Giovanni, Giusto, Filippo, Maria nasce a Ferrara l’ultimo giorno di dicembre 1842, è l’ottavo di tredici figli di Antonio Boldini, pittore umbro di Spoleto, un copista che si era formato a Roma dove studiava la pittura del quattrocento, ma cultore del Garofalo ferrarese, di cui aveva dipinto copia della “Resurrezione di Lazzaro.”

La passeggiata al Bois de Boulogne (1909) Olio su tela (228 x118) Museo Giovanni Boldini Ferrara
Antonio, il padre di Giovanni, trasferitosi a Ferrara si era sposato con Benvenuta Caleffi, donna ferrarese benestante, molto cattolica e con lei aveva avuto tredici figli tra cui Giovanni che era l’ottavo.
La nonna paterna di Giovanni era Beatrice Federzoni, conosciuta titolare di un salotto letterario ben frequentato e l’artista fu contagiato, fin da ragazzo, nel descrivere l’eleganza e la vita borghese del tempo che divennero per lui materia pittorica.
In famiglia Giovanni era soprannominato “Zanin” per la bassa statura, un metro e cinquantaquattro, che peraltro lo esonerò dal servizio di leva e anche per il carattere vivace tanto che a cinque anni, nella soffitta di casa, aveva già creato un suo atelier di pittura.
Non amava la scuola, era tipo indipendente, difficilmente malleabile per cui il padre decise di insegnargli l’arte pittorica, valorizzandone il talento precoce. A quattordici anni esegue un autoritratto su carta di notevole pregio.
Uno zio paterno, non avendo figli, gli lascia in eredità 29.260 lire, somma non piccola che gli consente di andarsene da Ferrara a Firenze dove studia all’Accademia di Belle Arti, ma soprattutto frequenta il Caffè Michelangelo, luogo di ritrovo per gli artisti detti “Macchiaioli” e per intellettuali patrioti.
Siamo infatti in pieno 1848, momento in cui l’Italia viene travolta da un’ondata di moti rivoluzionari liberali, conosciuti come la “Primavera dei popoli” che intendono cacciare gli Austriaci e unire il paese.
Anche i” macchiaioli” in pittura desiderano rivoluzionare l’arte, modificando la tecnica pittorica, modernizzandola, sull’esempio dei francesi, attraverso l’uso di luci e ombre, ma soprattutto trasmettendo realismo dei soggetti e una grande forza ottica dinamica.
L’artista ebbe amicizie europee nell’alta borghesia che lo sostennero tanto nella carriera pittorica come i Falconer, nobili inglesi, tra cui Isabella, anche sua amante e mecenate e con il loro aiuto partecipò all’Expo Universale del 1867 di Parigi.
Sempre con l’appoggio di nobili e aristocratici come il duca di Sutherland e il principe russo Demidoff, conosciuti in Toscana, si inserì negli ambienti francesi e londinesi, realizzando ritratti al modo dei pittori inglesi come Gainsborough.
Il suo primo interesse era sempre il ritratto soprattutto femminile e partecipando alla vita mondana più che a quella rivoluzionaria intellettuale conobbe donne affascinanti che gli procurarono numerose committenze, economicamente rilevanti, durante tutto il periodo chiamato “La Belle Epoque”.
Ebbe molte amanti, ma solo il 29 ottobre 1929, a quasi ottantotto anni sposò la giornalista Emilia Cardona, poi sua erede universale e biografa, che lo aveva intervistato per il giornale “La Gazzetta del Popolo.”
Emilia era molto più giovane di lui perché aveva 29 anni; raccontò poi di essere rimasta colpita dalla voce di Boldini che pareva quella di un ragazzo nonostante l’età avanzata.
L’artista morì l’11 gennaio 1931 nella sua casa rossa di boulevard Berthier, a Parigi, per una brutta polmonite, ma è sepolto per sua stessa richiesta nel certosa monumentale di Ferrara, luogo delle sue origini.
Grazie alla sua giovane moglie molte delle opere sono in Italia e non sono state vendute a collezionisti esteri che le volevano acquistare in blocco, come Rothschild e Wildestein.
Nell’opera “La passeggiata al Bois de Boulogne” realizzata nel 1909 quando aveva 67 anni vediamo:
*Rita Hernandez de Acosta Lydig, celebre miliardaria ritratta col secondo marito, il capitano inglese Philip Lydig mentre passeggiano al Bois de Boulogne di Parigi. Il Bois non era solo un Parco, ma un palcoscenico per l’aristocrazia parigina.
Lei cammina con decisione e leggerezza come una principessa davanti a lui, rigido, militare, quasi elemento accessorio nel dipinto, lei domina la scena e indossa un abito da città di colore scuro con un ampio cappello e guanti.
Il viso non appare del tutto definito, ma non importa, quello che conta è dimostrare il loro status.
*Appaiono disinvolti, ma in realtà sono in posa alla moda dei ritratti inglesi del settecento, sembra una scena teatrale.
E’ una recita che illustra l’appartenenza sociale dei due soggetti ritratti, dagli abiti al bastone tutto ci racconta che i due sono aristocratici.
*Le pennellate nervose indicano movimento, instabilità, fuggevolezza del tempo anche inquietudine per comunicare a chi guarda che tutto dura solo un istante poi sparisce, svanisce velocemente come il vento che attraverso il Bois.
E’ come se il pittore dimostrasse e ci comunicasse una sua visione critica verso tutta quella vacuità, verso il senso dell’effimero espresso dai due soggetti ritratti.
*Le linee curve, la veloce, nervosa pennellata, lo sfumato dei personaggi fa sì che il vero protagonista della tela sia il movimento, il passaggio del tempo, mutuando il concetto del filosofo greco Eraclito che tutto scorre, panta rei (πάντα ῥεῖ).
Boldini è diventato famoso per la sua capacità di catturare la sensualità femminile che seduce chi guarda, ha celebrato la bellezza delle donne, attraverso l’uso di una tecnica con pennellate lunghe, rapide, decise con molte strisciate di colore.
I suoi sono guizzi di luce, pennellate mosse, mai statiche, esaltanti l’incarnato e le vesti, i tessuti soffici e setosi, le nudità di donne divenute finalmente consapevoli e fiere della propria femminilità e sensualità difficilmente e faticosamente conquistata.
Le modelle di Boldini hanno abbandonato le stecche di balena dei corpetti a favore del divano di broccato del boudoir e stanno libere dinanzi al piccolo grande artista che ne immortala in modo realista e dinamico, fermandola sulla tela, ogni loro bellezza attrattiva e naturale.
Tutto ciò prima che il tempo possa cancellare la loro eleganza e la loro emancipata capacità di seduzione.
In quell’attimo Boldini raccoglie i loro segreti, le loro confessioni più nascoste, le paure, i sorrisi, ne diviene il confidente, il complice e blocca sulla tela l’attimo in cui le modelle esprimono la vita, l’amore, la sicurezza di sé e il desiderio di eternità che solo l’arte può dare.
Voglio concludere con l’affermare che la pittura di Boldini, al di là dell’essere una pittura borghese che ritrae la bellezza di un’epoca ne sottolinea in effetti fortemente la frivolezza, la futilità, abbracciando il concetto di Eraclito che noi siamo e contemporaneamente non siamo perché il nostro percorso sulla terra dura solo un breve e veloce attimo, in un eterno costante mutamento. Ne dovremmo diventare consapevoli per godere di ogni istante di vita che ci viene concesso.

2 commenti
Donne mai apertamente sensuali in modo provocatorio, ma portatrici di una seduzione fatta di sguardi, posture e atmosfere, nelle quali i toni soffusi degli ambienti le trasfigurano in una percezione onirica.
Tutto sembrerebbe più attinente alla Poesia che alla Pittura; sinchè non ci si rende conto che in Bodini sono la medesima cosa.
Non solo “Ars gratia Artis”…
E io non ci avevo mai pensato…la caducità del tempo, della bellezza e della spensieratezza…
Complimenti a Mariacristina per la sua capacità di entrare nell’animo dei personaggi, tanto da farteli vedere con occhi diversi, molto più umani e vicini a chi guarda.
Boldini è uno dei miei pittori preferiti e oggi lo amo ancora di più.
Tiziana da Ferrara