di Ierina Dabalà
Era il 5 gennaio ed anche quel giorno aveva lavorato.
Non capitava di lavorare tutti i giorni, d’inverno, ma lo chiamavano spesso per qualche lavoro all’interno delle abitazioni: uno stipite da sistemare, dell’intonaco da ritoccare, così “nono” Berto, che a quei tempi non era ancora nonno, ma un papà forte e vigoroso, si era guadagnato la giornata, non tanto, ma se lo faceva bastare. Ben diverso era d’estate quando, con i compagni, saliva sulle impalcature e lavorava dall’alba al tramonto ma, estate o inverno, il pane non mancava mai sulla tavola.
Con in tasca i soldi della giornata Berto si era fermato dal fruttivendolo a comperare un paio di aranci, una manciata di noci, un cartoccio de seme, qualche stracaganasa e un po’de bagigi* (*semi di zucca, castagne secche e arachidi), poi in latteria aveva acquistato anche qualche caramella e tutto contento s’era avviato verso casa.
Quelle leccornie, assieme a qualche pezzo di carbone, avrebbero riempito le calzette di Aldo e Orlando, i suoi bambini. Percorse con passo veloce la fondamenta dei Cerèri, e dal sotoportego entrò in corte San Marco. A sinistra, dopo il pozzo, c’era casa sua.
Tirata la maniglia… seguiamo il percorso… Il campanello era composto da una maniglia di ferro, legata ad una cordicella che da un minuscolo foro entrava dentro casa e continuava per le scale, ogni maniglia un piano… e alla fine della corda un campanello per cui, tarando la maniglia a fianco dell’uscio, suonava in casa uno squillante campanello… Allo squillo di solito qualcuno si affacciava ad una finestra e un sonoro “Chi xe?” risuonava nella calle poi, in casa… altra maniglia, altra corda da tirare, che faceva scattare la serratura della porta d’ingresso, e con questo ho finito la descrizione dell’impianto “citofoni” delle case veneziane di allora. Dunque, dicevamo, nono Berto suona il campanello di casa e gli apre sua sorella Alba.
Sale il piano di scale, entra in cucina e appoggia il pacchetto con le leccornie e dice, sottovoce. – Xe la Befana per i puteli. Dove i xei fioi? – Da to mama Marieta, perché qua la Befana la xe rivada in anticipo. Dalla camera viene fuori la Cesira e poi la Anna. – Varda che la befana ‘sto ano i te la ga fata a ti… ‘N’altro masc’io la te ga fato, to muger… Era il 5 gennaio 1914. Era nato Alfredo, il mio papà. 6 gennaio 2026
