Regia di Pauline Loquès
con Théodore Pellerin, Jeanne Balibar, William Lebghil, Salomé Dewaels
Nelle sale dal 30 aprile
Una vita senza sorprese, un lavoro banale che non contribuisce a rafforzare l’identità, Nino è un giovane come tanti. Un bel viso aperto, un carattere riservato, qualche relazione finita, una madre che ha la sua vita, pochi amici fidati. Un tran tran che non prevede grandi cambiamenti e neppure importanti decisioni. Invece, dopo essersi sottoposto a un controllo per piccoli disturbi, arriva lo choc: ha un tumore alla gola. Non ci crede, chiede al medico di controllare, gli dice che c’è di sicuro uno sbaglio. No, è tutto giusto: gli esami sono proprio i suoi. Deve curarsi, subito. Sottoporsi a cicli di chemio e radio, congelare il seme perché la terapia lo renderà sterile. Una notizia devastante e faticosa da metabolizzare, che all’improvviso costringe il giovane a prendere decisioni, a non poter più rimandare niente. Nel giro di tre giorni dovrà sottoporsi alla prima seduta di chemioterapia.

Il film, opera prima che ha meritato molti riconoscimenti, racconta la reazione di Nino che scopre proprio alla viglia del suo 29esimo compleanno, di essere malato. La regista segue il suo protagonista con una delicatezza totale, ma anche senza addolcire la nuova devastante realtà. Il film inizia con l’impietosa sincerità dei medici, oggi obbligati a dire “tutta la verità” al paziente. Negli ospedali c’è poco tempo, vince la priorità della cura e l’attenzione emotiva è quanto mai bassa. Il malato è solo a far fronte alla nuova realtà.

Théodore Pellerin, il protagonista, è perfetto e il suo sguardo sgomento comunica l’iniziale incredulità e fa pensare che di fronte a certi eventi nessuno può essere davvero d’aiuto. Confidarsi con gli altri è difficile, trovare le parole per dirlo ancora di più e si deve fare i conti persino con un inspiegabile eppure profondo senso di colpa per non essere più sani. Come se la malattia in qualche misura fosse una nostra responsabilità.

Nino vaga seguendo i suoi abituali itinerari ma tutte le distrazioni che prima gli erano concesse vengono cancellate dall’urgenza. Se perdere le chiavi di casa poteva essere risolto con calma, adesso non è più così. L’urgenza modifica anche i rapporti, denudandoli, facendo scoprire a Nino quanto siano sinceri e quali siano le persone che sente davvero vicine. A volte è più facile aprirsi con un estraneo che non con una madre. Ed ecco esitazioni, prese di coscienza, cambiamenti. Nino va a trovare la madre, vede gli amici, cerca una ragazza con cui aveva avuto una relazione, partecipa intontito per il suo nuovo stato di cui non ha ancora contezza, alla festa di compleanno che gli hanno organizzato i colleghi. E incontra una vecchia compagna di scuola con cui nasce un rapporto di tenera solidarietà. Intanto, come in un film verità della Nouvelle Vague, vaga per una Parigi che non ha niente di turistico e che fa da sfondo alla sua malinconia.

Un film molto bello, che conserva la leggerezza anche nel tema forte e che sceglie la via della semplicità che non è mai banalizzazione.
Théodore Pellerin ha ricevuto il premio come Migliore Attore Rivelazione alla Semaine de la Critique di Cannes, dove il film è stato presentato in anteprima. Alla Festa del Cinema di Roma Nino ha vinto il Gran Premio della Giuria e ha conquistato anche due Premi César, gli Oscar francesi, come Miglior Opera prima e Miglior Attore.

Senza un interprete calato nel ruolo come Théodore Pellerin il film non sarebbe stato così riuscito e coinvolgente.
