Sessismo nell’Arte, no grazie: trent’anni della Fondazione Sandretto.
Gloss e i suoi amici si sono recati in visita alla mostra per il trentennale della Fondazione Sandretto assieme a una coppia di amici. Conobbe Patrizia Sandretto Re Rebaudengo nel 1996, un anno dopo l’apertura della Fondazione, quando, avendo appena vinto un riconoscimento al TFF (Torino Film Festival) grazie a un corto, avrebbe desiderato fosse esposto in loop.
“News from the Near Future”.
Il piglio giovanilistico e sorridente conquistò Gloss e le rimase nel cuore. Già femminista, Gloss si rallegrò che una donna così giovane si occupasse imprenditorialmente d’arte. Le domandò: «Il divario di genere nell’arte è davvero diminuito, o la svalutazione economica delle opere firmate da donne ne prova la continua esistenza?» E lei rispose, quasi con rassegnazione: «Esiste il sessismo nell’arte, forse negli anni si è un po’ attutito, ma succede che le artiste siano vendute a prezzi più bassi.»*
Democratizzare la bellezza.
Patrizia Re Rebaudengo incarna un modello d’eccellenza nel sostegno alla cultura contemporanea, con un’attenzione particolare alle artiste donne. Superando il ruolo di semplice collezionista, ha iniziato il suo percorso nel 1992 a Londra acquistando un’opera di Anish Kapoor. La sua attività riflette una profonda evoluzione intellettuale che va ben oltre la pura acquisizione di opere d’arte.
Per la Sandretto Re Rebaudengo, collezionare significa esercitare una sensibilità profetica: intuire il valore di un creativo prima del suo acme artistico, bypassando il prestigio dei nomi già affermati. Questa passione non si è limitata al possesso, ma si è nutrita di un dialogo costante con gli autori all’interno dei loro studi, evolvendo naturalmente da interesse privato a missione collettiva.
La sua visione si compie proprio nella volontà di democratizzare la bellezza, trasformando l’intuizione personale in un patrimonio di condivisione pubblica e dinamica. Che è ciò che afferma anche Gloss a braccetto con Gianni Rodari nelle note prefative della sua ultima fatica poetica, ‘Spolliciate e Pendule – la musica è il mio aeroplano’: “A chi mi chiede che tipo di scrittrice sia, penso di potermi descrivere attraverso i neologismi, che invento quando l’italiano difetta o invecchia, e forforismi, aforismi che danno grattacapi come la forfora.
Ho coniato il termine neologiorno: “un neologismo al giorno toglie il grammarnazi di torno” con l’obiettivo di democratizzare la lingua italiana, come prescritto dal Rodari: “«Tutti gli usi della parola a tutti» mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.”
Le notizie dal vicino futuro.
La visita della Mostra ha richiesto quasi tre ore, data la ricchezza semantica e la varietà degli artisti rappresentati. Con suo rammarico, Gloss ha necessariamente selezionato alcune delle opere esposte, scelte per complessità e profondità simbolica. E anche per divertimento.
Analisi Fenomenologica di ‘Viral Research‘ (1986).
L’installazione ‘Viral Research‘ di Charles Ray presenta una serie di recipienti in vetro collegati da sottili tubature, dove un pigmento nero fluisce secondo il principio dei vasi comunicanti. L’estetica asettica da laboratorio contrasta con la fragilità intrinseca della struttura, che evoca nello spettatore un senso di pericolo immediato. La possibilità di una rottura e della conseguente macchia d’inchiostro simboleggia l’ineluttabilità della contaminazione.
L’opera traduce così in forma plastica la paranoia collettiva degli anni ’80 legata alla diffusione dell’AIDS. Attraverso questa tensione tra ordine visivo e vulnerabilità materica, l’artista innesca una profonda inquietudine sociale. L’osservatore si ritrova proiettato in una dimensione di fragilità di fronte a una minaccia invisibile ma pervasiva. L’opera trasforma un concetto scientifico in un potente dispositivo concettuale e psicologico.
L’Enigma del Figurativo: La Pittura di Lynette Yiadom-Boakye.
Le opere di Lynette Yiadom-Boakye fondono memoria e immaginazione in ritratti avvolti in un’atmosfera atemporale. Le figure abitano spazi astratti e privi di riferimenti geografici, fluttuando in contesti volutamente indecifrabili. L’artista utilizza una palette cromatica cupa e crepuscolare, interrotta solo da rari e vividi accenti di luce.
Rinunciando a narrazioni didascaliche, l’autrice invita l’osservatore a interpretare liberamente ogni scena. La tecnica si distingue per la rapidità esecutiva, con tele completate spesso in un’unica sessione per preservarne la freschezza. Pur richiamando la tradizione figurativa europea, la pittrice ne rielabora i codici con estrema versatilità. La sua produzione spazia dal lirismo dei piccoli formati alla potenza visiva delle opere monumentali. Il risultato è un dialogo profondo tra la pittura storica e una sensibilità contemporanea e intima.
L’Elasticità dell’Esistere: ‘R.S.V.P.‘ di Senga Nengudi.
L’installazione ‘R.S.V.P.’ di Senga Nengudi esplora le trasformazioni biologiche del corpo femminile, ispirandosi all’esperienza della maternità. Utilizzando materiali poveri e domestici come i collant in nylon, l’artista crea sculture antropomorfe tese e riempite di sabbia che mimano l’elasticità dell’epidermide.

Queste opere riflettono i mutamenti indotti dal concepimento, dal parto e dall’invecchiamento, unendo fragilità e resilienza.
Sebbene statiche, le installazioni conservano una forte memoria performativa, richiamando i movimenti e le contorsioni fisiche dell’autrice. Il titolo, acronimo di “Répondez, s’il vous plaît”, trasforma l’oggetto artistico in un dialogo aperto con il pubblico. L’opera diventa così un invito all’empatia e una riflessione profonda sulla metamorfosi continua dell’organismo umano.
Arthur Jafa ‘Black Flag 1′ (2017) : L’Oscuramento del Simbolo.
In ‘Black Flag’ 1, Arthur Jafa trasforma le bandiere degli Stati Uniti e della Confederazione in monumentali manufatti di un nero assoluto. La composizione vede il vessillo confederato dominare quello unionista, evidenziando un’oscura e persistente compenetrazione storica tra le due realtà. Originariamente nata durante la Guerra Civile per difendere la schiavitù, la bandiera sudista è divenuta nel tempo un simbolo di segregazione e intimidazione razziale.

Jafa interviene su questo retaggio di violenza attraverso un meticoloso processo di cucitura a mano, compiendo una radicale metamorfosi ontologica. L’uso del nero non è una semplice negazione cromatica, ma l’immersione dell’iconografia del trauma nella Blackness come categoria politica. Questo atto di appropriazione estetica neutralizza il potere oppressivo del simbolo originale, reclamandolo come materia identitaria. L’opera costringe così lo spettatore a confrontarsi con le ferite irrisolte della storia americana e con la sostanza del suo razzismo sistemico.
Nota critica: La scelta del formato “arazzo” conferisce al lavoro una solennità quasi liturgica: ricordando di essere a Torino nel cui Duomo è conservata la Sacra Sindone, trasforma l’oggetto di propaganda in un sudario storico.
Bidibidobidiboo (1996)
L’opera ‘Bidibidobidiboo‘ di Maurizio Cattelan mette in scena il suicidio di un roditore tassidermizzato in una cucina suburbana, simbolo di una miseria esistenziale senza via d’uscita. Attraverso questo diorama dell’abbandono, l’artista crea un contrasto violento tra l’innocenza dei personaggi antropomorfi alla Disney e la tragica realtà del gesto estremo. Il titolo richiama beffardamente la formula magica di Cenerentola, sottolineando l’assenza di miracoli o redenzione nel mondo reale.

Lo spazio è una ricostruzione autobiografica dell’infanzia dell’autore, carica di tensioni domestiche e memorie inquietanti. La collocazione dell’installazione vicino al suolo costringe il visitatore a chinarsi fisicamente per osservarla. Questo movimento trasforma la visione in una sorta di genuflessione laica, obbligando a un raccoglimento silenzioso di fronte al dolore. L’opera diventa così una riflessione potente sul disincanto e sulla fragilità della condizione umana.
‘Marthe’ di Berlinde De Bruyckere
L’opera ‘Marthe’ trasforma il corpo in un reperto universale, un cimelio archeologico che cristallizza la fragilità
umana in una fissità algida e sacrale. Attraverso una materia che evoca ossa e pelle irregolare, la figura acefala esprime un disperato bisogno di autoprotezione. L’artista Berlinde De Bruyckere trascende il genere sessuale per indagare la potenza semantica della forma, operando una “transustanziazione” alchemica che muta la cera in carne viva.
La sua poetica fiorisce nel paradosso tra bellezza e tormento, dove la scultura diventa strumento di indagine su temi quali l’abbandono e la sofferenza. Queste creature si contorcono in torsioni innaturali, cercando rifugio in una forma che funge simultaneamente da ferita aperta e nascondiglio metafisico. Il dolore cancella ogni confine tra fisico e psichico, offrendo allo spettatore una profonda catarsi emotiva.
Analisi Critica ed Esegesi di ‘Nice Tits‘ (2011)
L’opera di Sarah Lucas indaga la reificazione del corpo femminile attraverso un montaggio di materiali poveri e archetipi classici. La struttura contrappone un registro superiore di collant imbottiti, richiamo alla fertilità dell’Artemide Efesina, a una base in cemento con stivali a spillo in posa provocatoria. Il titolo triviale, ‘Nice Tits’, spezza la sacralità del mito per spostare il focus sulla mercificazione e il feticismo. L’artista decostruisce così gli stereotipi erotici, trasformando oggetti quotidiani in strumenti di critica sociale. L’obiettivo è denunciare la riduzione della donna a oggetto di consumo, forzando l’osservatore a un’autocoscienza critica sul proprio sguardo. Attraverso questo contrasto
materico, Lucas trasfigura il banale in un atto di resistenza visiva e politica. L’opera diventa quindi un perimetro di conflitto che sovverte i canoni estetici tradizionali e il desiderio maschile.
Gli amici hanno finalmente un titolo: ‘Still Untitled’ di Pae White.
L’opera che però più colpisce ‘I Fantastici 4′ è l’ enorme arazzo che li accoglie in una luminosa sala ad opera di Pae White dal nome ‘Still Untitled’ raffigurante volute di fumo che invadono tutto lo spazio. Realizzata secondo la fotografia dell’artista da tessitori Belgi, è una potente metafora dell’intangibilità del fumo reso materico grazie ai filamenti, ricerca di dare vita e spessore all’aria, al fumo, al soffio. Nuova spazialità, inizialmente scambiata per pittura a olio o aerografo.
Installazione Video di Ed Atkins.
Nato nel 1982, Ed Atkins è un artista contemporaneo rinomato per la sua video arte e poesia. Utilizza prevalentemente video ad alta definizione, disegno e scrittura per esplorare i temi della materialità e della corporeità.
- Tecnica: È noto soprattutto per le sue opere che utilizzano avatar generati digitalmente (CGI – computer-generated imagery).
- Temi: I suoi lavori indagano la condizione esistenziale della vita contemporanea, il confine labile tra ciò che è reale e ciò che sembra tale, e l’impatto della virtualità sulla nostra realtà fisica.
- Riconoscimenti: Considerato tra gli artisti più importanti della sua generazione, ha esposto in mostre personali in istituzioni prestigiose come il MoMA PS1 e le Serpentine Galleries, ed è stato incluso nella Biennale di Venezia.
In conclusione, Torino sa dare ampio spazio all’Arte. Gli spazi di Gloss son invece limitati, almeno qui su Dol’s. Pertanto si potranno gustare altre immagini sui Social firmate Gloss, Fabri, Jessica e Franci, ‘I Fantastici 4’.

Su Facebook (solo per gli “amici selezionatissimi” di Gloss)
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Netnografia:
* Esquire intervista Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, 30 anni di arte e visione:
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
Giovedì: 20 – 23 (ingresso gratuito)
Venerdì, sabato e domenica: 12 – 19
(seguente)



