di Timur Bekmambetov
con Chris Pratt, Rebecca Ferguson, Kali Reis, Annabelle Wallis, Chris Sullivan e Kylie Rogers
nelle sale dal 22 gennaio
Corre l’anno 2029. Un futuro prossimo che è già fra noi. Un uomo si sveglia confuso: è legato a una sedia (che assomiglia molto a quella elettrica) e si trova in una stanza vuota, asettica. Ci mette poco a capire dov’è, perché quel sistema giudiziario avveniristico lo conosce bene. Ha contribuito a crearlo, visto che è un poliziotto, ma non dovrebbe stare lì, perché ha sempre operato dall’altra parte della barricata. Lui, i cattivi li ha sempre catturati. Come è possibile che adesso si trovi nella posizione del criminale?

Lentamente anche lo spettatore si orienta. Siamo in una realtà virtuale più potente di quella materiale, davanti all’accusato su uno schermo parla il giudice, una donna generata da un’intelligenza artificiale avanzata. Il detective è accusato di avere ucciso la moglie. Di fronte al suo diniego, al suo proclamarsi innocente come ogni indagato, con la rapidità proprio dell’AI, il giudice virtuale sciorina le prove, le stesse che i tribunali di oggi mettono in campo, in tempi più lunghi. Ma ormai lo sappiamo, perché la usiamo anche noi, per l’intelligenza artificiale ogni ricerca è istantanea.

Sugli schermi passano i filmati delle telecamere di sorveglianza che mostrano l’uomo parcheggiare nella sede della polizia, cambiare idea, tornare a casa, entrare e uscire venti minuti dopo. Nessun altro in quel frattempo è inquadrato nei video e, quando la figlia torna, trova la madre accoltellata sul pavimento in un lago di sangue.
L’accusato ha solo 90 minuti per difendersi, tanto durano i processi nella nuova struttura e la pena scatta immediata. Deve difendersi da solo e da quel momenti inizia una partita a scacchi col giudice virtuale.
L’uomo chiede altri dettagli, ed ecco apparire video, registrazioni di telefonate, testimonianze, reperti scientifici. Come in un legal thriller ma in tempi molto più rapidi, mentre l’orologio continua il suo conto alla rovescia.

Un film d’azione che porta alle estreme conseguenze le nuove scoperte e che non è neppure troppo fantascientifico: ci sono già startup che applicano l’AI alle cause civili. Quindi il futuro è dietro l’angolo.

Lo svolgimento è serrato è interessante e gli interrogativi sono gli stessi che ci poniamo noi spettatori: davvero l’AI potrebbe sostituire un giudice? Bastano i fatti e le prove a condannare una persona? Che percentuale di errore esiste? Che cosa ha di più l’essere umano? I sentimenti, certo, che possono però anche inflluenzare negativamente un procedimento. L’uomo possiede però anche l’intuito, è attraversato da “impressioni”, ha giudizi, illuminazioni e pregiudizi. E chissà quali caratteristiche saranno destinate ad avere la meglio.

Un ottimo film d’azione, un intreccio pieno di sorprese, ogni snodo di trama studiato e giustificato. Ma a colpire di più è l’inquietudine per i progressi del digitale che stanno già sconvolgendo la nostra vita e non sembrano destinati a fermarsi. Anzi, semmai ad accelerare perché ogni rallentamento è vissuto come una sconfitta.
Arriveranno davvero i processi penali condotti da un’intelligenza artificiale come in questo film?
