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    Dol's Magazine
    Home»Costume e società»Cultura»Film»Father mother sister brother
    Film

    Father mother sister brother

    Erica ArosioBy Erica Arosio22/12/2025Updated:22/12/20252 commenti4 Mins Read
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    di  Jim Jarmusch

    con  Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Sarah Greene, Indya Moore, Luka Sabba, Françoise Lebrun

    Tre luoghi distanti, New Jersey, Dublino, Parigi. Tre storie scollegate. Tre vicende di relazioni famigliari irrisolte. A sovrintendere a tutto l’eleganza sofisticata di uno dei più amati registi indipendenti americani accentuata dal marchio Saint Laurent che è fra i produttori.

    Chi l’avrebbe detto ai tempi di Stranger than paradise o del meraviglioso (il mio preferito) Dead man che anche fra gli arrabbiati avrebbero fatto irruzione YSL e il mondo del lusso. Il fatto è che si cambia, cambiano gli arrabbiati e cambia pure il settore cinque stelle che ai contestatori guarda con simpatia, sapendo bene che gli antagonisti non rappresentano nessun pericolo, anzi, possono diventare preziosi alleati in un mondo dove tutto è fluido e indistinto.

    I tre episodi hanno al centro rapporti famigliari all’insegna del non detto. Nel primo due figli vanno a trovare il vecchio padre (uno stellare Tom Waits) che sembra mal messo. La casa è in disordine, la macchina parcheggiata nella neve chissà se si accende, nella dispensa solo acqua e forse in fondo a un cassetto due bustine di caffè. Il figlio lo sta aiutando molto, la figlia è più distante, ma i discorsi fra di loro sono fatti più di silenzi e imbarazzi che di parole. Ci sarà un segreto? Sì, c’è, nel finale inaspettato ed è l’unico episodio a utilizzare la narrazione tipica del cortometraggio che gioca tutto sulla sorpresa finale.

    Nel secondo abbiamo due donne, una molto tradizionale, l’altra più eccentrica che vanno in visita dalla madre (la vedono una volta all’anno), scrittrice di successo, che ha una bellissima casa molto radical chic. Di certo le due figlie hanno vissuto male la grandeur materna, ma nella conversazione, anche qui densa di rimozioni, non si svelerà niente. In attesa del prossimo tè coi pasticcini, dopo dodici mesi.

    Terzo episodio, due gemelli si ritrovano a Parigi per andare un’ultima volta nell’appartamento dei genitori, periti in un incidente aereo nel cielo delle Azzorre. I due fratelli si vogliono bene, di pancia, perché in realtà sanno poco uno dell’altro e ancora meno, scopriremo, conoscono la vita dei genitori.

    Lo sguardo di Jim Jarmusch sulla famiglia trasuda sarcasmo e cinismo. Il film, che ha anche scritto, non racconta niente di buono sulla famiglia di nascita ma lo si sa, il cineasta ha sempre creduto di più in quella d’elezione: le persone che sei tu a sceglierti per crearti la famiglia più vera.

    L’aspetto più interessante di questo film sofisticato che ha vinto il Leone d’oro all’ultima mostra di Venezia è l’aspetto formale: è girato maledettamente bene. Ogni immagine è una meraviglia. E i tocchi registici che collegano le tre storie sono ingiustificati eppure perfetti. Ne evidenzio solo qualcuno, ma vi propongo di scoprirne altri, come in un gioco enigmistico (in verità l’aspetto ludico è molto presente nel film).

    In tutti e tre gli episodi fanno la loro comparsa, solo come firma registica, dei giovani in skateboard, filmati al ralenti. Appaiono e scompaiono, senza alcun impatto nella vicenda. Simboleggiano un pericolo incombente? Sono solo coreografia? O sono solo il frutto dell’innamoramento di Jarmusch  per quelle sequenze?

    Un’altra costante dei tre episodi sono bellissime riprese dall’alto di alcuni dettagli, come sofisticati still life. Parimenti, nelle tre storie, a un certo punto arriva la proposta di brindare, ma non c’è niente con cui farlo, solo acqua, caffè o the. Forse il regista ci sta dicendo che nelle famiglia in realtà non c’è mai motivo di brindare.

    E ancora, ci sono colori ricorrenti negli abiti dei protagonisti, viola o rossi, toni forti e passionali. Forse  perché nelle famiglie il massimo della passione sta nei vestiti e non certo nelle emozioni condivise?

    Si parla molto (troppo) di Rolex, in dialoghi nonsense che ricordano certe tirate di Quentin Tarantino. Questione di product placement, ma anche quel certo gusto per il surreale che ha sempre caratterizzato il cinema di Jarmusch.

    In conclusione: molta eleganza, molta bravura, attori eccellenti ma purtroppo un contenuto molto arido e di nessuna generosità.  

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    Erica Arosio

    Erica Arosio, milanese, una laurea in filosofia, giornalista, scrittrice, critico cinematografico, è mamma di due figli meravigliosi, Mimosa e Leone. è stata a lungo responsabile delle sezioni cultura e spettacolo del settimanale «Gioia» e ha curato per vari anni la rubrica cinema di «Radio Popolare». Autrice di una biografia su Marilyn (1989 Multiplo, poi 2013 Feltrinelli Real cinema, in cofanetto con il dvd «Love, Marilyn»), ha collaborato a varie testate, fra cui «la Repubblica» e «Il Giorno». Nel 2012 esce il suo primo romanzo, “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga, poi Baldini & Castoldi, 2014). Con Giorgio Maimone scrive una serie di gialli ambientati nella Milano degli anni 50 e 60: “Vertigine” (Baldini & Castoldi, 2013), “Non mi dire chi sei”, “Cinemascope” , “Juke-box” e il racconto “Autarchia” nell’antologia “Ritratto dell’investigatore da piccolo” (tutti per Tea), “Macerie” (2022, Mursia), “Mannequin” (2023, Mursia) Sempre con Giorgio Maimone ha scritto “L’Amour Gourmet” (Mondadori, 2014), un romanzo sentimentale ambientato nella Milano degli anni Ottanta, il mémoire sul ’68 “A rincorrere il vento” (2018, Morellini) e i gialli ambientati in Liguria “Delitti all’ombra dell’ultimo sole” (2020, Frilli) e “La lista di Adele” (2021, Frilli). A gennaio 2024 è uscita l’audioserie originale Faccia d’angelo, storia di Felice Maniero e della mala del Brenta, disponibile sulle principali piattaforme. E’ autrice di ”Carne e nuvole” (Morellini, 2018) una raccolta di 101 racconti brevi e della favola ”La bambina che dipingeva le foglie” (Albe edizioni, 2019). Ha pubblicato diversi racconti in antologie collettive ed è fra gli autori in Delitti di lago 3, 4 e 5 (Morellini editore).

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    2 commenti

    1. Francesca on 16/01/2026 17:19

      Un Jim Jarmusch silenzioso, levigato, quasi museale. Tre racconti di legami familiari che non si sciolgono mai davvero, ma vengono solo spostati, archiviati con cura. Minimalismo, pause, non detti: tutto il marchio di fabbrica è intatto, ma qui non ha più il sapore della ribellione, bensì quello di uno stile diventato lusso. Anche il dolore è attenuato, filtrato da un’eleganza controllata.

      Reply
    2. Erica on 16/01/2026 22:42

      Infatti. Molto troppo elegante. Chissà: avrà avuto un peso Yves Saint Laurent alla produzione?

      Reply
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