INLAND EMPIRE è l’ultimo lungometraggio diretto da Lynch prima della sua morte avvenuta il 16 gennaio 2025, e sembra girato domani, e si distingue per essere l’unico della sua carriera ad essere stato girato interamente in digitale.
Lynch ci ha lasciato l’anno scorso e sembra un’eternità.
Inland è un flusso di pensieri liberi di un artista. E’un sogno di tre ore senza capo né coda, è un’opera d’arte moderna senza un inizio e una fine che non si può raccontare. E’ quello che è il cinema secondo Lynch che non richiede spiegazioni, ma solamente intuizioni, emozioni personali.
Si potrebbe parlare di mondi paralleli, di realtà e finzione che si fondono, del concetto del Tempo casuale e assoluto, fatto di frammenti ripetitivi che compongono la storia e l’unica è guardare e ascoltare, sentire.
Il film è quasi muto ora a colori ora i B/N con primissimi piani agghiaccianti, occhi sbarrati da incubo alternati a lampade da tavolo che ci illuminano d’immenso.
Altrettanto attuale è la recensione del 15 febbraio 2007 che fece sull’Espresso Lietta Tornabuoni, in cui definì “Inland Empire il film più difficile e incomprensibile di David Lynch, un “labirinto” che mescola passato e presente, mostrando una donna (Laura Dern) in pericolo in una zona periferica di Los Angeles, che è anche un vasto mondo interiore, dove i confini tra realtà e finzione si dissolvono in una complessa esplorazione della coscienza umana. – Inland Empire – prosegue Tornabuoni – è una zona residenziale ai margini di Los Angeles, ma è anche il vasto mondo interiore.
Il più difficile dei film di David Lynch, almeno sinora, è incomprensibile: brandelli di fatti del passato e del presente, una donna in pericolo (è Laura Dern di Cuore selvaggio), un film nel film con il regista impersonato da Jeremy Irons, una sceneggiatura decostruita, un amore adulterino.
Un caos simile a una mente umana. All’inizio una coppia non riconosce la propria stanza d’albergo. «Spogliati», ordina lui, e domanda. «Lo sai cosa fanno le puttane?». «Scopano», risponde lei e subito dopo la si vede piangere guardando la tv, mentre due uomini con teste da coniglio dalle lunghe orecchie s’accomodano su un divano. Corridoi, una infida vicina di casa, vento malefico, nebbie diaboliche, illuminazione bassa, immagini sgranate, lavorazione in digitale, atmosfera alla Twin Peaks: quasi tre ore.”
L’autore è enigmatico e labirintico.
E prosegue:”Meno male che Lynch è una persona gentile. Non che fornisca chiarimenti di merito («Cosa vogliano dire i miei film, proprio non lo so»), ma dà qualche spiegazione di metodo. Niente storie previste guidate verso il finale, dice: destrutturazione. Dice che il compito di un film è far sentire e provare qualcosa nel profondo, abitudine che si è ormai perduta: quando un film è forte, potente, la gente ha una reazione di rigetto, perché si spaventa. Dice che ama immergersi nel subconscio proprio o altrui; che il bello d’un film è che può raccontare un po’ di un certo aspetto delle cose che le parole non riescono a esprimere, e passare oltre.
Dice che i suoi film significano cose diverse a seconda di chi li vede, e va benissimo così: purché non siano portatori d’un messaggio o di un imperativo morale. Basta avere intuito, cioè mettere insieme intelligenza ed emozione, per comprendere ciò che prima pareva incomprensibile.”
Molteplici storie si intrecciano attraverso la città di Los Angeles, la trama appena abbozzata sfocia in un estuario di depistaggi in cui l’ordine cronologico diviene vago, dove non esistono confini tra sogni e realtà, Nikki comincia a confonderle entrambe, rivede sé stessa, scappa dietro le quinte finendo in altre realtà.
Ed è in quel momento che ci accorgiamo di essere sul set di On High in Blue Tomorrows e rivediamo la macchina da presa diretta da Kingsley. A morire è stato solo il personaggio interpretato da Nikki, Sue Blue. Terminato il film l’attrice si allontana quasi ipnotizzata, entra in una sala cinematografica, attraversa corridoi, sale e scale, ritrovandosi infine nella stanza dei conigli vista nella sitcom. Quest’ultimi, però, non ci sono più. Alla fine affronta il Fantasma, ma riesce ad ucciderlo sparandogli con una pistola,
Il cast include attori storici di Lynch come Laura Dern, Harry Dean Stanton e Justin Theroux, oltre a Jeremy Irons e l’esordiente Terryn Westbrook.
Durante i titoli di coda vengono mostrate diverse donne che ballano e cantano in playback una canzone.
Lynch ha descritto il film come «un mistero su una donna in pericolo». In un’altra intervista ha parlato del metodo che ha usato per girare il film: «non ho mai lavorato ad un progetto come questo prima. Non so esattamente come si rivelerà alla fine… Questo film è molto diverso perché non ho un copione. Ho scritto le cose scena per scena e molte di loro sono già state girate, ma non ho molto se non qualche indizio su come finirà. È un rischio, ma ho questa sensazione che tutto sia collegato, questa idea in questa stanza è in qualche modo legata a quella idea in quella stanza».
Un giorno suo fratello John gli spedì un album di ritagli che il regista era solito collezionare quando aveva cinque anni. Aprendolo, la prima fotografia che vide fu una veduta di Spokane sotto la quale c’era scritto “Inland Empire”. Questo fatto confermò ulteriormente la scelta del titolo, che secondo Lynch dovrebbe essere scritto in maiuscolo (INLAND EMPIRE).
Ha girato gran parte del film a Łódź, in Polonia, con attori locali tra cui Karolina Gruszka, Krzysztof Majchrzak, Leon Niemczyk e Piotr Andrzejewski. Ha girato anche a Los Angeles e dintorni per poi tornare in Polonia per terminare le riprese.
Lynch annunciò che da Inland Empire in poi avrebbe girato esclusivamente in digitale, non più su pellicola tradizionale. Per questo film ha usato una telecamera semiprofessionale Sony PD150.
Inland Empire è stato proiettato in anteprima mondiale il 6 settembre del 2006 alla 63ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nella sezione fuori concorso. In occasione della proiezione, Lynch è stato premiato con il Leone d’Oro alla carriera.
Il film più misterioso ed enigmatico di David Lynch che dopo questo lungometraggio e per 10 anni, “solo” cortometraggi, documentari, come tutti i ragazzi del mondo amanti del cinema, oltre a mostre, sculture e quadri, foto, musica e tanta meditazione…
Ora il film in occasione del 20° anniversario dalla sua prima uscita, torna in versione restaurata 4k sui nostri schermi.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
