del lavoro della Cgil di Milano ha ricostruito la retribuzione lorda giornaliera media dei dipendenti a tempo pieno dell’area metropolitana. Un operaio si trova in busta paga 96,6 euro contro i 79,3 euro di una collega; un impiegato 124,4 euro contro i 120,3 di una impiegata; a un quadro arrivano ogni giorno mediamente 272 euro, ma alla sua omologa donna solo 245,5; un dirigente può contare su un lordo giornaliero di 668,8 euro, mentre per la sua omologa ci si ferma a 534 euro medi. Insomma, le differenze retributive di genere oscillano tra il 10,7% e il 25,2%. C’è poi la questione dell’occupazione femminile a Milano che nel 2024 raggiunge un tasso del 68,1% (rispetto al 53% nazionale), pari a 723mila lavoratrici, +18mila rispetto al 2023. Ma il progresso non corrisponde a una pari presenza negli organigrammi aziendali: rappresentano infatti il 37,3% tra i quadri e il 25,5 tra i dirigenti. Più in alto si sale meno si registrano donne ai vertici. A questo dato si deve aggiungere che a Milano aumentano i contratti precari (intermittente, determinato e a termine). Crescono anche i contratti a orario non definito. Tutti sintomi di un impoverimento del lavoro e riduzione delle opportunità di conciliazione. Per questo abbiamo bisogno di studiare e trovare soluzioni per garantire nuovi diritti, tutele, valore alla contrattazione, più qualità e dignità del lavoro, in pratica buona occupazione.
Un primo maggio che si apre anche con il varo del nuovo schema di decreto legislativo che istituisce l’Organismo per la parità, un’autorità indipendente concepita per uniformare l’ordinamento italiano alle direttive UE 2024/1499 e 2024/1500. Il nuovo organismo ha l’obiettivo di rafforzare la tutela contro le discriminazioni e promuovere la parità di trattamento in diversi ambiti. Di seguito una sintesi dei punti salienti.
Obiettivo e Natura dell’Organismo
L’Organismo, che ricordiamo dovrebbe unificare anche le prerogative in capo a Unar, agisce come autorità indipendente, senza vincoli di subordinazione, dotata di piena autonomia regolamentare, organizzativa, contabile e finanziaria.
- Ambito di intervento: contrasto alle discriminazioni basate su razza, origine etnica, religione, convinzioni personali, disabilità, età, orientamento sessuale e genere (inclusa la sicurezza sociale e l’occupazione).
- Entrata in vigore: le funzioni avranno inizio il 1° gennaio 2027, data in cui l’Organismo subentrerà alla Consigliera Nazionale di Parità e all’Ufficio per la promozione della parità di trattamento (UNAR).
Governance e Composizione
L’organo è strutturato in modo collegiale per garantire indipendenza e competenza specialistica:
- Composizione: un Presidente e quattro componenti, scelti per comprovata esperienza.
- Nomina: effettuata d’intesa dai Presidenti di Camera e Senato.
- Mandato: dura 7 anni e non è rinnovabile.
- Incompatibilità: sono previste regole severe (divieto di incarichi politici, sindacali o in enti che operano nel contrasto alle discriminazioni) per garantire l’imparzialità.
Funzioni Principali
L’Organismo esercita un ampio spettro di poteri, suddivisi per aree tematiche:
- Assistenza e Tutela: supporto alle vittime, consulenza legale, ricezione di denunce e legittimazione ad agire in giudizio (anche come parte civile).
- Mediazione: gestione di procedure di risoluzione alternativa delle controversie.
- Monitoraggio e Accertamenti: potere di richiedere informazioni, esibire documenti e accedere a dati statistici per formulare pareri e raccomandazioni.
- Sensibilizzazione: promozione di buone pratiche e formazione rivolta a enti pubblici e privati.
- Reportistica: obbligo di pubblicare relazioni annuali e quadriennali sullo stato della parità nel Paese.
Cronoprogramma di Attuazione
30 novembre 2026 Decreto PdC per individuare la sede dell’Ufficio.
31 dicembre 2026 Nomina del Presidente e dei componenti del collegio.
1° gennaio 2027 Insediamento ufficiale e avvio delle funzioni dell’Organismo.
1° gennaio 2028 Istituzione del ruolo del personale dipendente dell’Ufficio.
Personale e Risorse
- Ufficio dedicato: viene istituito un ufficio specifico composto da personale con competenze giuridiche, amministrative e tecniche.
- Coordinamento territoriale: l’Organismo opererà in rete con le Consigliere e i Consiglieri di parità regionali e territoriali, mantenendo un raccordo costante per le attività locali.
- Finanziamento: il funzionamento è garantito da uno stanziamento dedicato (fondo nel bilancio del MEF) e, per la parte iniziale, dal fondo di rotazione per le politiche europee.
In base al testo del decreto legislativo (approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri il 28 aprile 2026) e alle disposizioni in esso contenute, la situazione relativa alle risorse per le consigliere e i consiglieri di parità territoriali è la seguente: nessuna nuova risorsa dedicata. In pratica un’altra norma a invarianza finanziaria. Il decreto stabilisce chiaramente che non vi sono stanziamenti aggiuntivi per le attività di coordinamento e per le funzioni svolte a livello locale dalle consigliere e dai consiglieri di parità. Nello specifico, l’articolo 4, comma 2, lettera l), prevede che:
“Le attività di coordinamento sopracitate sono svolte nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e **senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.”
Cosa comporta in pratica? Le consigliere territoriali (regionali, delle città metropolitane e degli enti di area vasta) continueranno a operare utilizzando esclusivamente le dotazioni umane, strumentali e finanziarie di cui già dispongono attualmente. Pur essendo chiamate a un nuovo e rafforzato ruolo di coordinamento con il neonato Organismo per la parità nazionale (che invece dispone di stanziamenti autonomi e di un proprio bilancio), questo impegno aggiuntivo non viene accompagnato da un incremento di fondi dedicati. La continuità operativa è garantita, ma l’intero sistema di rete territoriale dovrà gestire i nuovi compiti di raccordo con l’Autorità nazionale all’interno dell’attuale perimetro di spesa. In sintesi, il legislatore ha scelto di mantenere l’invarianza finanziaria per la rete territoriale, demandando l’efficacia delle nuove funzioni alla capacità di coordinamento e di ottimizzazione delle risorse già in essere.
Funzioni Principali
L’Organismo agisce in due macro-aree (direttive 2024/1499 e 2024/1500) con poteri operativi. Ovvero con le seguenti prerogative e peculiarità: assistenza: ricezione denunce, consulenza specifica alle vittime, supporto psicologico. Tutela: legittimazione ad agire in giudizio (anche come parte civile) e osservazioni tecniche. Accertamenti: potere di richiedere documenti e dati a soggetti pubblici e privati. Mediazione: gestione di procedure alternative di risoluzione delle controversie. Promozione: campagne di sensibilizzazione, formazione e diffusione di buone prassi. Monitoraggio: raccolta dati, relazioni annuali alle Camere e report quadriennali. Rete Territoriale: l’Organismo non opera in isolamento, ma si coordina con la rete esistente. Raccordo: collabora con le Consigliere e i Consiglieri di parità regionali, delle città metropolitane e degli enti di area vasta. Risorse: Le attività di coordinamento locale si basano sulle risorse già disponibili a legislazione vigente (invarianza finanziaria per gli enti territoriali). Registro: gestione del registro delle associazioni attive contro le discriminazioni.

Resta il focus sull’autonomia dalla politica, visto che il vertice è di nomina politica, come sottolineato in precedenza. Infine, non siamo per niente tranquille e soddisfatte della regola dell’invarianza finanziaria riferita alle consigliere di parità territoriali, che permangono come figure e con funzioni non ben definite, ma di fatto sono definanziate e depotenziate. Insomma, la toppa non ci piace. Buon primo maggio a tutte tutti, con garanzie ballerine e poco rassicuranti. Le audizioni sono andate bene, sono stati accolti i pareri sulla territorialità, sulla necessità di mantenere la dimensione legata ai territori, con tutela delle zone rurali e interne. Si è compreso infatti che la mole di richieste non sarebbero state gestibili in modo centrale dall’Organismo romano. Ma il testo varato il 28 aprile non ci rassicura per niente. Attendiamo considerazioni e commenti per comprendere gli effetti attesi da questa riforma.
