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    Home»Donna e lavoro»Donne e arte»CINQUE MINUTI PER L’ARTE. LA FORNARINA
    Donne e arte

    CINQUE MINUTI PER L’ARTE. LA FORNARINA

    Maria Cristina Paselli lifecoachBy Maria Cristina Paselli lifecoach15/03/2026Updated:15/03/2026Nessun commento7 Mins Read
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    RAFFAELLO SANZIO

    LA FORNARINA (87×63) Datazione dell’opera :1518/1520? Olio su tavola
    Gallerie Nazionali d’Arte ant Palazzo Barberini Roma

                                                              

    Raffaello figlio di Giovanni Santi, da cui Sanzio, nasce, il 6 aprile o il 28 marzo secondo le fonti diverse, nel 1483 a Urbino.

    La situazione storico politica, in quel momento, in Italia, era un insieme di potenze regionali dominate da alcune importanti signorie come gli Sforza a Milano, i Medici a Firenze, papa Giulio II° a Roma, gli Aragona con Ferdinando I a Napoli e Federico da Montefeltro, duca di Urbino, nella città natale appunto di Raffaello.

    L’artista perde precocemente i genitori, la madre a otto anni e il padre a undici.

    Già da molto piccolo inizia a lavorare come apprendista nella bottega di Pietro Vannucci conosciuto come il Perugino.

    Nel 1504, a 21 anni, si traferisce a Firenze dove studia grandi artisti come Leonardo e Michelangelo che ne influenzeranno parecchio lo stile. 

    Giulio II° vede in lui il genio e lo chiama a Roma commettendogli la decorazione delle Stanze Vaticane.

    I cronisti, come il Vasari, ci raccontano che alla base della sua genialità e della sua originale creatività c’era una forte e incontenibile pulsione dell’eros:

    ” Raffaello fu persona molto amorosa et affezionata alle donne e di continuo presto ai servigi loro: la qual cosa fu cagione che, continuando i diletti carnali, egli fu dagli amici rispettato e compiaciuto”

    Un grande seduttore quindi, ammirato dai suoi collaboratori, per le sue capacità di sedurre.

    Lo stesso artista, in un sonetto, dichiara di avere un incontenibile ardore tanto che:

    “Né mar né fiumi spegnar potrian quel foco”

    Si racconta, infatti, che un suo mecenate, il banchiere Agostino Chigi, ricchissimo finanziatore di papi e duchi, gli commise la decorazione di alcune stanze nel suo palazzo sul Tevere, ma l’impegno di Raffaello era discontinuo e lento a causa di un innamoramento totale e assoluto per una ragazza. Solo quando l’oggetto d’amore ovvero Margherita Luti “la Fornarina” viene accompagnata presso di lui, il suo ardore si quieta e così finalmente riesce a portare a termine la decorazione.

    Si racconta anche che Raffaello interrompeva l’opera quando Margherita si presentava perché era felice solo quando poteva trascorrere tempo con lei e non voleva perdere nemmeno un attimo della sua presenza.

    Alcuni parlano di Margherita come una cortigiana altri di una semplice popolana cresciuta nella bottega del padre fornaio a Trastevere, ma le notizie sono evanescenti e non sicure.

    Una frenetica vita sessuale, un caos quotidiano di abitudini, ancorché tipici di alcune forme di genialità, lo alternavano in notti di veglia e giorni appassionati di lavoro.

    Queste pratiche disordinate pare siano state le cause delle febbri forti e travolgenti originate da un’infezione acuta che, indebolendolo, a soli trentasette anni, ne hanno causato la morte, il 6 aprile 1520 a Roma.

    Gli furono vicini Giulio Romano e alcuni fedeli suoi allievi e con molte probabilità Margherita Luti, sua compagna, in quell’ultimo suo giorno di vita che cadeva di venerdì santo.

    La tradizione vuole che Margherita sia stata il grande vero amore di Raffaello, l’aveva incontrata e conosciuta a Trastevere proprio quando stava dipingendo gli affreschi di villa Chigi sul Tevere.

    Se osserviamo la tavola con attenzione possiamo notare alcuni significativi particolari:

    La. ragazza porta un bracciale con la firma dell’artista “Raphael Urbinas” a voler testimoniare la sua totale appartenenza artistica e non solo quella, al pittore.

    La modella non guarda lo spettatore, ma lo sguardo va oltre verso un punto indefinito come se fosse immersa nei propri pensieri e stesse vivendo un momento del tutto privato nella sua mente.

    Il suo viso è adorno di un ricco turbante di seta dorata e blu con una spilla preziosa con zaffiro, rubino e perla, secondo la moda del tempo.

    La perla poi è simbolo di un legame speciale e richiama il nome Margherita poiché in greco “margarites” significa appunto perla.

    Sullo sfondo si intravede una pianta di mirto che testimonia l’amore eterno, simbolo di Venere quindi il riferimento alla Dea ci fa capire che la modella è conosciuta e amata dal pittore. C’è poi un ramo di melo cotogno simbolo di fertilità e di buon auspicio.

    La modella è ritratta a mezzo busto e svestita, coperta solo da un drappo prima trasparente poi rosso in una posa classica, ma densa di erotismo.

    Ha lineamenti non perfetti, piuttosto marcati e irregolari.

    La pelle è vellutata, chiara, luminosa e trasparente, morbida e sensuale.

    Sicuramente l’opera era stata pensata dall’artista come ritratto che il pittore voleva tenere per sé o collocare in luogo lontano da sguardi indiscreti, per non suscitare scandalo.

    Si capisce che l’intento di Raffaello è superare la pittura di maniera che proponeva una posa studiata e teatrale per esaltare lo status della persona ritratta qui invece si dona risalto all’interiorità passionale della modella, alla sua carica seduttiva, la posa non è studiata, ma naturale come se la modella si muovesse con pudore, coprendosi una parte del seno e del pube. proprio nell’istante in cui il pittore la ritrae,

    Se lo guardiamo con attenzione vediamo che il dipinto trasmette un’enorme sensualità.

    La ragazza è ritratta in modo molto intimo, in una posa d’atmosfera privata che sembra dedicata solo all’amato che ne contempla la svelata bellezza.

    Il ritratto è molto diverso dagli altri del Maestro, qui Margherita vive in un’atmosfera  riservata, personale, come se la visione fosse destinata solo a lui, una specie di fotografia privata, seducente e provocante.

    Nel restauro avvenuto pochi anni fa si è scoperto che inizialmente Raffaello aveva dipinto un anello nuziale nella mano sinistra di Margherita quindi aveva dato ufficialità al legame tra loro due, l’anello è stato poi coperto con una successiva stesura di colore e non si sa con certezza perché sia stato eliminato.

     Quello che si pensa è che l’anello sia stato cancellato dal pittore stesso o dai suoi allievi perché essendo posto sul dito anulare della mano sinistra avrebbe significato un legame matrimoniale troppo compromettente per il pittore.

    Era infatti stato promesso a Maria Bibbiena nipote del Cardinal Bernardo Dovizi da Bibbiena e il legame appassionato con Margherita avrebbe creato notevoli problemi alla sua carriera artistica supportata necessariamente da committenti importanti e danarosi.

    Anche la posizione delle dita di Margherita è stata cambiata o per celare l’anello o per rendere il gesto più pudico.

    La scelta dell’artista cade quindi sull’idea di creare un’immagine universale di bellezza e d’amore e non un riferimento concreto al rapporto esistente tra i due amanti.

    Si sa che Raffaello ha conservato il quadro nel suo studio fino alla morte tenendolo per sé a lungo come noi oggi teniamo una foto della persona che amiamo sempre vicina quindi l’opera non pare nata da una committenza, ma dal desiderio del pittore di ritrarre il suo appassionato amore.

    Dopo la morte del pittore Margherita si ritirò in un convento, probabilmente in quello di Santa Apollonia a Roma, perché il suo nome compare proprio nei registri del monastero dove si annota che la signora Margherita Luti è una vedova che chiede ospitalità.

    Il dipinto rappresenta una delle storie d’amore più affascinanti del Rinascimento.

    Chi volesse rendere omaggio, con una visita, al grande pittore, lo può fare a Roma al Pantheon dove egli è sepolto.

    Significativo è l’epitaffio scritto da Pietro Bembo, l’umanista a testimonianza della grandezza dell’artista:

    “Qui giace Raffaello: quando era vivo la natura temeva di essere vinta;

    ora che è morto la natura teme di morire”

    raffaello sanzio
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    Maria Cristina Paselli lifecoach
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    Specializzata in Scienze d’Azienda, Gestione di Risorse Umane, lavora da tempo nei settori dell’Alta Formazione per Manager, nel Coaching, nella Comunicazione Positiva, Marketing, Creazione di Team Leader, Immagine Personale, Leadership Aziendale e nella Selezione di Personale Hight Level. Collabora con Province e Regioni per Corsi di Avvio e Formazione all’ Imprenditoria . Consulente di Aziende Private ed Enti Pubblici per Attività di Organizzazione, Management, Aggiornamento professionale, Progettazione, Formazione sul Lavoro ed Orientamento. Ha pubblicato testi sulla Formazione, l’Inserimento e il Ricollocamento di donne, adolescenti difficili, adulti e categorie ritenute socialmente deboli. Ha realizzato la sceneggiatura di Performance teatrali al termine di Corsi di Autostima. Ha progettato e diretto Programmi di Prevenzione e Mantenimento del Benessere Psicofisico in Centri di Cura, collaborando con specialisti e terapisti orientali, sia in Veneto che in Toscana.

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