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    Home»Costume e società»Cultura»Film»Le cose non dette
    Film

    Le cose non dette

    Erica ArosioBy Erica Arosio26/01/2026Updated:26/01/2026Nessun commento5 Mins Read
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    di  Gabriele Muccino

    con  Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini, Beatrice Savignani, Margherita Pantaleo

    Tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron (edito in Italia da Fazi)  

    nelle sale dal  29 gennaio

    Si capisce bene perché a Gabriele Muccino sia piaciuto il romanzo Siracusa di Delia Ephron, sorella della più famosa Nora. Si capisce perché i temi sono quelli che gli interessano da sempre, perché intorno a questi ha girato tanti film e se ne è interrogato anche nella sua vita privata.

    Si parla di amore, ma di quello complicato. Si parla di passioni travolgenti che poi si affievoliscono. E alla fine entrano in gioco i tradimenti con tutti i grovigli che si portano appresso. Perché la monogamia sembra veramente una conquista impossibile, ancor di più che trovare l’anima gemella. Quella la incroci, o almeno sei convinto di averla incrociata. Peccato che poi la vita ti faccia sbattere il naso contro l’infedeltà. Agita o subita, poco cambia, i guai sono identici.

    Lo schema del tradimento nei film del regista di L’ultimo bacio è sempre lo stesso: non si ha a che fare con traditori (o traditrici) seriali è che la vita è fatta così. Le persone si incontrano, le casualità si sommano, le cose capitano e il destino è parecchio canaglia.

    La trasposizione cinematografica è abbastanza fedele al romanzo, con un dettaglio modificato: il luogo della vacanza esotica che nel libro della Ephron è Siracusa, nel film viene sostituito con la bella Tangeri, quinta smagliante di tutta la vicenda.

    Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone) sono una coppia affiatata. Lui, professore universitario di filosofia e scrittore di successo è alle prese con la crisi creativa per il nuovo libro; lei, giornalista di punta di Vanity Fair con tanto di pezzi approdati all’edizione americana, non ha più la verve di un tempo. Sulla coppia pesa il fallimento di non essere riusciti ad avere avuto figli, tutti e due cercano di non darlo a vedere, tacciono il senso di sconfitta, ma quel vuoto pesa a entrambi.

    Sono molto amici di un’altra coppia, Paolo (Claudio Santamaria) ristoratore di successo e Anna (Carolina Crescentini), moglie e mamma sull’orlo di una crisi di nervi, complice l’insopportabile figlia tredicenne Vittoria in incontenibile crisi adolescenziale.

    Ma in fondo è tutto sotto controllo, a parte l’incombere di Blu (Beatrice Savignani), studentessa di Carlo e, ahimé, sua amante. Il viaggio può servire anche a mettere un po’ di distanza fra di loro, perché Carlo gestisce parecchio male la situazione.

    Questo è lo schema che Gabriele Muccino ci presenta nel primo quarto d’ora di film ed ecco che il gruppo parte per Tangeri e chissà che la vacanza in una città così bella non riesca a ristabilire gli equilibri. La luce della città marocchina potrebbe far tornare la serenità fra Carlo e Elisa, tranquillizzare Anna, rendere più disposta al dialogo quella peste di Vittoria. Ovviamente non succederà così, anche perché Blu ha la elettrizzante idea di partire anche lei per Tangeri.

    Muccino si lascia spesso prendere la mano dal melodramma e lascia spazio ai suoi attori per spingersi sopra le righe, con scene madri fuori controllo che, vista la situazione, vengono anche molto facili. Carolina Crescentini è la più esagitata ma anche Stefano Accorsi, avvezzo a ruoli de fedifrago, non scherza. Più misurata Miriam Leone che sta diventando molto brava, controllato anche Claudio Santamaria.

    La storia si segue senza fatica, aiutati anche da quella meraviglia che è Tangeri, ma lo spettatore prova anche parecchia apprensione perché, come in  certi drammi di Tennessee Williams, lo sente bene che la tragedia è in agguato.

    Muccino si appassiona ai grovigli delle relazioni sentimentali, sa raccontare l’incapacità delle persone di trovare le “parole per dirlo” e quindi nella facilità con cui ci si rifugia nel non detto, anche se poi tutti siamo consapevoli che proprio lì, nei segreti, nelle rimozioni, nei tabù si fanno spazio le radici delle catastrofi. Ma siamo umani e quindi non sempre capaci di correre ai ripari.

    Tennessee Williams, dicevo. Ecco, ho pensato più di una volta alle sue storie, ai risvolti torbidi di  certe sue pièces in particolare a Improvvisamente l’estate scorsa, forse anche per il caldo stordente della costa africana. Ma ho pensato anche a Bertolucci (riferimento troppo alto per Muccino), e al suo Tè nel deserto. In ogni caso l’afa, il sudore, il caos africano sono un ottimo sfondo per assistere a emozioni che si esasperano.

    Seguiamo la vicenda nel suo dipanarsi e in  parallelo ascoltiamo il vissuto di ciascuno. Ogni protagonista ripercorre a posteriori la storia a modo suo. Parlano a se stessi? A uno psicanalista? In una stazione di polizia? Non è così importante, quel che conta è se, finalmente, messi di fronte a loro stessi, riescano a dire e dirsi la verità.

    Perché è questo il nucleo della storia: la verità. Che, come dicono le canzoni, il più delle volte fa male. Ma è anche l’unica via per la salvezza.

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    Erica Arosio

    Erica Arosio, milanese, una laurea in filosofia, giornalista, scrittrice, critico cinematografico, è mamma di due figli meravigliosi, Mimosa e Leone. è stata a lungo responsabile delle sezioni cultura e spettacolo del settimanale «Gioia» e ha curato per vari anni la rubrica cinema di «Radio Popolare». Autrice di una biografia su Marilyn (1989 Multiplo, poi 2013 Feltrinelli Real cinema, in cofanetto con il dvd «Love, Marilyn»), ha collaborato a varie testate, fra cui «la Repubblica» e «Il Giorno». Nel 2012 esce il suo primo romanzo, “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga, poi Baldini & Castoldi, 2014). Con Giorgio Maimone scrive una serie di gialli ambientati nella Milano degli anni 50 e 60: “Vertigine” (Baldini & Castoldi, 2013), “Non mi dire chi sei”, “Cinemascope” , “Juke-box” e il racconto “Autarchia” nell’antologia “Ritratto dell’investigatore da piccolo” (tutti per Tea), “Macerie” (2022, Mursia), “Mannequin” (2023, Mursia) Sempre con Giorgio Maimone ha scritto “L’Amour Gourmet” (Mondadori, 2014), un romanzo sentimentale ambientato nella Milano degli anni Ottanta, il mémoire sul ’68 “A rincorrere il vento” (2018, Morellini) e i gialli ambientati in Liguria “Delitti all’ombra dell’ultimo sole” (2020, Frilli) e “La lista di Adele” (2021, Frilli). A gennaio 2024 è uscita l’audioserie originale Faccia d’angelo, storia di Felice Maniero e della mala del Brenta, disponibile sulle principali piattaforme. E’ autrice di ”Carne e nuvole” (Morellini, 2018) una raccolta di 101 racconti brevi e della favola ”La bambina che dipingeva le foglie” (Albe edizioni, 2019). Ha pubblicato diversi racconti in antologie collettive ed è fra gli autori in Delitti di lago 3, 4 e 5 (Morellini editore).

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