Regia di Olivier Assayas
con Paul Dano, Alicia Vikander, Tom Sturridge, Will Keen e con Jeffrey Wright e Jude Law
Basato sul libro di Giuliano da Empoli
Nelle sale dal 12 febbraio
Quando nella Storia ci sono eventi inspiegabili, arriva in soccorso la letteratura. Lo ha fatto Giuliano da Empoli, giornalista, docente universitario, uomo di cultura e di politica e molto altro nel suo primo romanzo, Il mago del Cremlino, uscito nel 2022 per Mondadori. Il libro ha venduto più di un milione di copie ed è stato tradotto in oltre trenta lingue.

Da quel fitto romanzo Olivier Assayas assistito nella scrittura sia da Giuliano da Empoli che dall’immenso Emmanuel Carrère ha tratto un film importante, con lo stesso titolo, che racconta l’ascesa al potere di Putin. In realtà racconta molto molto di più, perché sul piatto ci sono trenta anni di Storia del mondo, a partire dalla Russia degli anni Novanta post crollo, quando tutto era allo sbando, quando avrebbe potuto accadere qualunque cosa. Noi sappiamo come sia poi finita. E siamo testimoni di come l’illusione democratica di Gorbaciov sia naufragata.
I fatti, i personaggi e le situazioni in campo sono così tante e complicate che per averne davvero contezza bisognerebbe vedere il film un paio di volte.
L’artificio letterario è quello di far raccontare all’autore del libro dal consigliere di Putin, Vadim Baranov (ispirato a un personaggio reale) l’ascesa dello zar. Nel film chi raccoglie la confessione è un professore americano che però nel corso della narrazione si perde un po’ per strada, con l’effetto di appesantire il racconto. Ma chi sono io per criticare Carrère? Quindi, dimenticate subito questa improvvida osservazione.
Vadim Baranov (Paul Dano, molto bravo), anima nera con echi dostojevskiani, artista d’avanguardia, produttore televisivo, pubblicitario finisce quasi per caso come spin doctor al fianco di Putin (un impeccabile Jude Law) all’epoca in cui era ancora solo un agente del Kgb. Ma quell’uomo anonimo e gelido ha davanti a sé un grande futuro. Infatti è ancora oggi a capo della Grande Madre Russia.
Il film è molto letterario, ma il cinema francese lo è spesso, è molto fitto e molto parlato. Tutto quello che viene detto però è scritto e recitato talmente bene da incantare. Viene voglia di prendere appunti. Le frasi sono sentenze intagliate nella pietra, in altri momenti profezie, a volte velate minacce.
Non è solo la storia così complicata della Russia a interessare, ma sono la gestione del potere e la sua manipolazione. Quello di cui oggi abbiamo esempi un giorno sì e l’altro pure è la capacità mefistofelica dei governanti ad alternare verità e menzogne, a utilizzare cinicamente sia l’una che l’altra, dimenticando etica e onestà, piegando tutto al fine supremo, seguendo la lezione del Principe di Machiavelli.

In più c’è tutta l’anima russa, con gli echi dei grandi scrittori e la storia di un paese in cui grandeur e follia vanno di pari passo con gli intrighi di palazzo.
Niente ha importanza al di là che restare saldi al posto di comando.
Arrivare dove ci si prefigge non è semplice e non segue mai strade dritte. I percorsi scelti sono quelli più tortuosi e i meno evidenti a un primo impatto. L’istinto ci porterebbe da un’altra parte. Non Putin, non il suo “mago”. Ma è proprio questa logica a rendere entusiasmante il film (e il libro) che riescono a spiegarla passo dopo passo.
A un certo punto si arriva anche a una messa in scena sublime della disinformazione che passa attraverso la manipolazione dei complottisti e si capisce che la verità è quel che importa meno: quello che conta è sostenere chi possa servire a rafforzare il sovrano. In questa ottica si possono finanziare tutti, gli amici come i nemici. Non è la fedeltà a essere in primo piano.

Grande dispendio di mezzi e grandi scene di massa. Bellissime le location: il film è stato girato a Riga, in Lettonia, che ha panorami molto vicini a quelli russi. Grande direzione d’attori con un personaggio femminile stratificato (Alicia Vikander) a cui sarebbe stato bello dare più spazio, ma già così siamo a più di due ore.
Il mago del Cremlino non è solo un grande film: è anche una lezione di realpolitik. Mai superficiale e solo il cielo sa quanto oggi, in tempi in cui troppi parlano a vanvera, ci sia bisogno di serietà e profondità. Che meraviglia che qui di superfluo non ci siano neppure i titoli di coda. Applausi.
