Regia di Gabriele Muccino
Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Margherita Pantaleo e Beatrice Savignani
Al cinema dal 29 gennaio

Non sono una critica cinematografica (per fortuna), ma solo una giornalista e scrittrice appassionata di cinema, che ogni tanto va a vedere dei film e scrive che cosa ne pensa.
Sulla professione del critico, qualsiasi tipo di critico, concordo con Anton Ego, personaggio del film “Ratatouille”: «Rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio. Prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà, a cui ci dobbiamo rassegnare, è che, nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale».

Vedere questo film durante un’anteprima destinata ai giornalisti è stata un’esperienza particolare. Risate sguaiate nei momenti più drammatici, battute salaci a sottolineare un’interpretazione o un passaggio ritenuti poco convincenti e stroncature senza appello quando ancora i titoli di coda stanno scorrendo. Non da parte di tutti, sia chiaro.
A me, nel complesso, il film non è dispiaciuto. E così provo a mettere insieme qualche motivo per cui vi consiglio di vederlo. E altri per cui, forse, è meglio di no.

6 motivi per vederlo
È tratto da un libro. Il romanzo in questione è “Siracusa”, di Delia Ephron, sorella della più nota (e brava) Nora. Io, di suo, avevo letto “Avviso di chiamata”: non memorabile. Tre le differenze principali: le location (nel libro siamo in Italia, fra Roma e la Sicilia), la nazionalità dei protagonisti (qui sono americani ed è sempre interessante vedere l’Italia nell’immaginario statunitense) e il fatto che i due nuclei familiari praticamente non si conoscano.
I muscoli di Accorsi. È noto che l’attore, 54 anni, abbia maturato per il fitness passione e abnegazione. E i risultati si vedono. E quindi i suoi muscoli contribuiscono a definire, oltre che il fisico, anche il personaggio. Del resto, il film potrebbe intitolarsi anche “Tutte pazze per Accorsi”.
Tangeri. L’ambientazione esotica dà sapore al film. Qualcuno potrebbe obiettare che non si va oltre alla scimmietta sulla spalla, il souk e il tè alla menta. In realtà, c’è anche Casa d’Italia, o ex Palazzo di Moulay Hafid, un’attrattiva ben raccontata.
Disagio adolescenziale. La tredicenne Vittoria racconta tanto del mondo di oggi. Nel bene, ma soprattutto nel male. Di più non si può dire, perché il rischio spoiler è altissimo.
Film corale. Uno dei talenti di Gabriele Muccino è quello di tirare fuori il meglio dagli attori. E qui il cast è di altissimo livello. Accorsi, Leone e Santamaria sono delle certezze (io adoro il terzo, ma è gusto personale). La Crescentini, di recente apprezzata nella serie “Mrs Playmen”, ha raggiunto una maturità artistica notevole. E le due giovani Pantaleo e Savignani sono all’altezza dei colleghi più affermati.
Mix rosa e noir. Parte come una storia d’amore e di famiglia e finisce come un giallo. L’inquietudine che affiora poco a poco tiene desta l’attenzione e incuriosisce.

4 motivi per non vederlo
Plot giallo molto telefonato. Forse, da autrice di gialli, sono io che ho l’occhio allenato. Ma, davvero, alcuni aspetti della trama si capiscono troppo presto. Più il dove del chi, a dirla tutta.
Alcuni dialoghi. A volte, in sala, si ride. E non perché la battuta o la situazione hanno funzione comica o di alleggerimento. L’umorismo involontario è il chiaro segnale di qualcosa che non va. Qui scatta, per esempio, quando il personaggio interpretato da Santamaria accenna al suo shock post-traumatico. Il film in cui ho riso di più (a sproposito) è “Destini incrociati”, del 1999, con Kristin Scott Thomas e Harrison Ford (da evitare).
Il ristorante. Il product placement del locale, personalmente, mi ha tolto ogni desiderio di andarci. Ma magari, invece, funziona.
Sempre Accorsi? Parliamo di un ottimo attore. A me è piaciuto molto, per esempio, nel film “50 km all’ora” di e con Fabio De Luigi (talento sottoutilizzato nel cinema italiano). Ma qui si cimenta in un ruolo in cui lo abbiamo abbondantemente già visto. Non era meglio provare con qualcuno di diverso? Tipo, la butto là, Raoul Bova?
