La Donna Più Ricca del Mondo, il film diretto da Thierry Klifa, segue la storia di Marianne Farrère (Isabelle Huppert), la donna più ricca del mondo, presentato fuori concorso al settantottesimo Festival del cinema di Cannes.
Liberamente ispirato alla vera storia dello scandalo che riguarda il rapporto tra Liliane Bettencourt, imprenditrice più ricca di Francia e erede del gruppo L’Oreal, con il fotografo e scrittore François-Marie Banier.
Bellissima, potente e ironica, vive circondata dal lusso ed è invidiata da tutti. Ma quando incontra Pierre-Alain, un affascinante scrittore e fotografo parigino, carismatico e ambiguo, con il talento di dire sempre la cosa giusta al momento giusto, tutto cambia radicalmente.
Il loro primo incontro, durante un servizio fotografico, si trasforma molto presto in un’amicizia intensa, affettuosa, a tratti scandalosa, che attira pettegolezzi e turba l’equilibrio della cerchia di Marianne.
Il personaggio di Marianne è alquanto particolare perché da una parte lo spettatore non condivide il suo legame con l’irritante artista Fantin, ma dall’altro enpatizza con il senso di malinconia della protagonista. Se quell’artista approfittatore è rivitalizzante per Marianne, allora lo spettatore deve in qualche modo farselo andare bene.
C’è un altro personaggio sui cui possiamo proiettare la nostra ammirazione, il maggiordomo Jérôme. Lui cerca sempre di proteggere la sua datrice di lavoro e dovrà scegliere se assisterla in questa difesa per Pierre-Alain, il quale non è per niente simpatico a Jérôme, oppure prendere le parti della figlia e porre fine a questa storia.
La figlia della donna, ereditiera diffidente e maniaca del controllo, osserva con inquietudine la complicità tra sua madre e quest’uomo brillante e affamato di denaro.
Quando Marianne inizia a fare donazioni milionarie a Pierre-Alain, il sospetto si trasforma in ossessione.
Determinata a scoprire la verità, la giovane donna si addentra in un labirinto di segreti familiari, lotte di potere e scandali politici che risalgono fino a un ex presidente. In questa storia, ogni personaggio ha qualcosa da nascondere. Tra amore, interesse e manipolazione, si gioca una partita sottile in cui la verità non è mai dove sembra.

Marianne Farrère è una ricca donna miliardaria e rischia di far crollare il suo impero quando fa la conoscenza dello stravagante artista, Pierre-Alain Fantin, il quale approfitta della simpatia della signora Farrère per finanziare i suoi progetti e arricchirsi.
La mutazione inizia con piccole richieste, come quella in cui il fotografo chiede a Marianne di mettersi la camicia e cambiare i pantaloni. Poi mette a fuoco prevaricazioni sempre più insistenti, mostrati in modo graduale ma decisamente efficace. Non c’è l’ostentata ricchezza dei grattacieli e dei viaggi in aereo di Succession, ma dalla serie il film riprende la cattiveria, il cinismo, e la precisa caratterizzazione dei personaggi con le loro zone d’ombre. Il buio nella mente prende così forma in un film incalzante e spietato che non cerca di sorprendere ma riportare sullo schermo l’effetto di uno scandalo che ha scosso l’opinione pubblica Missione compiuta.
Elementi di interesse del film sono senz’altro la scenografia e i costumi. Il primo perché immerge lo spettatore in un mondo fatto di sfarzo e benessere che persone comuni possono solo sognare. Basta ammirare le tavolate divinamente addobbate e piene di varietà di alimenti. Oppure la maestosità dei possedimenti della famiglia Farrère, in particolare quando vanno in vacanza per distrarsi dalla routine del lavoro aziendale. Il secondo elemento lo definiamo soprattutto guardando Marianne. L’imprenditrice dà sfoggio del suo guardaroba indossando molti look e anche alquanto numerosi, in modo tale da far passare il messaggio che non ha mai uno stile unico.
La donna più ricca del mondo ci dà un’idea sul valore dei soldi e come essi non facciano per forza la felicità.
Marianne ha tutto: potere, intelligenza e bellezza. Vive in una lussuosa abitazione assieme al marito e al fedele maggiordomo, presenza apparentemente nascosta ma poi decisiva. L’arrivo di Pierre-Alain Fantin, scrittore e fotografo che ha incontrato per un servizio per la copertina del Selfish Magazine, le cambia completamente la vita. I due diventano amici e sempre più intimi anche se l’uomo è gay. La loro relazione sconcerta il suo entourage; con loro la guerra è appena cominciata.
Il film ha ottenuto sei candidature ai premi César, vincendo quello per il miglior attore assegnato individualmente a Laurent Lafitte nei panni di Pierre-Alain Fantin.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
