Nel film diretto da Lina Sastri una figlia omaggia con levità la madre da poco scomparsa
“L’amore era innamorato di te” dice Lucia, artista affermata, a sua madre, da poco scomparsa, rievocandone la vita. È la pennellata più dolce, e insieme la più eloquente, di quel delicato affresco al femminile che è La casa di Ninetta, opera prima di Lina Sastri alla regia cinematografica, uscita nelle sale nel 2024, recentemente trasmessa in prima serata da Rai3 e ora disponibile su RaiPlay.

Nel film, dalla chiara impronta autobiografica e tratto da un romanzo della stessa Sastri, la nota cantante e attrice napoletana racconta l’ultimo periodo della vita di sua madre, colpita dal morbo di Alzheimer e seguita nelle incombenze quotidiane da tre signore.
Il triste passato recente si alterna a flashback più remoti, con i personaggi ritratti in varie età che in alcune scene si incrociano e si sfiorano tra loro. Nei diversi piani temporali si narra una vicenda familiare non priva di difficoltà ma vitalissima, e resa lieve proprio dall’approccio di mamma Ninetta, che dissimula con un sorriso tutti i problemi, siano essi economici, sentimentali o, con l’avanzare dell’età, di solitudine.
Una levità, quella di Ninetta, che Lina Sastri riesce a infondere all’intero film. E, visto l’argomento, è un piccolo miracolo. La fotografia è scintillante, come un sole primaverile che conforta ma non soffoca. La musica attraversa immagini e dialoghi senza mai sopravanzarli.
Ma, oltre alla vista e all’udito, viene stimolato anche un altro senso, il più insolito per un film: l’olfatto. Sì: La casa di Ninetta è un film profumato. Profuma di fresco e di buono. Potrebbe emanare odori stantii, di chiuso (la malattia, la vecchiaia, gli uomini meschini e inaffidabili che accomunano madre e figlia nello stesso destino, infine la morte). E invece ci arriva alle narici un aroma gradevole e rigenerante, perché c’è sempre un mazzo di fiori sul davanzale, un albero frondoso, una finestra aperta che muove le tende e porta voci melodiose dalla strada, il mare che c’è anche quando non si vede.
La tristezza c’è ma fa male solo un po’. Dopo, guarisce, fa crescere, aiuta a capire. È la vita. È l’arte. “Fai l’artista e vuoi essere pure felice?” chiede a un certo punto un amico a Lucia/Lina. Non gli si può dare torto. Anzi sì, ma solo su un aspetto: Lina Sastri non fa l’artista. Lina Sastri è un’artista.

Giuliano Pavone (Taranto, 1970), giornalista ed esperto di comunicazione scritta, è autore di oltre venti libri, tra cui i romanzi L’eroe dei due mari (2010, vincitore di tre riconoscimenti nell’ambito della letteratura sportiva) e 13 sotto il lenzuolo (2012), entrambi pubblicati da Marsilio. Per Laurana Editore ha scritto Gli scorpioni (2022), Per diventare Eduardo (2024) e il memoir Limbo – La vita che torna da me.
