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    Home»Scrivilo su dol's»TE CARENTE
    Scrivilo su dol's

    TE CARENTE

    Renata BalducciBy Renata Balducci18/12/2025Updated:18/12/2025Nessun commento5 Mins Read
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    TE CARENTE: per sorseggiare i tuoi difetti, le tue imperfezioni, le tue debolezze e le tue carenze

    Scrivi…

    • …quali pensi siano i tuoi più grandi difetti.
    • …quali difetti ti attribuiscono le persone che ti conoscono.
    • …Scegli uno o più difetti che ti sono stati attribuiti e prova a difenderti da queste accuse.
    • …Elenca i difetti che proprio non tolleri nelle altre persone.
    • …Quali difetti, osservati negli altri, ti sembrano a volte delle qualità?
    • …di un difetto che non vorresti mai possedere.

    Lasciati ispirare da altre scritture:

    “Io sono quello che non ce la faccio.
    Sono stanco, anzi, stanchissimo. La vita moderna ha dei ritmi e delle pretese che tenerci dietro, io non ce la faccio. Oppure no.
    Io sono esaurito. Ho finito, nel breve volgere di sette lustri, l’energia vitale che mi è stata concessa.
    Sono scarico. Sembro vivo ma sono morto. Oppure no.”

    P. Nori, Bassotuba non c’è, Einaudi 2000

    “Mi hanno detto che parlo troppo e che parlo troppo poco, o che parlo a sproposito. Che sono troppo espansivo o troppo chiuso. Che manco di autostima o che mi do troppe arie. Che sono un moderato, che sono un ammosciato, che non ho carattere. Che sono un estremista, che non so mediare. Che sono sciatto o che bado troppo all’apparenza. Che sono glaciale, che sono troppo passionale. Cristo, mi chiedo: che diavolo sono?”

    r.b.

    “So che mi accusano di superbia, e forse di misantropia, o di pazzia. Tali accuse (che punirò al momento giusto) sono ridicole. È vero che non esco di casa, ma è anche vero che le porte, il cui numero è infinito, restano aperte giorno e notte agli uomini e agli animali. Entri chi vuole. Non troverà qui lussi donneschi né la splendida pompa dei palazzi, ma la quiete e la solitudine. E troverà una casa come non ce n’è altre sulla faccia della terra…”
                                      J.L. Borges, La casa di Asterione, in L’Aleph, Feltrinelli 1982

    “Il fatto che io vada abitualmente in giro vestita e truccata come un posticipo di Halloween- impermeabile nero, rossetto viola, ciuffo sugli occhi, unghie color ho- fatto- a- brandelli- la- strega- dell’Ovest- è un po’ la mia dichiarazione di guerra al mondo, mi è stato fatto notare. Piacere alla gente non è esattamente il mio forte. D’altra parte, nemmeno il forte della gente sembra essere piacere a me.”

    Alice Basso, La scrittrice del mistero, Garzanti

    “Se penso a me da piccola, vedo solo una bambina con un difetto della vista: la bambina “difettosa”. Una bambina con una massa di capelli castani ferma a guardare il cielo, immobile in un cappotto beige, sul marciapiede che segna la fine della periferia e l’inizio dei campi pieni di sterpaglie e gru. Le montagne in lontananza e lei che lascia impronte unte sul vetro degli occhiali e vede le cime velate di bianco che si distorcono, vede i raggi del sole che vorticano in spirali, vede i cespugli che prendono vita e urlano ad ogni clacson.

    Se guarda fisso un oggetto qualsiasi, questo prende vita.

    Potessi spostare gli oggetti con lo sguardo. Potessi spostare me stessa. Allora volerei via.  Via, fino a dove la neve sembra schizzare al contrario, su verso il cielo.

    C’era stato perfino un periodo in cui si aggirava con l’occhio sinistro chiuso da un tappo di gomma e i compagni di scuola la chiamavano “Dayan”. Il color carne della plastica, la saliva sbavata sulla ventosa prima di premerla sulla lente degli occhiali. E l’odore, l’odore fastidioso della gomma.

    Nascondeva gli occhiali, prima di andare a scuola, dietro i portafotografie appoggiati sui mobili dell’entrata. Quando non ci riusciva, le davano così fastidio che, per vedere, era costretta a sbirciare con l’unico occhio sano attraverso lo spiraglio lasciato dal ponte tra le due lenti.

    Il trucco che, secondo l’oculista, le avrebbe permesso di ritrovare la vista consisteva nel chiudere I ‘occhio che poteva vedere per lasciare I ‘altro, da solo, a sbrogliarsela tra visioni sfocate. La fatica, il lavoro perseverante, l’impegno dell’occhio sbagliato, l’avrebbe portato a redimersi, a trovare la via della “giusta visione”.

    Occhio ti odio. Ti odio perché vaghi senza controllo. Ti odio perché non sei capace di piegare nulla se non la mia volontà. Occhio Pinocchio. occhio che mente, deve cambiare (…)”.

    R. B.

    “Non ho finito le scuole superiori; ho solo cazzeggiato in campagna per qualche anno, lavorando dove capitava, provandoci con le ragazze. Ciò significa che sono sacrificabile, un “soldato zero”: zero istruzione, zero competenze particolari, zero responsabilità al di fuori del mio paese. C’è questo modo di dire: “Se un soldato zero deve ricorrere a una granata per salvarsi la pelle, non dovrebbe sprecare la granata.”

    “Sacrificabile” potrebbe sembrare una brutta parola per descrivere la propria vita, se non fosse che io la trovo liberatoria. Il modo in cui spazza via ogni pressione del divenire. Il modo in cui ti chiede solo di essere.”

    Kaveh Akbar, Martire!, La nave di Teseo

    Spunti di lavoro

    • Prova a immaginare i tuoi difetti in modo diverso, guardandoli con occhi più clementi: la tua “ciccia” potrebbe diventare una morbidezza accogliente, la tua “svagatezza” un’aria da romantica sognatrice, ciò che percepisci come “non essere all’altezza” la qualità principale di una persona non arrivista. Basta cambiare punto di vista!
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    Renata Balducci

    Renata Balducci - Insegnante nella scuola primaria per 40 anni in Italia e all'estero, amante delle parole e delle diversità.  Ha pubblicato il libro "Scrivere di sé" con Sonda nel 2005. Ha lavorato alla redazione di testi didattici per Giunti Scuola oltre a collaborare alla "Vita Scolastica" per diversi anni con le programmazioni mensili di lingua, italiano L2 e intercultura. Ha collaborato anche con ICDL (International Children's Digital Library), Traduttori per la Pace, Radio Mundo Real e Selvas. Attualmente lavoro in un CPIA (Centro per l'istruzione degli adulti) di Torino.

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