Michael, film diretto da Antoine Fuqua, porta sullo schermo la storia, la carriera e l’eredità di Michael Jackson (Jaafar Jackson), una delle figure più influenti della storia della musica mondiale.
Michael di Antoine Fuqua si muove tra il biopic celebrativo e il ritratto più intimo dell’artista.
Visivamente fenomenale e impeccabile e sostenuto dall’ottima interpretazione di Jaafar Jackson, suo nipote nella vita reale, il film trova il suo nucleo più intenso nel rapporto traumatico dell’artista con il padre Joe, interpretato da un eccezionale Colman Domingo.
È proprio lì, nel rapporto padre-figlio, che il film diventa il racconto di una formazione segnata da paura e controllo costante. Quel rapporto tossico è il vero cuore del film e il Joe di Domingo è una figura feroce, manipolatoria e ossessionata dalla divisione manichea tra vincenti e perdenti.
Basta un suo sguardo per restituire il terrore che deve aver accompagnato l’infanzia di Michael, trasformando il talento in una gabbia.
Il film ripercorre tutta la sua vita, dalle prime esibizioni da bambino nei Jackson 5, passando per la dura disciplina e gli abusi subiti dal padre Joe Jackson, fino all’ascesa fulminante che lo ha consacrato come Re del Pop, dalle coreografie, ai costumi, alle movenze, è riprodotto con una precisione che rasenta il mimetismo.
Valdi e Jackson non interpretano Michael, lo incarnano.
E lo stesso vale per le sequenze più iconiche: il moonwalk al Motown 25, l’incidente Pepsi, il videoclip di Thriller ricreato nei luoghi originali. Si percepisce in ogni momento la devozione autentica del team di professionisti (dai coreografi Rich + Tone, al make up artist Bill Corso) che ha dato vita al film, composto anche da persone che Jackson lo hanno conosciuto davvero e desiderose di onorare tanto l’icona quanto l’uomo.

La narrazione esplora la nascita del suo talento precoce e la sua trasformazione in un artista visionario, animato da un’ambizione creativa inarrestabile e da una costante ricerca della perfezione.
Dalle rivoluzionarie performance soliste degli anni Settanta ai record raggiunti con Thriller, dall’acquisto della tenuta di Neverland alle sue iniziative di beneficenza, il film mostra Jackson sia come fenomeno globale sia come uomo, gettando luce sulle complessità della sua vita privata.
Attraverso incontri fondamentali con figure chiave come Berry Gordy (Larenz Tate), Diana Ross (Kat Graham), Quincy Jones (Kendrick Sampson) e l’avvocato John Branca (Miles Teller), scopriamo il dietro le quinte della sua carriera e dei legami fondamentali. Il racconto tocca anche i momenti più intimi, tra la nascita dei figli e le sue ultime settimane di vita, culminate nella tragica e inaspettata scomparsa del 25 giugno 2009.

Michael è la storia di una ferita mai rimarginata, perché Jackson non riuscì mai davvero a sottrarsi a quell’infanzia dolorosa.
Un viaggio che permette al pubblico di vedere l’artista come mai prima d’ora, celebrandone il talento straordinario e il segno indelebile lasciato nella cultura pop mondiale.
E il film lo suggerisce chiaramente mostrando l’attaccamento dell’artista ad un mondo fatto di evasione, o l’ingenua vanità che passa anche attraverso la trasformazione del corpo con la chirurgia.
The Bad boy è una divinità radiosa e unica, che si costruisce un personale paradiso terrestre (con tanto di giraffe, scimmie e serpenti) e fa spesso visita ai bambini in ospedale per sopperire alla propria lancinante solitudine.
Prima dei titoli di coda compare la fatidica scritta: “Michael tornerà”.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
