di Sam Raimi
con Rachel MacAdams, Dylan O’Brien
Sam Raimi è sempre vissuto di cinema fin da quando era poco più di un ragazzo. Ha diretto film di culto, come L’armata delle tenebre, La casa, Darkman e qualche Spider man. Ha 66 anni e cinque figli, tutti impegnati a Hollywood con ruoli vari: attori, montatori, compositori, registi, aiuto registi. Insomma, una vita per il cinema e uno stuolo di fan che venerano il suo lavoro di regista mito, assimilabile per certi versi al nostro Dario Argento.

Molta attesa quindi per il suo ritorno in un film dove cambia un po’ pelle. In Send help, targato Disney, senza tradire del tutto la sua visione del mondo, si diverte a mescolare i generi, attraversandone più di uno. Parte con una storia alla Suits che ben presto vira al film d’avventura e al disaster movie, un po’ in stile Cast away per poi scivolare nel survival movie. Non pago, utilizza qualche stilema da commedia romantica interrotta da venature horror. Non gli basta ancora, così aggiunge un tocco di black comedy per poi assestarsi sul revenge movie in chiave femminista. Il tutto guidando la sua squadra con scioltezza, sotto il sole di un’isola deserta, che, per la cronaca, condensa paesaggi thailandesi e australiani.

Insomma, una cosa è certa: non ci si annoia.
Tanto dispendio di generi e di forze al servizio di due soli attori su cui si regge Send Help dove solo il prologo e l’epilogo sono “collettivi”. A spiccare è Rachel MacAdams che nel corso del film nel ruolo di Linda cambia modi e personalità. All’inizio è una sorta di bruttina stagionata, stravagante e nerd, misconosciuta e bullizzata dal nuovo capo, il figlio viziato che ha preso il posto del padre scomparso e le nega la promozione promessa. Quando, in vista di una trasferta di lavoro in Oriente, l’aereo precipita, la nostra eroina diventa un Tom Hanks al femminile in stile Cast Away e sarà solo l’inizio della sua mutazione.

La maggior parte del film è un gioco a due, nell’isola deserta dove Linda e Bradley, il suo capo, devono cavarsela, unici sopravvissuti dal disastro aereo. Con passaggi da commedia sofisticata, come in certi scontri fra Katherine Hepburn e Spencer Tracey, Bradley è costretto a riconoscere la superiorità della sua ex sottoposta molto più abile di lui a procacciare cibo e costruire ricoveri.
Alcune bacche potrebbero essere velenose, ma frutta, cacciagione e pesci abbondano, a saper cercare sulla spiaggia si trovano persino coltelli da sushi e con una buona manualità si possono costruire tutti gli utensili che servono. La litigiosa coppia a poco a poco si adatta e con un po’ di ingegno quella situazione potrebbe durare in eterno e chissà prendere la forma di una storia romantica. I due protagonisti giocano sull’ambiguità dei sentimenti, su una rivalità mai sopita, sulla riconoscenza e forse su una contradditoria attrazione. I rapporti di forza si ribaltano, perché è Linda quella che sa cavarsela meglio in quell’ambiente ostile. Sottomissione e dominanza quando c’è in gioco la vita cambiano totalmente forma.

Satira sociale, femminismo, il riscatto nero di una donna dalla personalità cangiante, la bellezza dei paradisi tropicali sono gli ingredienti di un film scacciapensieri. Capace anche di sorprendere perché le svolte che prende man mano la storia non sono quelle che vi aspettate. I colpi di scena non mancano e i fantasmi appaiono anche sotto la luce accecante dei Tropici.
