Regia di Leonardo Malaguti
in tour e in proiezioni a richiesta
Non c’è un modo giusto per parlare di maternità, perché ne esistono mille e perché ciascuna di noi, madre o non madre (ma tutte siamo state e siamo figlie), ha un suo vissuto intimo e molto personale su questo tema universale e unico al tempo stesso.

Questo piccolo film documentario di nicchia dalla distribuzione a macchia di leopardo si propone di affrontare la questione mettendo totalmente da parte la mistica della maternità. Già l’inizio è anticonvenzionale perché introduce la giovane protagonista sdraiata sul lettino per la prima ecografia. Parla con la ginecologa prendendo coscienza della sua condizione senza sapere se porterà avanti o no la gravidanza. La conversazione è pacata, scevra da ogni angoscia e lontana da qualunque giudizio moralistico. Il primo passo è quello di capire che qualcosa sta cambiando dentro di te, qualcosa che esiste al di là di te e che si svilupperà. Se tu lo vorrai.

Lasciato lo studio la ragazza si dice che l’unico modo per sapere se sia o no pronta a diventare madre è quello di chiarire a se stessa che cosa sia davvero una madre e quanto questa eventualità possa farsi spazio dentro di lei. Si chiede quanto sia pronta a cambiare, ma vuole essere attiva e protagonista e non solo passiva.

Tutti gli incontri che si susseguono e che sono il corpo centrale del film sono belli e forti, tutti cercano di capire, tutti, forse è più giusto dire tutte perché sono le donne le grandi protagoniste, cercano di essere sincere e di ascoltare. Nessuno sovrasta, nessuno impone, nessuno ha formule buone per tutte le stagioni.

C’è la chat delle madri di una classe scolastica, ci sono le voci dei bambini che spiegano che cosa sia per loro una madre (e per alcuni non è molto diversa da una baby sitter), c’è la ministra Roccella, ci sono militanti femministe, c’è una suora laica che ha rinunciato ad avere figli ma è stata madre di molti bambini in difficoltà. E c’è anche una donna che ha voluto diventare madre prima di affrontare la transizione. Oggi è un uomo, ma continua a essere chiamata mamma dal figlio. Oggi più che mai essere madre può essere declinato anche in modi inaspettati.

Il film è vivace, sorprendente in alcune sequenze, molto libero. Sa essere scanzonato e ironico, anche di fronte a situazioni difficili, malattie, rifiuti della maternità e tanto altro.

La protagonista si muove lieve come una farfalla, districandosi fra i suoi dubbi e i pareri così compositi. La regia è ritmata e, sarà forse per i colori, per certi ambienti, a volte richiama alla mente le atmosfere di Almodóvar.
Un film perfetto per continuare la discussione dopo la visione.
Link al trailer del film
