Massimiliano Gallo esordisce alla regia cinematografica recuperando un episodio della vita di Eduardo: il teatro e la bellezza ci salveranno
La salita è il primo film diretto da Massimiliano Gallo. Nel suo esordio dietro la macchina da presa, l’attore, diventato celebre soprattutto grazie alle sue interpretazioni televisive in Imma Tataranni – Sostituto procuratore e Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso, punta l’obiettivo sulle suggestioni e sulla potenza del teatro. E quindi, quasi inevitabilmente, su Eduardo De Filippo.
La vicenda, ispirata a fatti realmente accaduti, si svolge nel 1983: nell’istituto penale minorile maschile di Nisida arriva un gruppo di detenute adulte, che hanno dovuto lasciare momentaneamente il carcere di Pozzuoli a causa del bradisismo che l’ha reso inagibile. La convivenza è faticosa per via del poco spazio e della necessità di tenere separati i ragazzi e le donne. Per ristabilire l’ordine e allentare la tensione, si decide di dare seguito al progetto di un laboratorio teatrale, proposto tempo addietro da Eduardo De Filippo.
Gallo, che ha recentemente interpretato tre fiction Rai tratte da celebri opere di Eduardo, e che al grande drammaturgo napoletano ha dedicato anche un recital teatrale, in La salita, più che alla produzione artistica di De Filippo si dedica al suo impegno sociale. Nominato senatore a vita, Eduardo in età avanzata si spese tantissimo per favorire il reinserimento dei minori che hanno commesso reati. Il laboratorio teatrale a Nisida è un episodio davvero eloquente della vita di Eduardo, perché connette il suo slancio politico al teatro, a cui viene attribuito un ruolo salvifico, di redenzione.
Massimiliano Gallo raccoglie questo spunto narrando la storia dei detenuti e delle detenute in uno stile classico (teatrale, verrebbe da dire), con toni lontanissimi da certo attuale “gomorrismo”. Originale il rapporto tra il protagonista, il giovane detenuto Emanuele (Alfredo Francesco Cossu), e Beatrice (Roberta Caronia), esponente della malavita organizzata dal fascino oscuro: inizialmente sembra una scontata storia d’amore ma invece evolve in una relazione controversa e sfaccettata.
Eduardo è interpretato da Mariano Rigillo (misurato e credibile, anche se in certi sorrisi ammiccanti ricorda Antonio de Curtis), Carlo Croccolo da Maurizio Casagrande (figlio dell’attore “eduardiano” Antonio) e lo stesso Gallo si ritaglia un piccolo ma significativo ruolo nel finale. Ma a reggere il peso attoriale del film è soprattutto chi interpreta i detenuti e le detenute.
La salita è un film potente e poetico, politico e sognante. Un inno di bellezza e di speranza, che non nasconde i mali del mondo ma non esclude la possibilità di redenzione. Per certe panoramiche dei luoghi e per la colonna sonora “spaccacuore” di Enzo Avitabile, è un’opera che dà il suo meglio se vista al cinema.

Giuliano Pavone (Taranto, 1970), giornalista ed esperto di comunicazione scritta, è autore di oltre venti libri, tra cui i romanzi L’eroe dei due mari (2010, vincitore di tre riconoscimenti nell’ambito della letteratura sportiva) e 13 sotto il lenzuolo (2012), entrambi pubblicati da Marsilio. Per Laurana Editore ha scritto Gli scorpioni (2022), Per diventare Eduardo (2024) e il memoir Limbo – La vita che torna da me.
