di Ric Roman Waugh
con Gerald Butler
nelle sale dal 29 gennaio
Che siano le guerre, che si tratti di catastrofi naturali complice il cambiamento climatico, l’inquietudine per quello che sarà ci sta purtroppo consumando. Il cinema si è spesso occupato di questi temi. Negli anni Cinquanta c’era lo spettro della bomba atomica, adesso … è inutile che riassuma tutto quello che intorno a noi ci inquieta.

Greenland è il secondo capitolo di una serie che facilmente continuerà. Il primo episodio era uscito nel 2020, anno fatidico dell’incubo Covid. Cosa raccontava? Del tentativo della famiglia Garrity, padre, madre e un figlio, di sopravvivere dopo che cinque anni prima l’impatto con la cometa Clarke aveva devastato la Terra. Ce l’hanno fatta, assieme a un altro pugno di sopravvissuti, trovando rifugio in un bunker. Ma le tragedie si sa non finiscono mai ed ecco che un nuovo cataclisma distrugge il fortino costringendo tutti a “migrare” verso altre terre.

Gli effetti speciali hanno raggiunto livelli spettacolari quindi, se i paesaggi immaginifici vi affascinano, gran parte del film vi piacerà. Anche perché l’uscita del gruppo da sottoterra e le loro scoperte in superficie sono dosate con sapienza cinematografica.
Quel che è rimasto del mondo è un disastro ma i nostri tre eroi (per di più il ragazzino ha bisogno dell’insulina) non si arrendono, guidati dal protettivo padre Gerald Butler. Ci si arrangia come si può, si mendicano passaggi in auto, si percorrono chilometri a piedi, si mangia quello che si è riusciti a portare con sé dal bunker.
I dialoghi sono ridotti al minimo, lasciando spazio all’azione e al pellegrinaggio attraverso un’Europa in macerie. Si riconoscono le città, da Londra a Parigi, ma sono deformate. Edifici crollati, strade diventate fiumi, meteo ovviamente per niente clemente e bande di delinquenti che scorrazzano impunite.
Sopravvivere è l’unico obiettivo. Sul come non si guarda troppo per il sottile. Ma, in un’atmosfera post diluvio, una speranza compare all’orizzonte. C’è chi favoleggia di un territorio dove tutto sta rinascendo, una valle verde che ricorda la mitica Shangri-La. Pare che si trovi da qualche parte in Francia. Non resta che dirigersi lì.
Il viaggio è avventuroso e sentimentale, perché la famiglia è affiatata e solidale. Anche se perseguitata dagli imprevisti.
Notazione a margine sull’invadenza del Product placement. Gerald Butler come probabilmente molti sanno, è testimonial di una marca di orologi. E, guarda i casi della vita, in più di una ripresa salta fuori proprio l’orologio. Per guardare l’ora, per barattarlo, per perderlo, ritrovarlo, farselo rubare. Tutto ok, capisco che al cinema servano i finanziamenti, ma a volte si cade nel ridicolo. Insomma, per farla breve, tutto è perduto in Greenland, salvo l’orologio. Che resiste anche alla fine del mondo. Quando si dice l’importanza delle marche.

