di Arnaud Desplechin
Il 28 dicembre 1895 si teneva la prima proiezione pubblica del cortometraggio (solo 45 secondi!) dei fratelli Lumière: le immagini in movimento dell’arrivo di un treno alla stazione de La Ciotat fecero fuggire dalla sala alcuni spettatori terrorizzati.
Il 28 dicembre è la data scelta non a caso per l’uscita di un film delizioso (fatemi usare questo aggettivo che non amo ma qui proprio ci sta bene). Un’opera unica, difficilmente definibile e estremamente personale. Un documentario, ma non solo, un film di finzione, un saggio sulla storia del cinema, ma forse solo il racconto autobiografico di uno spettatore incantato dal cinema fin da bambino. Che poi diventerà un regista mai banale.

Il consiglio è quello di lasciarsi trascinare dalla visione di Filmlovers! (Spectateurs! Nel titolo francese), senza interrogarsi più di tanto. Si verrà catturati da sequenze indimenticabili, da immagini magnetiche. Alcune le riconoscerete, il film l’avete visto e il titolo lo sapete, altre vi sono familiari ma non riuscite a risalire al film, altre invece sono suggestioni quasi oniriche, sconosciute ma ugualmente ipnotiche.
Poi, inaspettato, l’inserto autobiografico che assomiglia tanto al romanzo di Antoine Doinel, l’alter ego di Truffaut, Jean-Pierre Léaud, protagonista di tanti film. Seguiamo la storia del regista bambino e il suo avvicinamento al cinema, lo stupore e l’amore, l’ossessione per le immagini e soprattutto per la sala buia: perché il film è il cinema e non può essere fruito in nessun altra situazione che nella sala dove, anche quando sei solo, ti trovi immerso nell’immaginario cinematografico collettivo. S
olo amore, quindi, poco interesse per la tecnica e per la teoria, anche se vengono sfiorate qua e là, perché quello che si impone è la passione.

Nell’incantevole ora e mezzo del film in cui neppure un istante è superfluo passano volti di attori famosi, spezzoni di film, scorci di sale cinematografiche, teorie del cinema tutto fuso in una unica grande totale dichiarazione d’amore per quell’arte nata 130 anni fa.
E, come diceva Godard, come ribadisce Desplechin, se la fotografia è la verità, il cinema è la verità replicata 24 volte al secondo che, se colpisce al cuore, può cambiare una vita.
Il collage di immagini filmiche modifica lo sguardo sulla realtà e colonizza l’inconscio. Film dopo film la vita reale e la finzione si confondono e si influenzano a vicenda. Io personalmente sono convinta che il cinema dica sempre la verità anche e soprattutto quando mente.

Scorrono senza soluzione di continuità immagini di film amati, dall’età dell’innocenza ai capolavori della nouvelle vague e ogni volta la voce narrante (il regista) e il giovane attore che lo interpreta negli spezzoni di finzione cercano di dare una risposta a una domanda importante: cosa succede alla realtà quando viene proiettata e come cambia?
Cinema e incursioni filosofiche senza mai discostarsi dalla passione del cinefilo, anzi no è un termine sbagliato, perché in primo piano resta sempre e solo lo spettatore, che può essere sofisticato come il regista o ingenuo come il ragazzino che uscito dalla sala in cui ha visto un western inizia a giocare sparando agli anici.
Partito come documentario, Filmlovers! è poi diventato qualcosa di più stratificato dove noi col regista veniamo investiti da mille immagini, da mille ricordi. Il cinema è molte cose assieme, la voglia di rivedere un film, la voglia di girarlo e sempre il languore del lasciarsi andare permettendo ai sobbalzi del cuore, alla lacrima e alla paura, di avere la meglio. E che sia cinema d’autore o cinema popolare poco cambia: a vincere per lo spettatore sarà sempre l’emozione.

