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    Home»Costume e società»Cultura»Film»Monsieur Aznavour
    Film

    Monsieur Aznavour

    Erica ArosioBy Erica Arosio15/12/2025Updated:15/12/2025Nessun commento4 Mins Read
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    di  Mehdi Idir e Grand Corps Malade

    con Tahar Rahim, Marie-Julie Baup, Bastien Bouillon

    nelle sale dal  18 dicembre

    Tahar Rahim è un attore mimetico. Il nome non vi dirà forse molto, però di sicuro avrete visto qualche suo film. Ad esempio il magnifico Il profeta, di Jacques Audiard che lo aveva lanciato e lì era messianico. Disturbante, spaventoso, imperturbabile e ambiguo serial killer era invece nella serie televisiva The serpent. Trasformandosi, lui algerino, nel cantante più francese di tutti (ma era armeno) è bravissimo e convince persino quando canta le canzoni di Monsieur Aznavour. Così come lascia senza parole Marie-Julie Baup che presta la sua voce a Edith Piaf, che ha avuto un ruolo cruciale nella carriera dello chansonnier.

    1200 canzoni interpretate, 180 milioni di dischi venduti, pagato per i concerti negli Stati Uniti come Frank Sinatra, Aznavour in tanti anni di carriera (scomparso nel 2018 a 94 anni) ha incarnato la voce francese nel mondo.

    L’appassionato, accurato biopic di Mehdi Idir e Grand Corps Malade è costato un lavoro di ricerca grandissimo per gli autori e un impegno altrettanto oneroso da parte di tutti gli interpreti. La storia inizia da un’idea del produttore Jean-Rachid Kallouche che è il marito della figlia di Charles Aznavour .

    Cominciamo da Tahar Rahim, perfezionista come il grande autore che interpreta e a cui dà anche la voce nei concerti: per esserne all’altezza ha studiato otto ore a settimana per sei mesi, ha continuato a prendere lezioni durante le riprese e si è esercitato al pianoforte a lungo.

    Il film ripercorre tutta la vita di Aznavour, dall’infanzia poverissima ai grandi successi. Figlio di un rifugiato armeno che gestiva un ristorante, famiglia numerosa e molto povera, il piccolo Charles si dà da fare fin da bambino per aiutare la famiglia. In casa si canta, si balla e si suona, ma solo per piacere, senza farne un lavoro. Il giovane Charles inizia per caso come attore bambino e anni dopo si esibisce con Pierre Roche, simpatico dandy parigino, suo grande complice nei primi tempi di carriera.

    Charles però ha qualcosa in più di Pierre, è ambizioso, inquieto e in lui arde il fuoco non solo dell’arte ma del successo. O forse è il bisogno di riscatto e riconoscimento, a dispetto di tutti quelli che agli inizi lo disprezzavano per i suo 164 cm di altezza, per la voce roca, per il viso irregolare. Voleva farcela e doveva farcela.

    Cruciale si rivelerà l’incontro con Edith Piaf, tiranna e generosa, che lo prende sotto la sua ala protettiva e gli dà i consigli giusti per il successo: se vuoi farcela devi mettere il lavoro al primo posto, non fare sconti a nessuno e impegnarti costantemente. Devi avere una volontà inflessibile perché nel successo il talento conta al dieci per cento, il resto è solo lavoro e fatica. Aznavour ascolta e impara.

    Amante delle donne, gran seduttore, ha compagne, mogli, avventure di una notte, figli illegittimi, ma al centro della sua vita resterà sempre il lavoro. Senza, morirebbe.

    Nel corso della sua lunga carriera, rimane curioso e attento a tutto, anche ai giovani e alle nuove tendenze, persino al rap e allo slam. Sarà anche uno dei primi a notare Johnny Hallyday, così diverso da lui e gli restituirà le attenzioni che Piaf aveva avuto per lui.

    Una volta accompagna il suo autista gay in un club per omosessuali. In scena un travestito canta una canzone struggente, Aznavour ne resta impressionato e la fa sua: la canterà mantenendo la prima persona, parlando di sé al femminile. La canzone è Comme ils disent che resta meravigliosa ancora oggi.

    I suoi testi sono ricchi di note autobiografiche, una sorta di lunga emozionante autobiografia in musica.

    Appena accennata la sua carriera cinematografica che è stata ricca, infatti ha girato  50 film, ma i registi del biopic hanno condensato l’esperienza in una sola sequenza, quella del suo lavoro più significativo: Tirez sur le pianiste, in cui appare anche il regista, l’indimenticabile François Truffaut.

    Passionale, ossessivo, geniale, con una vena di malinconia che l’ha accompagnato per tutta la vita, Aznavour viene omaggiato con affetto dai due registi che lo avevano anche conosciuto e avevano cantato con lui.

    Le due ore di Monsieur Aznavour raccontano non solo una vita ma anche decenni di storia francese e europea, con squarci sull’esilio degli armeni e sulla Seconda guerra mondiale.

    Bravissimi i due protagonisti nel ruolo di Aznavour e Edith Piaf: per apprezzarli al meglio raccomando la visione del film in lingua originale con i sottotitoli.

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    Erica Arosio

    Erica Arosio, milanese, una laurea in filosofia, giornalista, scrittrice, critico cinematografico, è mamma di due figli meravigliosi, Mimosa e Leone. è stata a lungo responsabile delle sezioni cultura e spettacolo del settimanale «Gioia» e ha curato per vari anni la rubrica cinema di «Radio Popolare». Autrice di una biografia su Marilyn (1989 Multiplo, poi 2013 Feltrinelli Real cinema, in cofanetto con il dvd «Love, Marilyn»), ha collaborato a varie testate, fra cui «la Repubblica» e «Il Giorno». Nel 2012 esce il suo primo romanzo, “L’uomo sbagliato” (La Tartaruga, poi Baldini & Castoldi, 2014). Con Giorgio Maimone scrive una serie di gialli ambientati nella Milano degli anni 50 e 60: “Vertigine” (Baldini & Castoldi, 2013), “Non mi dire chi sei”, “Cinemascope” , “Juke-box” e il racconto “Autarchia” nell’antologia “Ritratto dell’investigatore da piccolo” (tutti per Tea), “Macerie” (2022, Mursia), “Mannequin” (2023, Mursia) Sempre con Giorgio Maimone ha scritto “L’Amour Gourmet” (Mondadori, 2014), un romanzo sentimentale ambientato nella Milano degli anni Ottanta, il mémoire sul ’68 “A rincorrere il vento” (2018, Morellini) e i gialli ambientati in Liguria “Delitti all’ombra dell’ultimo sole” (2020, Frilli) e “La lista di Adele” (2021, Frilli). A gennaio 2024 è uscita l’audioserie originale Faccia d’angelo, storia di Felice Maniero e della mala del Brenta, disponibile sulle principali piattaforme. E’ autrice di ”Carne e nuvole” (Morellini, 2018) una raccolta di 101 racconti brevi e della favola ”La bambina che dipingeva le foglie” (Albe edizioni, 2019). Ha pubblicato diversi racconti in antologie collettive ed è fra gli autori in Delitti di lago 3, 4 e 5 (Morellini editore).

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