Giro di banda, documentario diretto e sceneggiato da Daniele Cini, dedicato allo straordinario trombettista salentino Cesare Dell’Anna, alla sua musica, al suo percorso umano e alla sua terra.
Ha vinto il Premio del pubblico e Menzione Speciale della giuria al Festival Flahertiana 25 di Perm in Russia, e oggi è nella piattaforma cinema dei David di Donatello.
Cesare Dell’Anna, la cui storia è accompagnata dal suono della tromba che si intreccia con i ricordi, le sperimentazioni musicali, è cresciuto nelle bande pugliesi, viene da una formazione musicale classica e collaborazioni con l’Orchestra lirico-sinfonica della Provincia di Lecce, e con altre orchestre di musica da camera, barocca, rinascimentale, jazz, ma continua incessante la sua ricerca tecnico armonica nell’ambito della musica elettronica e popolare, e in particolare di quella balcanica.
La sua voglia di sperimentazione mira a fondere le sonorità della musica popolare salentina, come la pizzica, con quelle del mediterraneo sino ad ottenere un sound nuovo, rivoluzionario, fatto di improvvisazioni, arrangiamenti bandistici e influenze di world music e jazz.
Cini parte dal casello ferroviario occupato che è casa e anche studio di registrazione di Cesare Dell’Anna, riprendendolo nei momenti di vita più intimi, mentre dorme, compone, fa la doccia, riceve gli amici di sempre, cucina, organizza le sue esibizioni, per poi andare nella campagna salentina dei “Giganti di Puglia”, con ulivi millenari di cui sembra quasi di poter sentirne i profumi selvatici, passando per le spiagge bianchissime di Porto Cesareo con le sue riserve naturali, le immense distese di cave di pietra dura, i paesini del Sud con le loro feste patronali, un viaggio che coinvolge lo spettatore nell’universo musicale di Cesare.
La percezione che si ha, è che ogni singola nota di quell’universo sia parte essenziale dell’artista, quasi una sua estensione, l’espressione concreta della sua passione musicale smisurata e assoluta.
Secondo Daniele – “Cesare ”crea” davvero un insieme di persone, uno spazio condiviso che unisce generazioni diversissime: dentro la banda trovi vecchi, bambini, ragazzi, persone che magari non si incontrerebbero mai in altri contesti e che invece lì si ritrovano accomunate dalla stessa passione. È una musica e un tipo di evento che hanno in sé qualcosa di felicità: il tono è quasi sempre gioioso, trascinante.
Un documentario con l’intensità espressiva di una narrazione cinematografica.
“Abbiamo dedicato quattro anni a questo documentario, – ha rivelato Cini – tra riprese, ritorni da Cesare, concerti, momenti al casello. È stato un lavoro molto lungo e molto immersivo, un vero e proprio accompagnamento nel tempo.»
Il montaggio è originale con le riprese che lasciano spazio ora a vecchie immagini d’archivio ora a quelle di video amatoriali come quelle del lontano 1996, realizzate nella sua casa laboratorio “Albania Hotel”, uno spazio autogestito che promuoveva la multiculturalità e l’integrazione all’insegna della tutela dell’arte in ogni sua forma ed espressione e che ha dato ospitalità a tantissimi artisti.
“Cesare mi ha catturato fin dall’inizio, – ha dichiarato Cini – sia come figura che come musicista. Ai suoi concerti, allafine, si sprigiona un’energia che è davvero inusuale, almeno per me lo è stata. Non mi era mai capitato, con altri gruppi anche molto importanti, di avere così forte la sensazione di una festa collettiva, di un rito che trascina tutti.” e ha proseguito:
”Partendo da questo colpo di fulmine per la sua potenza musicale, ho iniziato a scoprire il resto, cioè i mondi che gli stanno intorno. Ho incontrato i personaggi che ruotano attorno a lui, ho scoperto la sua storia familiare, il modo in cui ha recuperato le bande tradizionali mescolandole con le musiche arrivate con le migrazioni. Mi è sembrato che stesse facendo delle operazioni culturali davvero interessanti, molto contemporanee e allo stesso tempo radicate. E poi, naturalmente, c’è la sua vita: questo suo stare appartato in un casello ferroviario che però è diventato un luogo pazzesco di incontro, un posto dove il mondo, invece di portare lui in giro, va a cercarlo.»
L’incontro tra Cesare e Daniele è fatto di passioni: per la musica, per la natura, per gli amici, per la famiglia, per il cinema. C’è empatia tra i due, uno mostrandosi senza nulla nascondere, l’altro nascondendosi dietro la cinepresa mostrando l’anima dell’arte. Li unisce la felicità delle passioni.
Nella scena finale durante una festa patronale accesa dalle luminarie, insieme a Cesare e alla sua tromba sfilano musicisti, giocolieri, mangiafuoco, in un’atmosfera Ciniana, che incanta e travolge.
La festa finisce e Cesare si tuffa nelle acque del mare con i vestiti addosso e la sua inseparabile tromba che, magicamente continua a suonare anche dalle profondità del mare.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
