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      OLTRE LA CATTEDRA: QUANDO LA SCUOLA DIVENTA CASA, FAMIGLIA E UMANITÀ

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    Home»Costume e società»Liberare le donne dalla mistica della maternità
    Costume e società

    Liberare le donne dalla mistica della maternità

    Alexia Di FilippoBy Alexia Di Filippo25/04/2026Updated:25/04/2026Nessun commento4 Mins Read
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    La terribile vicenda della mamma che a Catanzaro si è gettata nel vuoto con i figli disvela quanto il nostro Paese sia ancora arretrato sul piano dell’assistenza, della cura e dei servizi che dovrebbero essere garantiti alle donne che partoriscono un figlio. Inoltre, mette in luce l’odio che viene spesso riversato su quelle tra loro che respingono o non riescono a stare al passo con il mito di una maternità onnipotente, secondo cui generare e crescere bambini rappresenterebbe la radiosa, univoca, ineluttabile e suprema realizzazione del femminile.

    In questo contesto, la depressione post partum — una condizione clinica seria che colpisce più di una mamma su dieci nel primo anno di vita del figlio e che sembra essere all’origine del caso di cronaca in questione — resta tra i disturbi meno conosciuti e più sottovalutati, anche perché gravata da un persistente stigma.

    Non ci si deve stupire, se si considera che quasi un italiano su due aderisce ad almeno uno stereotipo di genere alla cui base vi è una concezione idealizzata, ancora molto diffusa, della maternità, che finisce per negare e condannare i molteplici disagi vissuti dalle madri in un’Italia caratterizzata dalla precarietà, da un tessuto sociale sempre più disgregato e da un welfare fragile. In tale scenario, le donne spesso restano disoccupate, oppure rinunciano al lavoro proprio a causa dei figli, o ancora si trovano a sostenere il triplo carico: casa, accudimento (inclusa la cura di genitori e parenti anziani) e impiego.

    È anche per questo che molte, dopo il parto, alle prese con i cambiamenti fisici e ormonali, la deprivazione di sonno, la scarsità di servizi adeguati, la complessa ridefinizione degli equilibri di coppia e, spesso, con la mancanza di una rete di sostegno familiare efficace, si sentono schiacciate dal peso delle aspettative socioculturali. Una tempesta perfetta che può condurle a sottovalutare, negare a sé stesse o nascondere attivamente sintomi che richiederebbero un tempestivo intervento specialistico cui tendono a non ricorrere per lo stigma, ancora diffuso, legato alla malattia mentale e la paura che, in caso di diagnosi psichiatrica, possano essere loro sottratti i figli.

    Un timore legato in parte alla sintomatologia, ma anche al pregiudizio sull’operato dei servizi sociali, spesso alimentato da narrazioni mediatiche, talvolta di natura ideologica, su casi di cronaca.

    Ciò che le immobilizza è soprattutto la vergogna, anche perché di fronte ai primi segnali di cedimento vengono fatte sentire sbagliate, inadeguate e colpevoli, attraverso critiche, se non addirittura attacchi spietati, spesso provenienti proprio da altre donne e madri.

    Lo si osserva regolarmente sui social: sotto i contenuti di quante osano esprimersi in modo esplicito sulla complessità dell’accudimento neonatale, così come sulla difficile gestione della vita di coppia, familiare e relazionale, compaiono commenti giudicanti, ostili, talvolta intrisi di un disprezzo che lascia senza parole.

    Si tratta, frequentemente, dell’incontenibile manifestazione di chi si è identificata nel modello di nutrice, moglie e madre sottomessa, aderendo — attraverso esperienze traumatiche e/o un lungo condizionamento familiare e culturale — a uno stereotipo nel quale ha trovato identità e validazione.

    Una posizione percepita come “adeguata” in una società ancora in larga parte maschilista, dalla quale ci si sente in diritto di attaccare chi rischia di incrinare la congiura del silenzio che avvolge una realtà diffusa fatta di sudditanza, solitudine, irrilevanza e, talvolta, di abuso. Un meccanismo che deriva dalle modalità con cui nel tempo certo maschile ha stabilito e mantenuto lo status quo: narrazioni ideologiche manipolative, dinamiche divisive — il collaudato “divide et impera” — e l’effettiva oppressione culturale ed economica delle donne.

    Non a caso, la filosofa e scrittrice Simone de Beauvoir parlava di “una strana malafede nel conciliare il disprezzo delle donne con il rispetto di cui si circondano le madri”, evidenziando una contraddizione che ancora oggi alimenta la mistificazione della loro condizione: una melassa retorica in cui molte restano intrappolate e che finisce per silenziarle, inducendole ad annullarsi e a trascurare pericolosamente la propria salute fisica e mentale.

    Cosa si può fare? Sui vissuti reali e sulle difficoltà di chi oggi mette al mondo e cresce un figlio è necessario restituire verità e complessità, per liberare finalmente le donne dalla mistica della maternità.

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    Alexia Di Filippo
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    Dr.ssa Alexia Di Filippo Psicologa, Psicoterapeuta Laurea con lode in Psicologia dello Sviluppo ed Educazione nel 1997. Iscritta all’Albo degli Psicologi dal 1999. Psicoterapeuta specialista in Self Analisi Bioenergetica e Psicologia Clinica Strategica. Conduttrice diplomata di classi di esercizi bioenergetici. Consulente per la Asl RM D in Progetti di Promozione della Salute e Prevenzione del disagio Psichico che hanno interessato centinaia di adolescenti delle Scuole superiori del Distretto. Coordinatrice di Progetti di Prevenzione del rischio ambientale che hanno coinvolto migliaia di bambini, ragazzi e personale docente di scuole elementari e medie del Comune di Roma. Ricercatrice nell’ambito di una vasta indagine epidemiologica sugli incidenti avvenuti in tutti gli ambienti di vita della ex VI Circoscrizione del Comune di Roma. Docente in corsi sul controllo dei rischi ambientali rivolti ad educatori di asili nido. Docente di Educazione stradale in corsi per alunni di scuola superiore. Autrice di articoli specialistici per la Rivista della Protezione Civile DPC informa. Consulente di équipe bariatrica per la valutazione ed il trattamento dei disturbi alimentari. Ideatrice e Docente di due metodi registrati per il benessere psicocorporeo pubblicati su Rivista Scientifica, che sono stati scelti per eventi accademici relativi alla Giornata dello stile di vita 2019 e alla Giornata mondiale dell’obesità 2020. La sua professionalità viene spesso richiesta per approfondimenti in trasmissioni radiofoniche e televisive, come anche in incontri con il pubblico presso Enti culturali, per la promozione del benessere psicocorporeo, la prevenzione del disagio psichico ed il contrasto alla violenza di genere. Cura una rubrica di psicologia in cronaca per un quotidiano universitario online. Svolge attività di educazione, prevenzione e di corretta informazione in ambito psicologico sui social. Esercita la libera professione di Psicoterapeuta a Roma e a distanza.

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