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    Libri

    Com’è l’acqua? Riconoscere ogni giorno il mare invisibile del patriarcato

    simonasforzaBy simonasforza21/01/2026Nessun commento7 Mins Read
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    L’autrice e insegnante Maria Anna Di Gioia si sofferma su un dato di fatto e annota: 

    “Nelle scuole italiane i percorsi di sensibilizzazione contro la violenza e la discriminazione di genere occupano principalmente il periodo attorno alla Giornata internazionale del 25 di novembre, ma il sessismo si esprime in ogni ambito della vita quotidiana, ogni giorno dell’anno”.

    Il volume è pensato per strutturare un percorso in classe sul tema della violenza di genere a partire da un calendario di Giornate e ricorrenze note. 

    Un itinerario di conoscenze e pratiche, che copre i dieci mesi del calendario scolastico, con testi teorici e attività laboratoriali da integrare alla didattica quotidiana. Per riflettere con ragazze e ragazzi su stereotipi, conflitti e dinamiche di potere partendo dalla riflessione sulle manipolazioni culturali che ruotano attorno alle festività più popolari”.

    Fuori dagli schemi, affrontare la storia delle donne a partire da date ben precise, spesso fagocitate dal capitalismo e dal marketing che tutto vende. 

    Non dite che non ci sono gli strumenti o le tematiche che possono essere affrontate, nelle attività didattiche quotidiane. Il saggio edito da Settenove di Maria Anna Di Gioia è esattamente l’occasione editoriale per iniziare a pianificare una rivoluzione, navigando attraverso il mare invisibile del patriarcato. 

    C’è bisogno di un cambio di prospettiva, personale in primis, indubbiamente. Ma il cambiamento passa attraverso pratiche quotidiane di resistenza, a partire dal linguaggio, dai libri di testo, al contrasto della violenza di genere in tutte le sue sfaccettature. C’è davvero un ricco materiale da cui trarre spunti e vere e proprie esplorazioni, tra testi, musica, nuovi diritti e nuove soggettività. Valditara non è d’accordo? É notizia di queste ultime settimane, del via libera all’educazione sessuo-affettiva tramite consenso informato genitoriale anche alle scuole medie. Permane il rischio che i genitori blocchino e di fatto si frappongano a questi insegnamenti. Intaccate la libertà e l’autonomia dell’insegnamento, costituzionalmente sancite. La Costituzione prevede anche che siano i genitori ad avere in capo il  dovere e diritto di mantenere, istruire ed educare i figli. Ma qui si corre il rischio che si abbiano pletore di nuove generazioni escluse da una formazione fondamentale e non più rinviabile. Non possiamo permettercelo. Si tratta di porre un argine alla subcultura della violenza e dello stupro. Si pensi alle liste dello stupro che si stanno diffondendo nelle scuole e ad altri segnali da non sottovalutare. 

    Per questo cerchiamo di trovare e ritagliamoci uno spazio adeguato per lasciare che ragazzi e ragazze si esprimano e riflettano. Attivamente e con una guida sapiente dell’insegnante. 

    Lo scrivo perché saper guardare oltre gli schemi dei vecchi programmi aiuterebbe tanto gli e le studenti nella crescita e nell’esplorazione del mondo che li e le circonda. Soffermarsi sui diritti e le pari opportunità è un bisogno indifferibile. 

    Cosa può fare meglio alle giovani menti se non un approfondimento su uguaglianza, superamento di stereotipi e ostacoli che si frappongono ancora sul cammino del genere femminile? Si tratta di uscire dalle gabbie di genere e affrontare le molteplicità, l’universo, territori poco esplorati e ragionato nel quotidiano. Vedremo i loro sguardi illuminarsi di fronte a determinate scoperte. Probabilmente avremo seminato delle piccole luci di curiosità e avremo dato il via ad ulteriori avventure nella storia dell’umanità. In modo che sappiano con il giusto sguardo continuare da soli/e. 

    Per farvi un quadro più preciso della struttura del saggio guida, vi riporto l’introduzione.

    “In Italia si parla di violenza contro le donne in modo solenne e istituzionale il 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale per I’eliminazione della violenza contro le donne. Negli ultimi anni si organizzano incontri nelle scuole, si parla di violenza di genere in classe, le persone in politica fanno dichiarazioni, i giornali ne scrivono. I| resto dell’anno, la questione torna nella sua nicchia e i femminicidi continuano a realizzarsi a cadenza impressionante, derubricati a fatti di cronaca.

    Con questo lavoro ho cercato di andare oltre il 25 novembre e di analizzare la violenza sotterranea, camuffata in altre ricorrenze che diamo per scontate. senza vederne alcuni spigoli, contraddizioni, ipocrisie, retaggi storici, cercando di evidenziare il modo in cui le giornate che “celebriamo” in modo acritico spesso rappresentano la base nascosta in profondità dell’iceberg della violenza, di cui i femminicidi non sono che l’apice.

    Tre anni fa, durante le mie lezioni a scuola in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ho avuto modo di parlare in classe del report dell’Istat pubblicato il giorno prima da dipartimento per le Pari opportunità. Disegnando e commentando con le mie classi la piramide della violenza sulle donne, tutti e tutte condannavano senza esitazioni i piani alti della piramide (femminicidio, violenza sessuale, violenza fisica e verbale). Le perplessità iniziavano a presentarsi scendendo verso la base: la violenza psicologica, domestica, economica , insita nel linguaggio e nell’educazione. Non è stato facile riconoscere per loro la violenza che si nasconde in questi piani, percepire davvero l’acqua in cui nuotiamo, il grande mare del patriarcato. Per molti dei miei studenti con cui ho parlato, le ragazze con cui escono non hanno il diritto di vestirsi come vogliono (no scollature. e minigonne <troppo corte>). I cellulari delle loro compagne possono, anzi devono, essere controllati. È giusto che i lavori domestici vengano eseguiti dalle donne, perché gli uomini lavorano tutto il giorno”. La consapevolezza dell’importanza di lavorare con ragazze e ragazzi sul tema degli stereotipi e sulla violenza di genere, già presente negli anni precedenti in cui avevo lavorato alla scuola media, si è fatta sempre più urgente.

    Solo attraverso la sensibilizzazione riguardo al retaggio dei meccanismi educativi e socioculturali in cui siamo avvolte e avvolti da tempo immemore gli e le studenti, futura cittadinanza, potranno davvero contribuire efficacemente a migliorare lo status quo per tutte le persone. Altrettanto necessaria e urgente è una formazione adeguata del corpo docente, spesso non pienamente consapevole dei pregiudizi e stereotipi che attraverso il proprio lavoro contribuisce a perpetuare.

    Il progetto si dipana in sette percorsi che seguono alcuni momenti dell’anno scolastico e non, come la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’Epifania, San Valentino, la Giornata internazionale della donna, la Festa del papà, la Festa della mamma, la Giornata contro l’omobitransfobia presi come spunto per soffermarsi su alcuni macro temi fondamentali per una riflessione sulla violenza di genere sommersa e le manipolazioni culturali che spesso ruotano intorno a queste giornate, osservandole in trasparenza per far venir fuori le contraddizioni che le contraddistinguono.

    Le metodologie didattiche utilizzate privilegiano l’interdisciplinarietà, i role playing, il collaborative learning, il debate, la raccolta di articoli di giornali, pubblicità, video e immagini e la didattica laboratoriale. Si pone al centro del processo il “corpo discente”, con l’obiettivo di valorizzarne competenze e vissuto relazionale, di promuovere l’apprendimento esperienziale per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo, la riflessione, ampliando così le opportunità di costruire attivamente il proprio sapere.

    Gli strumenti di intervento proposti si basano sui bisogni di chi apprende, nell’ottica di promuovere l’apprendimento collaborativo e di agevolare lo sviluppo di competenze. Si propongono spesso lavori in piccoli gruppi per attivare il conflitto cognitivo e la ricerca collettiva di risultati riguardo alle varie problematiche. Per evitare una mera acquisizione di conoscenze, ma promuovere soprattutto abilità e competenze, tra cui quella di “imparare a imparare” nel modo più efficace possibile, le strategie e metodologie didattiche adottate sono tese a valorizzare il potenziale di apprendimento di ciascun e ciascuna studente e a favorirne l’autonomia”. 

    Un testo che ho trovato fortemente importante, anche per un approccio femminista intersezionale, e per un lavoro di costruzione di alleanze anche con gli uomini, al netto di MRA e incel, ovviamente.

    educazione Maria Anna Di Gioia scuola stereotipi violenza maschile contro le donne
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    Blogger, femminista e attivista politica. Pugliese trapiantata al nord. Equilibrista della vita. Felicemente mamma e moglie. Laureata in scienze politiche, con tesi in filosofia politica. La scrittura e le parole sono sempre state la sua passione: si occupa principalmente di questioni di genere, con particolare attenzione alle tematiche del lavoro, della salute e dei diritti.

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