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    Dol's Magazine
    Home»Costume e società»La sfera maschile
    Costume e società

    La sfera maschile

    simonasforzaBy simonasforza15/12/20251 commento11 Mins Read
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    Mal me ne incolse. Quella volta che ho incontrato la manosfera e tutti i suoi accoliti. Ho iniziato a incontrare greggi di redpill ambulanti quando ho iniziato a parlare di riforma del codice penale all’art. 609bis sul consenso sessuale. Apriti cielo. Le parole “libero e attuale” hanno scatenato i più reconditi pensieri. Per non parlare della legge sul femminicidio, ritenuta “anticostituzionale, che ricorda le leggi razziali”.

    In tutti questi anni, non avevo mai assistito sul mio profilo Facebook a un fenomeno tanto massiccio e organizzato. Nemmeno la mia militanza politica ha mai sortito tanto astio, tutto insieme. Poi ho condiviso un articolo sul tema di Letizia Pezzali, pubblicato su Domani. E’ iniziato così un esperimento social molto interessante. Banno ma tornano ancora più determinati. Non solo sono apparsi numerosi seguaci che mi appellavano nazifeminista e in altri simili modi, ma si sono palesati anche incel e MRA (attivisti per i diritti degli uomini). Non c’è bisogno di seguire redpillatori o pagine a tema, basta leggere qualche commento per capire su che pianeta abitano.

    Facciamo un passo indietro, la manosfera è un habitat variegato in cui gli uomini vivono immersi, che va al di là della cultura patriarcale. Per loro i rapporti e le relazioni uomo-donna si basano sulla violenza, sull’incomunicabilità, sull’ostilità aperta. Secondo il Collins Dictionary: “Un agglomerato di blog, siti web e forum dedicati a questioni maschili”, che comprende una gamma più ampia di contenuti incentrati e rivolti agli uomini. Si parte da quelli incentrati sull’auto-miglioramento e sulla forma fisica a quelli esplicitamente violenti e misogini. Gente che finisce col credere veramente che le donne siano delle Erinni misandriche e vendicative.

    Qui e qui alcune indagini del Regno Unito a proposito di Manosfera.

    Gli uomini si sentono davvero minacciati dalle donne, esseri orripilanti che li sottomettono, li sfruttano, li manipolano e li violentano. Sì,  ci accusano di non parlare della violenza delle donne sugli uomini. Si sentono schiacciati in un mondo che non ha più punti di riferimento solidi e sicuri e se la prendono con le donne, si inventano dati e fenomeni di sana pianta, finendo per crederci. Sì, il mondo al contrario. Vi riporto un commento maschile tra i tanti che mi arrivano:

    “Le verità che voi femministe non volete vedere è che le politiche genitoriali e sociali sono talmente sbilanciate e a sfavore degli uomini che questi ormai non solo non vogliono fare figli, ma oggi si insegna agli uomini a evitare le donne, se non per rapporti occasionali.

    Il bello è che voi chiamate tutto questo “parità”, quando nella realtà avete creato un sistema di privilegi femminili, in cui per voi esistono diritti e per noi solo obblighi.

    Se si iniziasse a dare agli uomini il diritto di scelta, e non solo l’obbligo di pagare le conseguenze delle scelte femminili, si avrebbe un deciso aumento del tasso di natalità.

    Perché, dietro le favole femministe, se oggi c’è un oppresso nel mondo occidentale, quello è proprio l’uomo”.

    Siamo arrivati al punto che sono le idee femministe ad essere tossiche, fonte di rovina e di guai per l’idilliaco mondo del passato, laddove ognuno aveva un posto ben definito e le donne stavano al loro posto. Ovvero a casa, zitte e mute, a fare figli. Dicevo, l’esperimento è talmente ben riuscito che ho collezionato tutta la serie completa di commenti forbitamente decorati da maschi imbufaliti.

    Li ho visti come in un acquario, come quello di fantozziana memoria, tutti con il loro corredo di ammennicoli ideologici, compreso il razzismo, che tende a spostare in un magico altrove straniero ed estraneo le cause della violenza maschile sulle donne italiche.

    Ovviamente, delle donne non gliene frega niente, gli interessa solo il vessillo italico sotto cui militano. A mio parere, tale rigurgito in grande stile è supportato dal governo del Paese, che vende quotidianamente notizie e propaganda delle più retrive. Basta seguire un po’ rete 4 e si hanno tutti gli argomenti a disposizione. I seguaci della manosfera si sono risvegliati grazie alla pillola rossa (povere sorelle Wachowski) e hanno scoperto il gioco delle femminazi terribili. Loro le vittime di un sistema architettato da donne implacabili e che li evirano di continuo, su più fronti.

    E allora eccoli organizzati in squadracce, che riempiono la rete con i loro deliri, con l’aiuto anche di qualche donna affiliata. Dietro c’è tutto il mondo dei padri separati, dei violenti che non ammetteranno mai di esserlo, dei padri che vogliono continuare a fare i padri anche se sono violenti con le donne. Non c’è molto di più se si scava nei profili. Non è vero che sono bot o troll, sono persone reali in molti casi, d’altronde il web, i social sono pieni di gruppi e pagine misogine e violente. I numeri di gruppi come Phica o miamoglie sono solo la punta dell’iceberg. Altro tema a loro molto caro è la riproduzione e i diritti riproduttivi: la nostra autodeterminazione gli sta molto stretta, così come la nostra possibilità di scelta in tema di maternità. Lo chiamano totalitarismo riproduttivo di genere. Quindi sono affini ai gruppi nochoice e no tutto, compresi ambienti novax.

    Quindi, imprimiamoci bene in testa che la manosfera, con tutti i suoi abitanti: esiste, è un parallelo perfetto della realtà, anche se agisce molto sui social. Ma anche gli incel, che sostengono che alle donne piacciono i violenti e non gli uomini garbati, sono tra noi, non sono degli extraterrestri o il prodotto dell’Ai. Nemmeno la notizia che l’università La Sapienza è stata riconosciuta parte civile nel processo per il femminicidio di Ilaria Sula è stata lasciata intonsa. Un’ondata di commenti che spostano le responsabilità su una fantomatica violenza che viene da fuori. Pensano davvero che la violenza non abiti qui, che non sia un fenomeno trasversale e universale. Eppure gli ultimi dati Istat parlano chiaro. 

    I dati del 2025 confermano una situazione preoccupante sulla violenza contro le donne in Italia, con circa 6,4 milioni di donne (il 31,9%) tra 16 e 75 anni che hanno subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita; i numeri restano stabili rispetto al 2014 ma si nota un aumento della violenza sessuale tra le giovanissime (16-24 anni), soprattutto da parte di ex partner e non partner, e crescono gli accessi al pronto soccorso, mentre la maggior parte delle vittime non denuncia per paura delle reazioni dell’aggressore, che rimane partner o ex partner nel 70% dei casi. 

    I numeri non consentono di pensare che il fenomeno sia estraneo o minoritario nella cultura autoctona, anzi. Se non ne si comprende la natura onnipresente, non faremo alcun passo in avanti. Si chiama patriarcato, anche se il termine crea allergie immediate e irrefrenabili a molti. Non ci sono parole in grado di riassumere meglio la broda culturale in cui tutti e tutte siamo immersi/e.

    Persino la pedofilia rischia di essere sdoganata e naturalizzata da questi gruppi di uomini che rivendicano il diritto di possedere le donne, di qualsiasi età, e a qualsiasi costo. Qui un esempio di commenti e di discussione. Non siamo moraliste e bigotte come qualcuno ha commentato. Siamo dalla parte delle ragazze e della loro libertà sessuale. Ma non ci stiamo a essere manipolate, soggiogate, stuprate inpunemente da uomini che tuttora ci considerano come meri oggetti sessuali. La legge deve proteggere i soggetti più a rischio di subdoli atti volti a carpirne il consenso. Non vi può essere consenso libero e attuale se c’è oppressione, pressione, coercizione mentali dovute alla differenza di età, per esempio e per collegarci al recente caso di cronaca. In alcuni casi si tratta di pura e grave pedofilia. Non occultiamo mai la violenza su donne e minori. Vi consiglio il prezioso lavoro di Patrizia Romito Un silenzio assordante.

    Non crogioliamoci nell’idea che tanto sono ondate social contenibili, questi soggetti non stanno più solo ammorbando il loro nucleo familiare, ma si spingono oltre, con la loro subcultura tossica. Io li lascio argomentare, per osservarli e ragionarci su. Sembrano organizzati come lampadine in serie,  comunicano tra loro per commentare contenuti che li riguardano, come solo gli uomini sanno fare. Solo raramente li ho visti dividersi tra incel e MRA. Si sostengono a vicenda, si danno consigli, cercano insomma di affiliare nuovi adepti e di ridurre la loro fame di attenzioni. C’è chi nega l’appartenenza, ma per lo più sono fieri di ciò che sono. C’è anche chi è semplicemente a destra destra e si divincola in un mondo che sta cambiando. Perché, che lo vogliate o no, il mondo sta andando in una direzione di sempre maggiore consapevolezza delle donne. Di tornare indietro proprio non ne vogliamo sapere.

    Gli uomini sentono il bisogno di rifugiarsi nel mondo della pillola rossa, che li inquadra, li fa sentire in compagnia di camerati sodali. Il senso di organizzazione li fa sentire più forti, il gruppo che si muove a sciame, li sostiene e li ritempra. Si sentono vittime delle donne e hanno bisogno di ritrovare il loro rassicurante potere della forza e della violenza. Superare la solitudine (grande come una casa), le sconfitte, i fallimenti, l’emarginazione, e trovare il capro espiatorio, ossia le donne. L’oggetto’ per loro più alla portata, più vicino anche dal punto di vista simbolico. Come ho letto in uno dei tanti commenti, “la maggior parte delle donne nasce marcia dentro… hanno solo potere distruttivo, incapaci di creare niente di buono.. dovete ringraziare noi uomini per tutto ciò che avete, ci partorite, STOP”.

    Attenzione che non sono fenomeni isolati, così come non lo è la violenza maschile sulle donne. Sono una bolla rumorosa che è proprio accanto a noi, nelle nostre vite quotidiane. Sono reali anche se si addestrano online. Ciò che sta accadendo in Paesi come la Svezia è assai vicino e reale, il loro obiettivo e terrorizzarci e ricacciarci a casa, fuori dallo spazio pubblico. A furia di hate speech, il clima diventa infuocato, tanto da far temere per la propria incolumità. Non siamo e non vogliamo essere bersagli umani. Dietro il turpiloquio e i deliri ci sono uomini normalissimi, ordinari, padri, figli, nonni, stimabili professionisti, membri delle forze dell’ordine, insomma, tutte persone che la società non considererebbe mai pericolose. Il rancore e la solitudine sono due pericolose ceneri che covano sotto la normalità quotidiana di individui ritenuti irreprensibili e dalla facciata immacolata. Non hanno problemi solo nella sfera affettiva e relazionale, sono un problema sociale reale, di cui farci carico, come società.

    Non capire cosa c’è che bolle nella società potrebbe essere un errore fatale. Per il contrasto alla violenza Maschile contro le donne occorre tenere presenti certe dinamiche. Potrebbe e dovrebbe essere oggetto di attenzione politica, purché lo si attenzioni in un’ottica di genere. Non possiamo accostare i semplici odiatori da tastiera con un sistema molto più ramificato come la manosfera. 

    È bello vedere che ci sono giovani uomini che cercano attivamente alternative al tipo di mascolinità tossica mostrata online, ma rischiano di venire facilmente fagocitati da tutto il materiale e l’immaginario che dilaga in rete e che spaccia le pillole rosse misogine e violente. All’estero se ne parla parecchio. Da noi è difficile parlare di prevenzione, dialogo, decostruzione di stereotipi e della subcultura dello stupro e della violenza. Peggio sarà quando andrà in porto definitivamente la riforma Valditara con la supervisione degli adulti all’educazione sessuaffettiva nelle scuole. Gli adulti che dovrebbero dare l’assenso sono gli stessi che frequentano la manosfera, e che non fanno altro che sproloquiare in rete contro le ‘nazifemministe’, ovviamente. Sono gli stessi che non perdono l’occasione di fare battute sessiste al lavoro contro le colleghe o altrove, del tutto indisturbati nel loro acquario maschilista e pieno di pesci solidali. Vi vedo da qui, dal mio piccolo osservatorio personale, timidi timidi quando c’è da mostrare solidarietà a una donna. Siete anche voi parte della manosfera. Chi si tira fuori ne è parte. Vedete, il femminismo non vuole cambiare il genere maschile, ma la cultura tossica di cui è portatore, in buona compagnia femminile. Non ce l’abbiamo con i cromosomi maschili, bensì con la cultura. Non siamo infatti convinte che sia una questione di genetica. Vogliamo cambiare, cambiare insieme.

    femminismo incel manosfera manosphere MRA redpill
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    Blogger, femminista e attivista politica. Pugliese trapiantata al nord. Equilibrista della vita. Felicemente mamma e moglie. Laureata in scienze politiche, con tesi in filosofia politica. La scrittura e le parole sono sempre state la sua passione: si occupa principalmente di questioni di genere, con particolare attenzione alle tematiche del lavoro, della salute e dei diritti.

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    1 commento

    1. Marta Ajò on 15/12/2025 12:50

      Interessante articolo quanto preoccupante che induce ad ulteriori riflessioni….

      Reply
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