L’Italia e le Istituzioni si sono mobilitate per la cosiddetta famiglia nel bosco, ma ci sono tanti casi concreti di rivittimizzazione secondaria nelle aule dei tribunali che attendono pieno riconoscimento e giustizia. A questi in pochi hanno dato attenzione e rilievo. Ricostruiamo i fatti e il cammino sin qui compiuto.
Ho perso il conto da quanti anni mi occupo di questi problemi, con i mezzi a mia disposizione ho parlato e diffuso il più possibile le conseguenze che patiscono le madri nei tribunali dopo aver denunciato violenza domestica. Poi dall’alto ci si lamenta che le donne non denunciano abbastanza. Il Comitato Madri Unite spiega perfettamente cosa accade dopo una denuncia e tutto il tortuoso percorso che sono costrette ad intraprendere.
No, non c’entra con i riflettori accesi sulla famiglia del bosco. Sono vite di madri e di figli sospesi per anni in attesa di giustizia. Sulle madri pendono pregiudizi e CTU che le dipingono come alienanti, malevole, ostative, poco collaboranti. Il tutto per aver fatto emergere violenza intrafamiliare e per aver scoperchiato il vaso di Pandora sulla violenza istituzionale. Oggi è il tempo delle azioni conseguenti alla Relazione della Commissione speciale sui femminicidi. Oggi questo accanimento sulle madri deve finire. E lo Stato non può ignorare questo appello.
Il Comitato Madri Unite contro la violenza Istituzionale, che rappresenta alcune delle donne le cui storie sono state riconosciute come casi esemplari di vittimizzazione secondaria nella Relazione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul femminicidio della precedente legislatura (relazione XXII bis n. 10 del 20 aprile 2022), ‘denuncia il collasso del sistema di tutela e la sistematica persecuzione giudiziaria delle madri protettive e dei loro figli minorenni’.
Con un comunicato stampa il Comitato si rivolge al ministro della Giustizia, per un accorato appello e una missiva ufficiale, perché eserciti i poteri ispettivi su casi che ancora oggi sono una manifestazione persistenza di vittimizzazione secondaria.
La legge sulla bigenitorialità
‘Il Comitato denuncia come l’attuale applicazione della legge 54/2006 sull’affido condiviso sia la radice delle storture odierne. Chiediamo una revisione urgente della Legge 54/2006,’ dichiarano le madri. ‘La bigenitorialità è stata trasformata da un presunto diritto del minore in un dogma obbligatorio applicato sempre e comunque a discapito dei bisogni e della tutela psicofisica dei bambini. Questo automatismo neutralizza la protezione di madri e figli, calpesta i diritti dei minori giustificando la loro permanenza in situazioni di rischio e alimentando continui ricorsi strumentali delle nostre controparti, spesso chiedendo che i nostri figli siano collocati nelle comunità per essere resettati e poi affidati a loro contro il volere dei bambini’.
Anni di limbo in attesa di sentenze definitive
‘A fronte della sistematica archiviazione delle denunce di violenza – pratica già costata all’Italia pesanti condanne dalla CEDU (sentenze Talpis, Landi, J.L.) – viene di conseguenza attivato il braccio penale contro le madri, tacciate di essere ostative e poco collaboranti, alienanti.
Molte madri dei 36 casi esemplari sono oggi indagate/imputate (o lo sono state) a titolo esemplificativo ma non esaustivo per: mancata esecuzione di provvedimenti del giudice (Art. 388 c.p.), sottrazione di minore (Art. 574 c.p.) e finanche per maltrattamenti (Art. 572 c.p.) il tutto per aver adempiuto al dovere di protezione dei figli dinanzi a decisioni ingiuste ed ingiustificate in fatto ed in diritto e il più delle volte revocate dal grado superiore di giudizio e/o già oggetto di varie archiviazioni (è prassi di certi padri presentare decine e decine di querele, spesso dallo stesso contenuto, anche a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, usando in modo strumentale e vessatorio il sistema giudiziario, intasandolo).
Tutto ciò accade anche a donne prese in carico dai Centri Antiviolenza (magari su invio da parte dei servizi sociali), oltre al danno la beffa. Diffamazione, usata come una sorta di bavaglio contro chi scoperchia il vaso di Pandora della malagiustizia descritta nella Relazione Parlamentare’.
Non errori isolati ma problema strutturale
Il Comitato afferma: ‘Non siamo dinanzi ad uno sporadico caso di errore giudiziario (comunque non riparato) ma ad una vera e propria sistematica persecuzione istituzionale contro le madri cosiddette coraggio.
Il Comitato, infine, denuncia il disprezzo sistematico nei loro casi della Riforma Cartabia che, per quanto criticabile per molti aspetti, tuttavia impone al giudice di procedere all’ascolto diretto del minore in ogni procedimento che lo riguardi, con particolare rigore nei casi in cui siano presenti allegazioni di violenza che devono essere vagliate (cosa che oggi molto spesso non avviene), al fine di scongiurare decisioni basate esclusivamente su consulenze tecniche che non tengano conto del vissuto e della volontà del minore stesso e/o che si basino su teorie pseudoscientifiche.
La giurisprudenza
Questa prassi avviene anche in totale spregio di oltre dieci anni di giurisprudenza della Suprema Corte: Cass. Civ. 7041/2013, 12957/2018, 13274/2019, 1474/2021, 13217/2021 e la storica 9691/2022, che hanno definito i prelievi coatti dei minori pratiche contrarie allo Stato di diritto e si sono espresse chiaramente contro l’uso di teorie ascientifiche (PAS, alienazione parentale, madre ostativa, simbiotica, malevola, poco collaborante, ecc) per eliminare di fatto la figura materna dalla vita dei figli’.
Andare oltre i casi studio
Le madri non sono più disposte a essere ‘casi studio’ per Commissioni Parlamentari mentre nei Tribunali vengono ancora e senza soluzione di continuità perseguitate come criminali per aver solo protetto i figli e in spregio a fatti e prove documentali’.
Chiedono ‘al Ministro della Giustizia un intervento ispettivo immediato, come predisposto per altri recenti casi di violenza istituzionale balzati alla cronaca, e l’attivazione dei suoi poteri ispettivi per verificare la corretta (o meno) applicazione dei principi stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità, degli obblighi della Convenzione di Istanbul (Art 31) e delle nuove norme della Riforma Cartabia in merito alla considerazione delle allegazioni di violenza e all’ascolto del minore e la eventuale sussistenza o meno di gravi e reiterate irregolarità nella gestione/trattazione dei procedimenti.
Chiedono alla Commissione bicamerale sul femminicidio, per quanto di competenza e nelle sue facoltà (Art 82 della Costituzione), di avviare una ulteriore indagine di aggiornamento circa lo stato di monitoraggio dei casi analizzati nella Relazione del 20 aprile 2022, indicando se siano state rilevate evoluzioni positive ovvero se persistano le criticità allora evidenziate o ne siano sorte di nuove; di valutare l’opportunità di acquisire nuovamente direttamente, nell’esercizio dei propri poteri istituzionali, i fascicoli relativi ai procedimenti oggetto della citata Relazione e/o di quelli successivamente instauratisi, al fine di verificarne l’evoluzione rispetto alla precedente acquisizione/analisi e consentire un esame indipendente delle situazioni segnalate’.
Un vulnus da riparare
Hanno ragione le madri che denunciano la violenza istituzionale e la vittimizzazione secondaria quando decidono di separarsi. Non c’è alcuna protezione nel caso si denunci violenza, o semplicemente ci si separi, che non ci saranno ricadute sui figli e allontanamenti forzosi nel nome della bigenitorialità. C’è un grande problema e non è solo Pas. Ci sono mille nuovi nomi e sintomatologie coniate ad hoc. Ci sono meccanismi che spesso e volentieri entrano in scena e distruggono le vite di mamme e figli.
Non ci sono tutele e per questo molte decidono di restare in situazioni tossiche e violente. Ecco spiegate le percentuali bassissime di denunce. C’è una differenza che è innegabile e che tuttora vede le donne patire le conseguenze di una parità troppo presto accolta come sufficiente garanzia. No, non siamo libere e pari, a certe condizioni siamo differenti e per questo isolate. Finché tutti gli ostacoli non verranno rimossi non saremo mai al sicuro da forme di controllo e potere patriarcale su noi e i nostri figli. Il nostro ordinamento con la legge 54 ha di fatto reso praticabile ogni abuso. Le donne lo sanno. È per questo che il femminismo non può restare a guardare. Chiamatelo come volete ma qui il problema è sempre più grave.
Il ruolo della Commissione parlamentare speciale
La Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere, ha svolto un’approfondita indagine sui casi di vittimizzazione secondaria avvenuti nei tribunali italiani, analizzando in particolare le criticità nelle separazioni giudiziali e nell’affidamento dei minori. Particolare attenzione dobbiamo dare alla legge 54/2006 sull’affido condiviso.
La relazione, presentata nella scorsa legislatura (la commissione era presieduta da Valeria Valente), ha esaminato la “violenza negata” e il fenomeno della vittimizzazione secondaria, ovvero quando le donne vittime di violenza vengono ulteriormente danneggiate dalle istituzioni che dovrebbero proteggerle.
Sono stati esaminati numerosi fascicoli per evidenziare come i tribunali spesso sottovalutino le denunce di violenza, tendendo a privilegiare il diritto alla bigenitorialità rispetto alla protezione della vittima e dei figli.
I casi studiati spesso coinvolgono l’antiscientifica teoria dell’Alienazione Parentale (PAS), usata per screditare le madri che denunciano violenze. Quindi come proteggere i minori da violenza domestica e assistita?
I 36 casi esemplari
36 casi che sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno che ai più non dice niente. Ed è questo che dobbiamo far emergere. Di questo dobbiamo parlare, di come la mancanza di formazione degli organi competenti porti a gravi danni. Parliamo di ctu imbastite su teorie antiscientifiche e nemiche delle donne.
Invece, si strumentalizza tutto in chiave propagandistica e il Governo di fatto non ha mosso un dito da allora. Io ringrazio la senatrice Valeria Valente che, instancabile, continua il suo lavoro di diffusione di pillole di consapevolezza. Grazie anche per aver posto l’attenzione sulla necessità di un maggior nesso e dialogo tra processi penali e civili in caso di separazione. In mezzo a tanto marasma, improvvisazione e speculazione ne abbiamo quanto mai bisogno. Basta attacchi infondati e strumentali.
Informiamoci e diffondiamo consapevolezza. Può succedere a tutte di entrare in questo tipo di situazioni.
