A cena con il Dittatore, di Manuel Gómez Pereira prende spunto a piene mani dalla tradizionale commedia grottesca spagnola, humor nero puro.
Mentre la guerra civile spagnola (1936–1939), che causò circa 350 mila vittime, aprì la strada alla lunga dittatura di Francisco Franco, durata fino al 1975 è ancora oggi presente nella memoria collettiva del Paese.
Volgendo al termine, il generalissimo Franco si inventa di organizzare una cena nel più importante albergo di Madrid diventato un ospedale, per sé e i suoi generali e il giovane tenente Medina deve farsi carico che tutto funzioni alla perfezione.
Inoltre i migliori cuochi sono incarcerati perché di sinistra, le materie prime non si trovano se non al mercato nero, che naturalmente i franchisti non ammettono che esista, e il concierge sembra nascondere qualcosa.
Si ride dei potenti e si ride dei poveracci, senza esclusione di colpi, in un clima frizzante che alleggerisce il tragico contesto socio-politico.
A cena con il dittatore è una commedia piacevole scritta con intelligenza e messa in scena con misura, capace di muoversi con disinvoltura tra registro satirico e tensione drammatica.
Tratto dalla commedia teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso de Santos, adattata dal regista con Joaquín Oristrell e Yolanda García Serrano, il film non si fa problemi a mettere in ridicolo l’uomo in divisa e ciò che rappresenta, ma al contempo non si fa nessuno scrupolo a mostrare un fascista che uccide a sangue freddo chi gli si mette contro.
Una commedia grottesca ambientata ai tempi del franchismo in cui si ride dei potenti e dei poveracci senza esclusione di colpi. Una fuga per la vittoria in cucina.
Madrid, 1939. Sono trascorse appena due settimane dalla fine della Guerra Civile e il generale Franco ordina di organizzare una cena celebrativa presso l’ex lussuoso Hotel Palace, ora in funzione come ospedale di fortuna. Il giovane tenente Santiago Medina (Mario Casas) e al rigoroso maître dell’hotel, Genaro Palazón (Alberto San Juan), sono i responsabili dell’evento, ma il tempo è poco e i preparativi molti e davvero complessi. Tanto per cominciare l’intera brigata di cucina si trova in carcere perché tutti “rossi” e repubblicani. Trovare in giornata altri chef a piede libero? Impossibile, dato che “tutti i migliori chef di Madrid sono di sinistra”.
Medina e Genaro ottengono il temporaneo rilascio della brigata proprio qualche istante prima della fucilazione; tra loro, l’infermiera María (Nora Hernández) che riesce a far inserire anche il compagno Ángel (Oscar Lasarte), presentato come sommelier.Quando il cuoco Antón (Antonio Resines) si rifiuta di cucinare per Franco, viene ucciso dal falangista Alonso (Asier Etxeandia), uomo violento e instabile e al suo posto viene liberata Juana (Elvira Mínguez), cuoca esperta e militante della CNT (confederazione di sindacati anarchici spagnoli).
Mentre i preparativi procedono, Alonso semina il terrore nell’hotel con le sue ossessioni e tenta di abusare di María, che riesce a salvarsi con uno stratagemma. In cucina, intanto, i cuochi preparano non solo il menù della serata, ma anche un piano di fuga, cercando di coinvolgere lo stesso Genaro, sempre più combattuto.
Tra sospetti, tradimenti e gesti estremi, come un tentativo di avvelenamento sventato all’ultimo momento, la cena si trasforma in un pericoloso equilibrio tra obbedienza e resistenza. I patti sono chiari, un giorno di libertà per preparare un banchetto da Re. I preparativi sembrano procedere senza intoppi, ma i cuochi vogliono approfittare dell’occasione per salvarsi la pelle e ideare un rischioso piano di fuga.
Si susseguono scene dinamiche, persino slapstick, alternate con confronti pacati.
“Nella Spagna di Franco non c’è spazio per quelli come me”, dice sconsolato uno dei protagonisti in una battuta che sintetizza alla perfezione il cuore tematico del film.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
