
PABLO PICASSO (1937)
Museo nazionale delle Arti “Reina Sofia”
Madrid
Pablo Diego José Francisco de Paula, Juan Nepomuceno, Maria de los Remedios, Cipriano de la Santissima Trinidad, Martyr Patricio Clito Ruiz y Picasso nasce a Malaga il 25 ottobre 1881.
Suo padre, pittore e insegnante di disegno, lo forma fin da piccolo all’arte, ne valorizza l’innato talento artistico attraverso una formazione accademica classica.
Si racconta che una delle sue prime parole fu “piz” abbreviazione di “làpiz” matita perché fin da bambino voleva già disegnare.
La madre era argentina, ma di origini genovesi, pare infatti che avesse i nonni di Avegno, un piccolo paese in provincia di Genova quindi nell’artista scorre anche sangue italiano.
A soli otto anni Pablo realizza il suo primo olio su tela, “El Picador amarillo” e nel 1895, a soli 14 anni, viene allestita la sua prima mostra.
La morte per suicidio di un suo carissimo amico segna profondamente i suoi vent’anni e i suoi successivi periodi artistici; dopo l’avvenimento tragico infatti inizia il Periodo blu dal 1901 al 1904 con opere scure, cupe, tonalità fredde, temi difficili quali solitudine, emarginazione e povertà.
Dal 1904 al 1906 l’artista si apre al Periodo rosa con colori caldi e tematiche artistiche e racconti circensi.
Nel 1911 scompare misteriosamente dal Louvre il capolavoro di Leonardo “La Gioconda,” e tra i sospettati del furto troviamo lo stesso Picasso con il poeta Apollinaire. Vengono arrestati poi rilasciati subito per mancanza di prove.
Si sposa due volte, ha quattro figli da tre donne diverse, il suo rapporto con le donne nonostante la sua enorme energia seduttiva, non è mai stato felice, ma piuttosto tragico e doloroso, alcune delle sue amanti muoiono precocemente e violentemente e dopo la rottura con l’artista alcune sprofondano in una forte depressione che le porta perfino al suicidio.
Di lui si sa che ama le passioni forti, la bellezza rude della corrida, la delicatezza del flamenco andaluso ; i suoi soggetti preferiti e ricorrenti nelle opere oltre le donne sono il toro, i toreri e i picadores.
Non è stato solo pittore, ma artista poliedrico perché scrisse oltre trecento poesie. E’ noto inoltre come scultore e ceramista, scrittore e drammaturgo.
Estremamente prolifico, lavora su oltre 150 mila opere tra dipinti, incisioni, disegni, stampe, sculture e ceramiche.
Insieme a George Braque dà vita ad un movimento rivoluzionario per la pittura che rappresenta la realtà scomposta in forme geometriche essenziali, e prende il nome di CUBISMO.
Si crea la corrente pittorica che diviene il simbolo dell’arte moderna, attraverso immagini potenti che frantumano le regole della pittura classica, reinventa un nuovo modo di fare pittura, geometrico essenziale, asciutto e tragico nell’osservazione del mondo reale.
Nel 1937 gli aerei tedeschi, alleati del generalissimo Francisco Franco, bombardano la cittadina basca di Guernica, la tragedia provoca centinaia di vittime, viene immortalata da Picasso nel capolavoro a olio di grandi dimensioni che resta il simbolo del rifiuto della guerra, della denuncia degli orrori che i conflitti provocano all’umanità e della difesa dei diritti dell’uomo.
Alcuni anni dopo quando il pittore incontra a Parigi l’ambasciatore tedesco che gli domanda se era stato lui l’autore di quell’orrore, riferendosi al Guernica, Picasso risponde:
“Ambasciatore, è tutta solo opera vostra…”
Il Guernica è uno dei dipinti più potenti della Storia dell’arte, nell’opera l’artistadenuncia in modo potente la guerra come elemento negativo di distruzione e morte.
L’opera viene realizzata per l’EXPO di Parigi del 1937, è dipinta in bianco, nero e grigio per ricalcare, con l’assenza di colore, il dramma della morte di inermi e della violenza inutile e feroce della guerra.
La scena è frammentata come scelta tipica del linguaggio cubista.
Possiamo osservare:
- il toro simbolo della Spagna,
- un cavallo ferito, trafitto che grida per il dolore come urla il popolo inerme distrutto dalla guerra
- la madre col figlio morto come in una antica scena di Pietà
- la lampadina simile all’ occhio che vede l’orrore e lo denuncia
- una casa che brucia per il bombardamento violento
- il soldato a terra con un piccolo fiore a testimonianza di una sconfitta, ma anche della resistenza verso una rinascita.
Non è solo un dipinto che racconta un avvenimento della storia ma è un grido, una denuncia contro gli orrori delle guerre, racconta il dolore disperato dell’uomo, è un memento per la memoria della storia perché ci dice gridando che la guerra fa solo vittime e non c’è mai nessun vero vincitore.
Picasso muore a 91 anni a Mougins in Costa azzurra per un edema polmonare acuto.
Per comprendere meglio lo spirito con cui è stato creato questo grande dipinto ricordiamo una frase di Picasso relativamente alla funzione politica della pittura:
“La pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. E’ uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico”
