EVENTO SPECIALE 12, 13 E 14 GENNAIO 2026:
Esce nelle nostre sale, a 50anni dalla sua prima uscita la versione restaurata in 4k con LuckyRed Qualcuno volò sul nido del cuculo un film drammatico del 1975 diretto da Milos Forman, con Jack Nicholson e Louise Fletcher, dopo aver trionfato alla notte degli Oscar, nel 1976 conquistando ben cinque premi Oscar — Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore e Attrice Protagonista (a Jack Nicholson e Louise Fletcher) e Miglior Sceneggiatura Non Originale (Lawrence Hauben e Bo Goldman).
Oggi, mezzo secolo dopo, il film continua a interrogare il nostro rapporto con la libertà, il potere e la normalità.
“Cuckoo’s Nest” in americano significa “manicomio” e “cuckoo” sta per “pazzo”. C’è una nota filastrocca che ci riporta a questo nome: Three geese in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuckoo’s nest “Uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo” che introduce fin da subito un’idea di destino e di imprevedibilità, con la casualità della vita che porta qualcuno a diventare pazzo o ad essere considerato tale e costituisce uno degli elementi essenziali del romanzo di Kesey.
Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Ken Kesey pubblicato nel 1962. L’autore scrisse il libro in seguito alla propria esperienza da volontario all’interno del Veterans Administration Hospital di Palo Alto, in California.
Kirk Douglas, ne acquisì i diritti cinematografici.
Il “nido del cuculo” è l’ospedale psichiatrico statale di Salem, dove nel 1963 arriva Randle Patrick McMurphy il magnetico Jack Nicholson.
È un uomo già incarcerato per comportamento antisociale e aggressioni, trasferito in manicomio affinché gli specialisti stabiliscano se sia realmente affetto da una patologia mentale o se stia simulando la follia per evitare il carcere.
Fin dal suo ingresso, McMurphy rompe l’equilibrio apparente dell’istituto: il suo atteggiamento provocatorio, ironico e anticonformista si scontra con la disciplina ferrea imposta dalla caposala Miss Ratched (Louise Fletcher), incarnazione glaciale di un potere che si esercita attraverso il controllo e la repressione.
Con grande coraggio e innovazione, il film affronta il delicato tema dei trattamenti discriminatori e disumani riservati ai pazienti psichiatrici che venivano ricoverati nelle strutture statali statunitensi, ponendo l’accento sulla paura e l’incapacità di gestire ed aiutare le persone affette da malattia mentale.
Durante il periodo di osservazione, assume un comportamento insubordinato e istiga alla ribellione gli altri pazienti: rifiuta le medicine, prende in giro gli infermieri e i degenti, si impossessa dell’autobus dell’ospedale e con altri compagni ruba una barca da pesca, fingendo di far parte di un gruppo di medici della struttura. Sotto la sua guida e grazie al suo esempio, gli altri pazienti iniziano a ribellarsi ai trattamenti vessatori degli infermieri e soprattutto della temibile caporeparto, Mildred Ratched (Louise Fletcher).
Randal stringe amicizia con gli altri degenti, in particolare con Billy (Brad Dourif), ragazzo timido e balbuziente, ma tra tutti, il legame più profondo è quello con Bromden (Will Sampson), detto “Grande Capo”, un indiano imponente che finge di essere sordomuto.
Ma quando McMurphy capirà che è impossibile cambiare realmente le cose, organizzerà la fuga.
In Italia Franco Basaglia a distanza di cinque anni del film sosteneva una rivoluzione nella psichiatria, ponendo al centro la persona e non la malattia, combattendo la reclusione nei manicomi (aboliti con la Legge 180 del 1978) per restituire dignità ai malati e promuovere il loro reinserimento sociale attraverso servizi territoriali, ascolto, cura e comprensione, trasformando l’approccio da coercizione a inclusione, come descritto in L’istituzione negata.
L’obiettivo della chiusura dei cosiddetti “manicomi” era quello di riportare i pazienti nel loro contesto sociale, istituendo sul territorio centri per la cura, la riabilitazione e l’inclusione sociale.
Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest) significa una sfida all’autorità e al conformismo all’interno di un sistema opprimente, usando il “nido del cuculo” (l’istituto psichiatrico) come metafora di una società che imprigiona l’individualità, con il protagonista (McMurphy) che “vola” sopra le regole per riaccendere la libertà e la dignità nei pazienti, denunciando la repressione e la disumanità delle istituzioni, anche di quelle che si spacciano per terapeutiche.
L’energia vitale di McMurphy viene progressivamente annientata attraverso elettroshock e, infine, con la lobotomia, atto estremo dopo aver aggredito la caposala responsabile del suicidio di Billy Bibit (Brad Dourif) un ragazzo introverso succube della madre.
Ridotto a un corpo senza coscienza, McMurphy viene liberato dalla sua condizione vegetativa proprio da Grande Capo, che lo soffoca per pietà e fugge dal manicomio, portando con sé il sogno di libertà che non hanno potuto realizzare insieme.
Qualcuno volò sul nido del cuculo denuncia ciò che nel film appare come un crimine autorizzato: la violenza esercitata su individui indifesi in nome dell’ordine e della cura.
Questa opera restaurata al cinema è un’occasione imperdibile, sia per gli spettatori che hanno amato il film fin dalla sua uscita sia per chi lo scopre oggi per la prima volta, perché è di sorprendente attualità, un’opera autenticamente sovversiva.
Un film che attraversa la condizione umana per trasformarsi in un potente inno alla libertà individuale.
Un coraggioso elogio della follia come spazio di resistenza e di immaginazione, il tutto amplificato dalle note ipnotiche della colonna sonora firmata da Jack Nitzsche.
Un film capolavoro di Milos Forman che ha segnato la storia del cinema trattando per la prima volta un argomento molto delicato, il disagio presente negli ospedali psichiatrici statali.
Strepitoso McMurphy/Jack Nicholson.
Non da meno la caposala Miss Ratched/Louise Fletcher,

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.

1 commento
Articolo molto ricco e appassionato, che restituisce tutta la potenza simbolica e umana di Qualcuno Aruba Bet volò sul nido del cuculo. La rilettura del film alla luce del restauro e del contesto storico rende ancora più evidente la sua attualità, soprattutto nel modo in cui denuncia l’abuso di potere e la disumanizzazione delle istituzioni. Interessante e pertinente il collegamento con la riforma di Basaglia in Italia, che rafforza il valore politico e sociale dell’opera. Un commento lucido su un capolavoro che continua a interrogare la nostra idea di libertà, normalità e dignità umana.