Teatro. Musica. Arte
Cammino per Milano in questo aprile che sa di rinascita e di ferite aperte. C’è un bisogno urgente di “stare”, di riunirsi attorno a un fuoco, che non è più quello della sopravvivenza, ma quello dell’anima. La cultura, dal latino colere, non è che “coltivare”: il terreno dell’umano, il campo dove, nonostante la gramigna dell’odio, decidiamo di far germogliare ancora la luce.
In questo tempo in cui il fragore delle bombe sembra voler coprire il respiro del mondo, la musica e l’arte sono l’unico argine. Non è un’evasione, è una resistenza. La musica può salvare dalla guerra? Puo’portare la pace ? Forse non ferma le mani di chi impugna un’arma, ma cura il cuore di chi resta. Crea uno spazio sacro dove l’altro non è più un nemico, ma un volto. La sinfonia dei fantasmi: Martone , Musella e Iaia Forte .
Al Teatro Franco Parenti, Mario Martone ci spalanca le porte di una “camera d’ascolto” che è, al contempo, un campo di battaglia affettiva. Qui incontriamo Lino Musella, folgorante e caustico nel suo abito di scena — canottiera e pantaloncini — come un Prospero decadente che abita il naufragio della propria vita.
Il testo, figlio della scrittura colta e profondamente politica di Fabrizia Ramondino, trasforma il palco in un set dove il dolore diventa partitura.


Musella dialoga con strumenti che sono persone: la madre è un violino instabile, la moglie una viola anaffettiva, la figlia un violoncello che sfarfalleggia, l’amico un contrabbasso su cui poggiare i propri fallimenti. È un teatro che non “recita” la vita, ma la squarta per trovarvi dentro la musica. «Perché abbiamo bisogno di accordare i nostri fantasmi prima che facciano troppo rumore?» si chiede. Martone, complice storico della Ramondino, ci ricorda che anche quando l’anima è a pezzi, l’arte è l’unica colla in grado di tenerci ancora in piedi.

Il cuore di carta e sangue d’inchiostro: Olivia Sellerio al Blue Note Entrare al Blue Note per ascoltare Olivia Sellerio è come cercare rifugio in un’isola che galleggia tra la Sicilia e l’altrove. Olivia, nata e cresciuta tra i libri, porta sul palco il suo Zara Zabara: una voce che è una matrioska, capace di contenere il melos siciliano, la polvere d’Africa e il battito del jazz. Ascoltare le sue canzoni – quelle scritte per il mondo di Montalbano – è un rito di resistenza. «Olivia, la musica può salvare?» le chiedo dopo il live. Scrivimi una mail mi dice lei , e iniziamo un dialogo .
La invito al festival a veglia teatro del baratto a Manciano di cui sono la direttrice artistica che si svolge nelle case della maremma. adoro i Teatri domestici . E sorride, mentre intorno le corde del violoncello e il respiro della fisarmonica ancora vibrano. La musica non è un’evasione, è una spola. Unisce le sponde, racconta l’amore, la partenza, la denuncia e l’accoglienza. Chi canta storie di umanità sta dicendo un ‘no’ ostinato alla distruzione. Stiamo celebrando la vita, in un tempo che vorrebbe farci credere che la morte sia l’unica notizia

Il grido della terra e le voci della montagna : Yuval Avital ai Bagni Misteriosi
Ai Bagni Misteriosi , il respiro dell’arte diventa collettivo con MOUNTAIN ECHOES di Yuval Avital. Le tre grandi sculture sonore antropomorfe, che hanno già attraversato i passi e le valli della Valtellina, si ricongiungono qui in un abbraccio di pietra e suono. Non sono solo opere: sono un approccio antropologico alla ferita. Accompagnate dalla mostra multimediale che documenta il making of del progetto, queste “Montagne Umane” ci ricordano che il territorio non è fatto di confini, ma di voci che si intrecciano. Ascoltare il suono che emana da queste sculture significa ascoltare il battito di una terra che, nonostante tutto, rifiuta di restare in silenzio.

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La cultura è la nostra ultima trincea. Non è un privilegio per pochi, ma la terra che dobbiamo continuare a zappare ogni giorno, con le mani sporche di vita, per non lasciar crescere il deserto dell’indifferenza. La pace non è l’assenza di conflitto, ma la presenza di una cura costante verso l’altro.
“ Vedi “ mi sussurra un amico guardando le luci che si riflettono sull’acqua dei Bagni Misteriosi, «finché ci sarà qualcuno disposto a cantare, e qualcuno disposto ad ascoltare, la guerra non avrà vinto del tutto. L’arte è il ponte che scavalca ogni muro, il filo che ricuce il tessuto strappato del mondo.»
Che sia questo il nostro impegno di primavera: coltivare la bellezza come atto di pace, affinché il rumore delle armi, alla fine, possa essere sommerso dal canto corale dell’umanità. E con questo anche il riprendo a seminare i miei Orti Insorti . Per portare semi di parole . Prossima serata sarà a Potassa , in provincia di Grosseto il 18 Aprile
