di Joachim Trier
con Renate Reinsve, Stellan Skarsgard, Elle Fanning, Inga Ibsdotter Lilleaas
nelle sale dal 22 gennaio
Inevitabile definirlo bergmaniano. Perché del regista svedese questo film ha tutto. L’ambientazione, divisa fra la casa di famiglia carica di ricordi, i palcoscenici teatrali e i set cinematografici. Gli intricati legami famigliari e il doloroso, faticoso percorso per far affiorare il non detto: ricordare salva la vita, perché ciascuno di noi è il prodotto del suo passato. E poi gli affetti taciuti, i segreti, gli amori, le paure. La psicanalisi. Il rigore delle inquadrature. E una direzione d’attori impeccabile. I primi piani, gli occhi intelligenti di tutti i protagonisti, la cultura, i bambini.

Un film tradizionale, che rispetta le regole del migliore cinema europeo e che non a caso era candidato a 8 Golden Globes, ha vinto il Grand Prix a Cannes ed è in corsa per gli Oscar.
Nora (nome ibsneniano) e Agnes sono due sorelle molto legate, attrice la prima, solitaria, spigolosa, restia a lasciarsi andare nei rapporti con gli uomini; accademica e storica la seconda, più serena e “normale”, sposata e madre di un bambino piccolo.

Tutte e due sono segnate dall’assenza del padre, regista e donnaiolo che durante la loro infanzia era sempre da un’altra parte quando c’era bisogno di lui e che all’improvviso fa ritorno nelle loro vite. Sconvolgendole e obbligando le due donne a confrontarsi col passato mettendo da parte i pregiudizi e scardinando le difese.

Inizio di film molto suggestivo: la macchina da presa inquadra la bella e cadente casa di famiglia che ci viene raccontata attraverso il tema che scrisse Nora, bambina: la casa parla di sé in prima persona. Davvero un inizio magnifico e molto particolare che dà l’impronta a tutto quello che segue.
Nora è alle prese con uno spettacolo teatrale, grande acclamata attrice coi suoi fantasmi privati, compreso il terrore di salire in scena, anche se poi viene regolarmente applaudita.

Il padre, con cui ha un rapporto irrisolto, la cerca, proponendole di essere la protagonista del suo nuovo film ma Nora si rifiuta di leggere persino la sceneggiatura. Così, per una serie di coincidenze, la scelta cade su Rachel Kemp (incantevole Elle Fanning) attrice americana di grande successo, ma sedotta dal cinema europeo e alla ricerca di un ruolo più intimo.

Messe le carte in tavola, con tutti i punti interrogativi su un passato che ignoriamo e che aspettiamo ci venga rivelato, noi spettatori ci gustiamo tutto lo svolgimento. A poco a poco affiorano tanti dettagli del passato, fanno la loro comparsa personaggi secondari eppure cruciali, ci sono momenti di alleggerimento, una strizzata d’occhio su una presunta superiorità intellettuale e culturale del cinema europeo e soprattutto una compagine di attori grandiosi, di scuola classica. Renate Reinsve di sicuro prima o poi riceverà qualche proposta dagli Usa, perché è davvero di straordinaria intensità e duttilità.

Se amate le storie profonde, se vi affascinano le relazioni famigliari complesse, se avere nostalgia di Bergman, questo è il vostro film.

