di Paul Feig
con Sydney Sweeney, Amanda Seyfried, Brandon Sklenar, Michele Morrone
Tratto dal libro The nazi and the psychiatrist di Jack El-Hai
nelle sale dal 1 gennaio
La trama ricorda molto una serie tv, ma qui (e che sollievo) la vicenda si risolve a fine film (anche se gli elementi per il “continua” ci sarebbero tutti).

Siamo in un quartiere residenziale nei sobborghi di New York, Millie, giovane, bionda, sveglia e molto bella ha un gran bisogno di trovare un lavoro: ne andrebbe della sua libertà condizionata. Cerca disperatamente qualunque cosa ed è disposta ad accettare anche lavori umili. Ovvio che appena può cerca di non raccontare nulla dei suoi guai passati.
Quando bussa alla porta della lussuosa villa dei Winchester ha poche speranze. Il colloquio con Nina, incarnazione della casalinga modello di moda negli anni Cinquanta, procede con qualche scivolone. E invece, del tutto inaspettata, arriva l’assunzione. Raggiante, Millie si sistema nella magione. Certo, deve dormire in soffitta, la stanza è piccola e assomiglia a una cella, c’è una sola finestra sbarrata che neppure si apre e la porta si chiude solo dall’esterno. Pazienza, Nina le promette che rimedieranno.

Sembra tutti fantastico e invece ben presto la convivenza si trasforma in un incubo. Nina è imprevedibile, pretende compiti impossibili, è crudele, fa di tutto per mettere in difficoltà la giovane governante e anche la piccola Cecelia a cui dovrebbe badare è astiosa. Millie però ha bisogno di lavorare e stringe i denti, per fortuna c’è Andrew, il marito, uomo di successo e di grande fascino, l’unico che la capisce e la protegge.
E a questo punto il thriller si tinge di erotismo e seduzione, scivolando poi nel dramma a forte tensione psicologica, con colpi di scena azzeccati.

Quali sono i segreti che nasconde quel contesto lussuoso e perfetto? Come può Andrew essere innamorato di una pazza come Nina? Perché la padrona di casa è così aggressiva con la governante che fa di tutto per portare a termine anche i compiti più ingrati?
Alla finestra di quando in quando si affaccia il giardiniere italiano, anche lui molto prestante e con lo sguardo di chi sa molto più di quello che dice.
Il romanzo da cui è tratto il film, autopubblicato su Amazon, è diventato un grande successo. E se ne capiscono i motivi, perché la trama è strutturata con quei continui colpi di scena che ti fanno venir voglia di voltare pagina. Sullo schermo la tensione resta intatta e gli interpreti sono bravi a incarnare l’ambiguità dei personaggi. E lo spettatore (come già il lettore) aspetta con ansia di arrivare alla fine per capire come si aggiusterà una vicenda così complicata e pericolosa.

Il regista, che già aveva diretto con mano sicura Un piccolo favore, sa padroneggiare bene le dinamiche dei rapporti di potere fra uomo e donna e ancora meglio quelli delle donne fra di loro. Perché a volte un conflitto femminile può trasformarsi in un’alleanza e il percorso è avvincente.
Le due ore abbondanti di film passano veloci, il finale purtroppo è un po’ precipitoso e, se fosse una serie tv, di sicuro avremmo un seguito. E non è detto che anche al cinema non arrivi una seconda puntata: Una di famiglia. La vendetta.
