Quanto è importante la prevenzione e l’organizzazione in tema di genitorialità? Significa sicuramente conoscere i propri diritti, ma soprattutto i servizi e sapersi orientare nel territorio in cui si vive. Per questo penso sia importante creare una mappatura e fare rete tra i servizi, ponendo le basi di una sinergia tra sistema socio-sanitario, politiche sociali e servizi educativi. Quanto potrebbe essere utile a chi si avvia a diventare famiglia? L’obiettivo di Famille, la nuova piattaforma online per la genitorialità con base Milano, è fare da ponte tra pubblico e privato sociale. Un hub molto utile che mette insieme varie competenze, ma soprattutto lavora con passione e cuore. Abbiamo pertanto deciso di approfondire insieme a Letizia Cirillo, co-founder di Mykes, l’impresa sociale che ha sviluppato la piattaforma Famille.
Come nasce l’idea di Famille e quanto è stato difficile realizzarla?
Famille nasce dall’incontro tra percorsi diversi.
Io per oltre dieci anni sono stata giudice al Tribunale per i minorenni, lavorando in particolare nei procedimenti civili di protezione. In quell’esperienza ho incontrato molte famiglie nei momenti di maggiore difficoltà. Da lì è nata una convinzione molto forte: il sistema interviene spesso quando il problema è già emerso, mentre c’è poco investimento sull’accompagnamento prima.
A questo sguardo giuridico sui diritti si è affiancato quello delle politiche pubbliche urbane e dell’innovazione sociale. Dall’incontro di questi mondi è nata Mykes, e con essa Famille. La nostra organizzazione Mykes ha un nome che deriva dalla parola di origine greca micelio, la rete sotterranea delle radici che collega gli alberi della foresta. L’ambizione è infatti quella di connettere più mondi disciplinari, collegare le famiglie ai servizi e i servizi alle famiglie e inoltre in uno step successivo di sviluppo quella di connettere i genitori tra di loro: sia le famiglie con bisogni similari che le famiglie con bisogni complementari.
Siamo un team multidisciplinare, perché occuparsi di genitorialità non riguarda mai una sola competenza. Mettiamo insieme competenze giuridiche, di innovazione sociale e di politiche pubbliche, insieme a quelle legate all’accompagnamento delle famiglie — in ambito psicologico, pedagogico e sociosanitario — oltre a competenze organizzative e digitali.
La difficoltà principale non è stata tanto progettare uno strumento, quanto tenere insieme questi livelli e tradurli in qualcosa di semplice e utile per le famiglie.
È una forma di atlante per genitori: come sono cambiate le esigenze?
Le esigenze non sono cambiate tanto nei contenuti, quanto nel modo in cui si presentano.
Oggi i genitori hanno accesso a molte informazioni, ma spesso sono frammentate, non verificate o difficili da tradurre in azioni concrete.
Il bisogno non è solo informativo, ma di orientamento: capire cosa fare, quando, e a chi rivolgersi.
In questo senso Famille non è solo un atlante, ma uno strumento che aiuta a orientarsi e a ridurre il carico mentale legato alla genitorialità.
Cosa manca per la genitorialità oggi in una città come Milano?
Milano ha molti servizi, ma spesso manca la capacità di renderli accessibili in modo semplice e continuo.
Quello che osserviamo è una forma di disuguaglianza meno visibile ma molto concreta: la disuguaglianza informativa.
Non tutte le famiglie hanno gli stessi strumenti per capire cosa esiste e come attivarlo.
Serve lavorare non solo sull’offerta, ma su come questa viene resa leggibile, integrata e accompagnata nel tempo.
Quanto un diverso approccio alla divisione del lavoro di cura potrebbe aiutare le famiglie e le donne?
È un tema centrale. Oggi il lavoro di cura resta ancora fortemente sbilanciato sulle donne, con effetti concreti su
lavoro, reddito e benessere.
Un approccio diverso richiede sia un cambiamento culturale sia condizioni concrete: congedi più equi, servizi accessibili, organizzazioni del lavoro più flessibili.
Allo stesso tempo, la condivisione della cura si costruisce anche nella quotidianità delle relazioni, non solo attraverso le norme.
Quanta importanza hanno i primi 1000 giorni di vita di un bambino?
I primi 1000 giorni sono una fase decisiva per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini.
Ma sono anche un periodo molto delicato per gli adulti, che attraversano una trasformazione profonda.
È un momento in cui le famiglie sono più aperte al supporto, ma anche più esposte alla fatica e alla solitudine.
Per questo investire in questa fase ha un impatto molto alto, sia a livello individuale che sociale.
Quanto è importante sapersi orientare tra servizi e opportunità?
È fondamentale. Non è solo una questione organizzativa, ma di accesso reale ai diritti.
Molte opportunità esistono, ma se non si conoscono o non si capisce come attivarle, restano inutilizzate.
L’orientamento è ciò che trasforma un servizio da potenziale a concreto.
Servirebbe accompagnamento anche dopo: quali priorità?
Sì, e sempre di più. Dopo i primi anni emergono altri bisogni: conciliazione lavoro-famiglia, scuola, relazioni educative, gestione del tempo.
Le priorità sono continuità e integrazione: evitare che le famiglie si trovino ogni volta a ricominciare da capo nel cercare supporto.
Serve pensare a percorsi che accompagnino nel tempo, non solo a interventi puntuali.
Come sono cambiati i ruoli genitoriali oggi?
Oggi vediamo una maggiore consapevolezza e un desiderio più forte di condivisione.
Sempre più padri vogliono essere presenti e partecipi nella cura quotidiana.
Allo stesso tempo, però, le pratiche restano spesso ancora sbilanciate.
C’è quindi uno scarto tra il modello desiderato e quello reale, che richiede tempo e condizioni per essere colmato.
Quanto politiche come i congedi paritari possono aiutare?
Possono avere un impatto molto significativo.
Quando il tempo di cura è riconosciuto e reso possibile per entrambi i genitori, cambia non solo l’organizzazione familiare, ma anche la percezione sociale dei ruoli.
Le esperienze di altri Paesi lo dimostrano chiaramente.
In Italia siamo ancora in una fase intermedia, ma è una direzione importante.
Dal forum al chatbot: cosa cambia?
Cambia il modo di accedere alle informazioni.
I forum erano spazi di confronto tra pari, utili ma spesso disordinati e poco verificati.
Gli strumenti digitali oggi permettono di offrire informazioni più strutturate e personalizzate.
La sfida è tenere insieme entrambe le dimensioni: affidabilità e relazione.
Caregiver familiari: quali soluzioni?
È un tema cruciale, che riguarda ancora in larga parte le donne.
La cura dei familiari non autosufficienti ha un impatto molto forte sulla vita lavorativa e personale.
Servono politiche più strutturate, ma anche un cambiamento culturale che riconosca la cura come responsabilità condivisa.
È un ambito in cui il tema della genitorialità si allarga e si intreccia con quello più ampio del welfare della cura.
