Regia di Damien Dorsaz
con Devrim Lingnau, Olivia Ross, Guillaume Gallienne
Nelle sale
Perù, 1936. : Maria Reiche, giovane donna silenziosa e un po’ scontrosa, ha trovato rifugio a Lima, dall’originaria Dresda, in una Germania ormai in mano a Hitler. Ha una compagna francese e la loro relazione non è segreta, ma vissuta all’insegna della discrezione. Insofferente ai rituali mondani della comunità straniera, Maria non è appagata neppure dall’insegnamento: i suoi giovani allievi ascoltano distratti le sue lezioni di matematica. Finché il caso irrompe nella sua vita, decidendo il suo destino. Un archeologo ammirato dalla sua conoscenza delle lingue le chiede un aiuto per tradurre gli appunti di un collega tornato in Francia. Così Maria parte per il deserto di Nazca, dove sono in corso degli scavi.

Durante i sopralluoghi nella zona rimane colpita dalle misteriose, gigantesche linee tracciate nel terreno ghiaioso dagli antichi abitanti. Nessuno ci bada, nessuno si è mai chiesto di cosa si tratti, nessuno ha cercato di decifrarne un possibile significato, neppure il gruppo degli studiosi. Interessati solo ai reperti per rivenderli ai musei europei, anche loro sottovaluno quei segni nella terra che resistono da più di 1500 anni.

Maria no, Maria ne resta colpita e come seguendo un’illuminazione si intestardisce per scoprire se quelle linee e quelle figure gigantesche abbiano un significato.

Inascoltata, lascia Lima, anche se neppure la sua compagna riesce a capire i motivi di quelle ricerche osteggiate da tutti e si trasferisce nel deserto, vivendo in una tenda. Le linee diventano la sua ossessione.

La maggior parte del film segue in affascinanti panoramiche di un paesaggio unico le lunghe marce di Maria nel deserto, i suoi tentativi di decifrare le figure, le foto che scatta per poi ricostruire il puzzle dei misteriosi geroglifici.

Il territorio è bellissimo e unico, la solitudine testarda di Maria immersa nel passato e la tranquillità dei luoghi si oppone al disordine che a breve sconvolgerà il mondo. Il silenzio domina il film e le ricerche con scoperte che proseguono con lentezza e molta fatica.

Maria è per tutti la pazza, lo è per l’archeologo che non le dà retta, lo è per gli indios che la rispettano ma non la capiscono così lontana dagli altri occidentali e lo è soprattutto per i latifondisti del posto che vogliono avviare una piantagione di cotone proprio nella zona delle inspiegabili linee. Distruggendo per sempre quei reperti. Dobbiamo alla passione di Maria Reiche la sopravvivenza di quello che è oggi uno dei siti archeologici più famosi del mondo.

Film etnologico e ritratto di una donna fuori da ogni schema, dove talento e testardaggine si sono alleati per renderla la protagonista di una delle più belle scoperte archeologiche di tutto il Sudamerica. Non lasciò mai il Perù e morì nel suo deserto a 95 anni, nel 1998, continuando a studiare i costumi e le conoscenze delle popolazioni che abitavano quei luoghi.

Che bello quando un film riesce a raccontare con tanta delicatezza e bellezza una storia che merita di essere conosciuta.

