di Emmanuel Finkiel
con Melanie Thierry, Artem Kyryk
Tratto dal romanzo Fiori nelle tenebre, di Aharon Appelfel (edito in Italia da Guanda)
nelle sale il 27-28-29 gennaio
Un peccato che il cinema si ricordi dell’Olocausto solo il Giorno della memoria. Di quella tragedia che ha segnato il Novecento dovremmo esserne consapevoli sempre. Poi, purtroppo, dal 7 ottobre sono successe così tante cose che quella memoria rischia ogni istante di essere intaccata. Ma sarebbe lungo e inopportuno discutere qui un tema così complicato. E devastante.

Mi limiterò quindi al film. Un bel film che racconta l’orribile epoca delle persecuzioni naziste contro gli ebrei da un punto di vista particolare. Quasi dal buco della serratura. Dallo spiraglio della porta di uno sgabuzzino. Non è un modo di dire. Perché tanti eventi, tante parole le vediamo attraverso lo sguardo di Hugo, un ragazzino ebreo di 12 anni.
Se fino a poco tempo prima viveva con la serenità dell’infanzia nell’ambiente benestante dei genitori, proprietari di una bella farmacia, frequentata da tutti gli abitanti del quartiere, all’improvviso il mondo gli cade addosso.

La sua famiglia è in pericolo, la madre per salvare il figlio come estrema ratio lo affida a una delle clienti del negozio. Mariana, dolcissima e instabile, è una prostituta e sfidando il pericolo accetta di tenere con sé il ragazzino che deve però stare nascosto in un pertugio della stanza dove la donna riceve i suoi clienti, nel bordello dove lavora. Siamo nell’Ucraina del 1943, l’orrore è quotidiano, ma irrompe ovattato nella stanza di Mariana che ha fra i suoi clienti anche molti soldati tedeschi.
La giovane donna divide il cibo col bambino, si fa carico di lui, lo vede crescere e diventare un piccolo uomo, suo malgrado svezzato alla vita in un ambiente che male si addice all’infanzia.

Il rapporto fra i due è altalenante. Hugo è maturo, inconsapevole, intelligente, sensibile, Hugo è troppo di tutto per vivere come sta vivendo.
La Storia esterna si presenta a intervalli regolari e presenta il conto. Chissà se il ragazzino potrà mai ritrovare i genitori, chissà come evolverà il suo rapporto con Mariana, materna certo, ma anche incapace di immaginare un altro tipo di relazione al di là di quella che da troppi anni intrattiene con gli uomini.
La storia, delicata e tremenda, tratta dal romanzo Fiori nelle tenebre, di Aharon Appelfeld, si regge sulla bravura del giovane interprete, sul suo sguardo smarrito, sullo sgomento di scoprire il mondo e il male.

Melanie Thierry è una Mariana vibrante, appassionata, generosa, vittima degli eventi.
Il film andrebbe visto in originale coi sottotitoli, perché i dialoghi sono nelle lingue della vicenda, l’ucraino, il tedesco, l’yiddish. Il regista avrebbe voluto girarlo nei luoghi dove la storia è ambientata, in Ucraina, ma la guerra lo ha impedito e la troupe si è trasferita in Ungheria. Molto impegno e grande coinvolgimento da parte di tutti.
