di Carlos Marques-Marcet,
con Ángela Molina, Alfredo Castro, Mònica Almirall Batet
nelle sale dal 22 gennaio
Angela Molina ha 70 anni e il tempo ha lasciato molti segni sul suo bel viso che non solo ha accettato, ma orgogliosamente, rivendica, indenne da ogni ricorso alla chirurgia estetica, a differenza della stragrande maggioranza delle attrici.
Assomiglia sempre di più a Benedetta Barzini e quella ragnatela fitta di rughe racconta una vita e non intacca la sua luminosità, esaltata in questo delicato film spagnolo che affronta da un punto di vista molto particolare il tema del fine vita.

Angela Molina è Claudia, ex attrice, ex ballerina, donna capace di grandi passioni, provate e suscitate. Al suo fianco, innamoratissimo da sempre, compagno di vita e di lavoro, Flavio. Quando a Claudia viene diagnosticato un male incurabile, l’uomo non ha dubbi: se Claudia deciderà di andare in Svizzera per porre fine alle sue sofferenze, lui la seguirà. Perché la vita senza di lei perderebbe ogni senso.

Una decisione estrema, dibattuta nella coppia, che diventa dirompente quando i figli (solo di lui, solo di lei e una ragazza nata dal loro amore) lo scoprono. Fino a che punto decidere di morire è solo libertà? Di chi sono i nostri giorni?, si chiedevano i protagonisti del bel film di Paolo Sorrentino. E ciascuno è libero di dare la risposta che vuole.
Sono ormai molti i film che si interrogano sull’eutanasia, che è al centro del dibattito etico in molti Paesi. Film che hanno spesso punti in comune, ma quello che contraddistingue di questa pellicola spagnola è lo sguardo sereno sulla questione, perché quello che racconta il film, fin all’esito finale, è solo una storia d’arte e d’amore.

Negli occhi della protagonista non si spegne mai la luce, segno della persistenza dell’amore per la vita anche quando finisce e di emozioni che non sfociano mai nella disperazione.
Ed è proprio la luminosità a caratterizzare questo film punteggiato da scene di teatro e di danza. Quando Flavia è in giro per il paese, il mondo intorno a lei si trasforma con la fantasia e i passanti iniziano a ballare. In altre sequenze domina il passato coi ricordi, bellissimi, dei tanti spettacoli portati in scena dalla coppia e noi spettatori vediamo numeri di danza moderna, che ricordano il lavoro di Pina Bausch.

C’è la malattia, tema importante del film, ma c’è anche la vita dei due protagonisti, il loro passato, gli spettacoli e soprattutto il loro grandissimo amore..

Una dolcezza dei sentimenti e del talento che rende più sereno l’ultimo istante persino in quella loro scelta così estrema e così difficilmente condivisibile dai loro cari. Ma, di chi sono i nostri giorni? La libertà può essere anche egoismo? A ogni spettatore la sua risposta.
