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    Film

    L’Agente Segreto di A. Moltedo

    DolsBy Dols05/02/2026Updated:05/02/2026Nessun commento5 Mins Read
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    L’Agente Segreto, il film diretto da Kleber Mendonça Filho, è ambientato in Brasile nel 1977 e racconta una storia di ossessione e resistenza, sullo sfondo di un Regime che non perdona, è un film che parla di autoritarismo, identità, memoria e di quanto sia da sempre fragile la verità. Oggi più che mai.

    di Adriana Moltedo

    Kleber Mendonça Filho e Wagner Moura raccontano un Brasile sospeso tra memoria e presente, rispettivamente, sceneggiatore/regista e protagonista. Entrambi sono stati premiati allo scorso Festival di Cannes con i prestigiosi riconoscimenti alla Miglior Regia e alla Miglior Interpretazione Maschile. Ora candidati a ben 4’ Oscar.

    Mendonça Filho e Moura hanno festeggiato a Los Angeles l’arrivo di un altri due premi, il Golden Globe per il Miglior Film non in Lingua Inglese e per il Migliore Attore Protagonista in un Film Drammatico.

    “L’agente segreto è un film sulla memoria, o sull’assenza di memoria e sul trauma generazionale. Penso che se i traumi vengono passati di generazione in generazione, i valori possono fare la stessa cosa”, ha detto l’attore durante il suo discorso di ringraziamento.

    “Ho sempre pensato a L’agente Segreto come a un film profondamente ancorato al 1977, e ho lavorato molto per renderlo distinto e riconoscibile come tale. Ma amici e primi lettori mi hanno fatto notare che stavamo vivendo un momento storico molto strano in Brasile”, racconta Mendonça Filho nel corso di un incontro con la stampa italiana. Il riferimento del regista è all’ascesa dell’estrema destra.

    Prima nel 2016, poi con l’elezione di Bolsonaro nel 2018. “La logica politica era quella di riportare in vita i ‘bei vecchi tempi’ del regime militare”, spiega il regista. Sono tornati militari in posizioni chiave del governo e persino parole che erano state bandite dal linguaggio pubblico. Una in particolare, il termine portoghese “ditadura” che negli anni Settanta veniva ironicamente addolcito con in “ditabranda” (blanda).

    Scrivendo un film sul passato, Kleber Mendonça Filho ha avuto la sensazione di raccontare il Brasile contemporaneo. Ma l’aspetto più sorprendente è stata la reazione internazionale. “In Spagna il pubblico ha pensato subito al franchismo e al rapporto irrisolto con il passato. Negli Stati Uniti molti hanno reagito collegando il film a ciò che sta accadendo nelle università. In Cile, i critici hanno evocato Pinochet. Sono molto curioso di vedere come verrà recepito in Italia”.



    Per Wagner Moura, che nel film interpreta un uomo comune travolto dalla macchina del potere, l’atmosfera del 1977 non è mai stata distante. “La dittatura è finita nel 1985, ma i suoi effetti sono durati molto più a lungo”, spiega. “Io ho diretto Marighella, un film sulla resistenza armata contro il regime, e mi sono immerso a fondo in quel periodo. Non è un passato remoto, parliamo solo di cinquant’anni fa. Ricordo i miei genitori discutere di quegli anni mentre li vivevano”.

    Girare L’agente Segreto, racconta l’attore, è stato come “aprire un vecchio album di fotografie”. Un’esperienza personale ma anche collettiva. “I giovani degli anni Sessanta e Settanta in Brasile volevano davvero cambiare il mondo, avevano ideali fortissimi. Sono sempre stato affascinato da quella generazione”.


    Stranamente con L’Agente Segreto, il regista, come lui stesso ha dichiarato, più che a 007, si sente molto vicino a “Intrigo Internazionale” di Hitchcock per come il suo interprete, come Cary Grant, non capisca nulla di quel che accada intorno a lui.

    C’è un forte riferimento al cinema italiano. Il nonno Alessandro è il proiezionista in una sorta di Cinema Paradiso ed è lì che Marcelo e poi suo figlio ameranno i loro film a cominciare da Lo Squalo. Forte riferimento a Tarantino con scene cruente e fiumi di sangue. Forti riferimenti al cinema americano anni 70. Un film traboccante cinema, quello che Kleber Mendonça Filho ha amato e ama, nei tanti rimandi ai film che, col titolo, i poster o le immagini, sono presenti in questo suo.

    Un’opera che, pur ricostruendo con grande precisione un’epoca storica, si è rivelata capace di dialogare in modo inquietante con il presente non solo in Brasile ma anche in altri Paesi.
    Negli ultimi anni della dittatura militare, Marcelo (Wagner Moura), un professore universitario quarantenne dal passato oscuro, si rifugia a Recife, sulla costa nordorientale. Spera così di lasciarsi alle spalle un’esistenza segnata da violenza e segreti, fatta di compromessi e vecchi debiti mai saldati.

    Ha scelto di trasferirsi in città durante la settimana di Carnevale, illudendosi che il caos festoso possa mascherare le sue tracce e offrirgli un nuovo inizio. Ma Recife non è il rifugio che immaginava.

    Tra vicoli affollati, maschere ambigue, incontri enigmatici e una sorveglianza che si insinua in ogni angolo, Marcelo si ritrova presto intrappolato in una spirale di paranoia, sospetto e minacce invisibili.

    Il suo tentativo di fuga si trasforma in un confronto sempre più teso con le ombre del potere, in un Brasile dove nulla è davvero al sicuro e dove ogni passo sembra sorvegliato.

    A dispetto del titolo del film di cui è protagonista, Marcelo – sempre che poi questo sia il suo vero nome – non è una spia: è un uomo in fuga, e a lungo non sapremo da chi o da cosa.

    E L’agente segreto non è un film di spionaggio, perlomeno nel senso in cui tradizionalmente lo intendiamo, anche se forse lo è comunque da altri punti di vista, nei toni da thriller paranoide con cui racconta misteri e false identità, intrighi politico-industriali, organizzazioni segrete che cercano di aiutare, nascondere, espatriare persone in difficoltà, di salvare chi è in pericolo di vita.

    La morte è un punto fermo, fisico e metafisico, di questo film.

    L’agente Segreto è un film sorprendente, intrigante e prezioso.

    moltedo-film

    Adriana Moltedo

    Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.

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