di Eros Puglielli
Con Christian De Sica, Lillo Petrolo, Paolo Calabresi, Maccio Capatonda, Giorgio Colangeli, Sara Croce, Tony Effe, Chiara Francini, Marco Marzocca, Enzo Paci, Alice Pagani, Ilaria Spada
Nelle sale dal 5 febbraio
Potrebbe essere il cinepanettone di Carnevale. Con una formula replicabile per avviare l’inizio di una serie. Gli ingredienti sono una combriccola di attori che piacciono al pubblico e una trama che ricalca gli intrecci di Agata Christie di cui si celebrano nel 2026 i 50 anni della scomparsa. La scrittrice inglese poi è tornata in primo piano anche grazie ai fortunati film con Daniel Craig. Insomma, zero controindicazioni.

Il destino poi ha messo su un piatto d’argento l’idea per il titolo che gioca sull’assonanza fra il nome di De Sica e della creatrice di Poirot e Miss Marple. Non manca niente se si aggiunge anche una bella villa in mezzo alla neve (Film commission Val d’Aosta che sponsorizza).
Così viene inventato un nuovo personaggio scontroso e cinico ritagliato su Christian De Sica, un criminologo di fama, abituato ai salotti televisivi. Si chiama Christian Agata e viene invitato per un week end sulla neve, in una dimora isolata, da una ricca famiglia. Il cui patriarca, Carlo Gulmar, ha fatto fortuna grazie a un gioco tipo Cluedo, Crime Castle. Come in Dieci piccoli indiani nella villa si riuniscono tutti i protagonisti, il criminologo, due poliziotti scalcinati, Carlo Gulmar con la seconda moglie, il di lui figlio con fidanzata, l’uomo di fiducia, la segretaria con il marito.

Ovvio che ciascuno nasconda un segreto, ovvio che il passato della famiglia abbia gli armadi zeppi di scheletri, ovvio che gli intrecci amorosi siano tutto fuorché limpidi. La villa è bella e in perfetto stile Agata Christie, ricca pure di passaggi segreti e rumori notturni inquietanti. Ovvio che un delitto ne chiami presto un altro.

La trama è costruita con un certo garbo sulla falsariga dei gialli della scrittrice, ma il risultato finale è un po’ polveroso. Manca il ritmo, i personaggi sono macchiette senza profondità e santo cielo quanto recitano male! In certi passaggi si è più vicini a uno sketch di basso cabaret che non a un film, seppure di genere, seppure popolare.
Ci sarà un seguito? I produttori ci contano e immagino saranno gli incassi di questo primo esperimento a dare la risposta.
