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    Dol's Magazine
    Home»Costume e società»In questa vita tutti vendono qualcosa
    Costume e società

    In questa vita tutti vendono qualcosa

    Nurgül COKGEZİCİBy Nurgül COKGEZİCİ17/01/2026Updated:17/01/2026Nessun commento3 Mins Read
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    Cosa Vende l’Umano? Uno studio psicologico transculturale sull’economia della postura e sul significato della sessualità

    “In questa vita tutti vendono qualcosa”: un’espressione che a prima vista può sembrare cinica, ma che in realtà offre uno specchio per comprendere come ogni individuo si posizioni nella società, quali parti di sé mette in gioco e in che modo costruisce significato. Secondo la psicologia transculturale, il concetto di “vendere” non riguarda uno scambio economico, ma indica come una persona esista nel mondo e quali aspetti del proprio sé diventino visibili, riconosciuti o valorizzati.

    Ogni individuo possiede un vero e proprio “negozio interno”, modellato dalle esperienze di vita, dalla cultura, dalla famiglia e dalle norme sociali. Alcuni producono significato attraverso nobiltà, educazione, responsabilità o conoscenza, altri attraverso potere, centralità sociale o il corpo. Nessuno di questi approcci è universalmente giusto o sbagliato: il senso delle azioni si costruisce nel contesto culturale in cui si vive.

    Particolarmente complesso è il ruolo della sessualità. Spesso considerata in termini morali, in realtà il suo valore psicologico risiede nel significato che assume per l’individuo. Le prime esperienze sessuali, le reazioni dell’ambiente, la percezione di attenzione, approvazione o potere, e persino le scariche di dopamina, possono trasformare la sessualità in una competenza sviluppata e perfezionata nel tempo. Non conta tanto l’esperienza in sé, quanto ciò che essa rappresenta: per alcuni può diventare una strategia di sopravvivenza, per altri no.

    Il contesto culturale è determinante. Pratiche come la circoncisione femminile in alcune società africane, rituali di passaggio all’età adulta o celebrazioni collettive, possono essere interpretate in Occidente esclusivamente come violenza o violazione dei diritti, mostrando come la stessa azione assuma significati profondamente diversi a seconda della cultura. Questo evidenzia che le narrazioni sul corpo e sulla sessualità non sono universali, ma plasmate da tradizioni, norme e valori sociali.

    L’approccio proposto non giudica chi pone la sessualità al centro della propria vita e chi no. Alcuni traggono forza dal proprio corpo, altri no, senza che ciò rappresenti una mancanza. È una questione di scoperta personale e di postura esistenziale, non di norma sociale. La diversità psicologica va rispettata, e l’aspettativa che tutti debbano provare piacere nello stesso modo è riduttiva.

    Raramente le persone scelgono il proprio percorso in modo completamente libero: si nasce in una famiglia con ruoli già definiti e si cresce imparando a offrire alla società ciò che si sa fare meglio. Ciò che conta non è solo cosa si “vende”, ma perché lo si fa e quali aspetti del sé restano consapevolmente protetti. Per alcuni, la sessualità diventa una strategia di sopravvivenza; per altri no. Questa differenza non è una carenza, ma un’indicazione della ricchezza e complessità dell’esistenza umana.

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    Nurgül COKGEZİCİ

    Nurgul Çokgezici nasce nel 1984 in Kurdistan, nella regione dell’Anatolia. All’età di 9 anni, a seguito della diaspora curda degli anni ’90, si trasferisce in Italia, dove intraprende il suo percorso di integrazione e formazione. Completa gli studi elementari, medie e superiori in Italia, dimostrando fin da subito una forte dedizione all’inclusione. Successivamente, si laurea in Mediazione Linguistica presso l’Università UNIUMA (Umanitaria), per poi specializzarsi in Linguistica Moderna. La sua carriera accademica e professionale si distingue per una forte vocazione all’interculturalità e all’educazione inclusiva. Nurgul Çokgezici è oggi una figura poliedrica: mediatrice linguistico-culturale, psicologa, pedagogista ed educatrice socio-pedagogica. Da anni lavora nelle scuole, promuovendo progetti educativi finalizzati all’integrazione e all’inclusione. Esperienze Professionali Come mediatrice linguistico-culturale, ha collaborato con le commissioni territoriali per la protezione internazionale, operando in quasi tutte le regioni italiane. Ha inoltre svolto attività come mediatrice e interprete giurata in tribunali, prefetture, questure, ospedali e consultori, offrendo supporto a persone in situazioni di vulnerabilità.

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