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    Home»Donna e lavoro»Donne e arte»CINQUE MINUTI PER L’ARTE : JAN van EYCK
    Donne e arte

    CINQUE MINUTI PER L’ARTE : JAN van EYCK

    Maria Cristina Paselli lifecoachBy Maria Cristina Paselli lifecoach30/03/2026Updated:30/03/20261 commento4 Mins Read
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    Volto di Cristo (37x 50)
    Olio su tavola di quercia
    1438/1439
         YAN van EYCK e/o Bottega
              Alte Pinakothek Monaco

    Jan van Eyck nasce, forse, a Maaseik (Maastricht) in Belgio nel 1390 e muore a 51 anni, nel 1441, lo sappiamo dai documenti relativi al suo funerale tenuto nella cattedrale di Bruges.

    E’ un pittore fiammingo, considerato dalla storia dell’arte uno dei massimi esponenti del Rinascimento pittorico nelle Fiandre.

    Lavorava come diplomatico personale presso la corte di Filippo III°, detto “il Buono”, duca di Borgogna, dove svolgeva compiti legati alla persona del duca per missioni diplomatiche all’estero, tra cui le trattative per il matrimonio dello stesso duca Filippo con Isabella di Portogallo.

    Della sua vita si sa molto poco, pare sia stato iniziato alla pittura dal fratello maggiore Hubert e di Jan si ha notizia solo quando comincia a lavorare ad Aja attorno al 1422 come mastro pittore con tanto di bottega e assistenti.

    Il dipinto “Volto di Cristo” è di attribuzione incerta, potrebbe essere frutto di una collaborazione tra l’artista e i ragazzi della sua bottega, comunque certamente è stato pensato per una devozione privata.

    L’opera si colloca tra reale e trascendente per la spiritualità trasmessa dall’immagine tanto realista da essere fotografica, ma altrettanto spirituale.

    Entrando nella casa del devoto assume un aspetto intimo, confidenziale, prossimo e significativo per chi guarda.

    Molte delle opere di Van Eyck finiscono con la scritta “Als ich can” ovvero “Come posso” uno strano gioco di parole che contiene il suo nome e ne definisce l’identità artistica.

    Nei suoi dipinti è sempre presente il concetto di divino che si avvicina all’uomo, convivendone la quotidianità e ascoltandone i pensieri.

    Se osserviamo l’opera vediamo:

    *Lo sguardo del Cristo è come una presenza viva che accompagna e ascolta lo spettatore, in una struttura rigorosamente frontale.

    *L’effetto pittorico è tale per cui, da qualunque parte lo si guardi, l’occhio del Cristo ci segue.

    *Il volto del Maestro non è simmetrico, a testimonianza di una non perfezione quindi della sua       voluta umanità.

    *La luce potente non nasce da fonti esterne, ma proviene dall’interno, dalla stessa immagine di Cristo, bagliore illuminante nel dipinto e destinata all’uomo.

    *I capelli e la barba sono ordinati perché il pittore attribuisce al Messia la creazione dell’armonia del cosmo.

    *La bocca è chiusa perché Cristo non ha necessità di parole per comunicare con l’uomo, Cristo è logos (parola) per cui la voce deve tacere perché è in meditazione interiore.

    *Non v’è paesaggio o sfondo perchè non vi deve essere alcuna distrazione: siamo lontani dallo spazio e dal tempo, la luce forte -intensa – emerge solo dallo scuro, il Cristo è in ascolto e non giudicante, ma attento a chi si rivolge a lui.

    Contrariamente ad altri artisti, Van Eyck non ci mostra la Passione cruenta ma un Cristo eterno e fuori dalla dimensione temporale, un Maestro illuminante, un volto santo, un’immagine (forse) miracolosa, come se non fosse stata dipinta da mano umana.

    Alcuni pensano che ci sia l’intenzione dell’artista di collegarsi ad opere di valenza profondamente religiosa dette “acheropite” ovvero opere sacre non create da mano d’uomo (sindone?).

    Questo Maestro è in ascolto, illumina ed ispira la vita di chi lo osserva, è calmo e diretto nel rapporto con l’uomo che lo interpella, che lo prega e lui gli è vicino.

    L’iscrizione latina “Primus et novissimus” sembra un piccolo dettaglio, ma in realtà ha grande valore: significa Il Primo e l’Ultimo, l’Alfa e l’Omega, come cita il Libro dell’Apocalisse, quindi l’“inizio e la Fine” di ogni cosa o “Il Tutto in Eterno”.

    La scritta “Via, Veritas e Vita” è tratta dal Vangelo secondo Giovanni (14,6) e indica che l’unica strada che l’uomo può percorrere è quella verso Dio, verità assoluta e unica vera vita.

    Anche attraverso l’arte di Jan van Eyck e al di là delle credenze religiose o dall’assenza di fede sarebbe importante riflettere su questi concetti e sulla realtà che il nostro tempo sulla terra ha limiti precisi, non per deprimersi, ma per vivere ogni attimo della nostra esistenza con pienezza, amore e consapevolezza.

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    Maria Cristina Paselli lifecoach
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    Specializzata in Scienze d’Azienda, Gestione di Risorse Umane, lavora da tempo nei settori dell’Alta Formazione per Manager, nel Coaching, nella Comunicazione Positiva, Marketing, Creazione di Team Leader, Immagine Personale, Leadership Aziendale e nella Selezione di Personale Hight Level. Collabora con Province e Regioni per Corsi di Avvio e Formazione all’ Imprenditoria . Consulente di Aziende Private ed Enti Pubblici per Attività di Organizzazione, Management, Aggiornamento professionale, Progettazione, Formazione sul Lavoro ed Orientamento. Ha pubblicato testi sulla Formazione, l’Inserimento e il Ricollocamento di donne, adolescenti difficili, adulti e categorie ritenute socialmente deboli. Ha realizzato la sceneggiatura di Performance teatrali al termine di Corsi di Autostima. Ha progettato e diretto Programmi di Prevenzione e Mantenimento del Benessere Psicofisico in Centri di Cura, collaborando con specialisti e terapisti orientali, sia in Veneto che in Toscana.

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    1 commento

    1. Izza on 01/04/2026 02:49

      Cinque minuti per l’arte di Jan van Eyck su Dols, sintesi essenziale come sahur e buka puasa anti-ribet di Telkom University Jakarta.

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