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    Dol's Magazine
    Home»Donne digitali»Su quella trave dovremmo esserci tutti noi
    Donne digitali

    Su quella trave dovremmo esserci tutti noi

    Sara SestiBy Sara Sesti12/12/2025Updated:12/12/2025Nessun commento3 Mins Read
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    L’intelligenza artificiale e i suoi architetti sono stati nominati Persona dell’anno 2025 dal Time.

    «Il 2025 è stato l’anno in cui il pieno potenziale dell’IA è esploso alla ribalta ed è diventato chiaro che non si potrà più tornare indietro», ha dichiarato la rivista nel suo annuncio di giovedì mattina. «Per aver dato vita all’era delle macchine pensanti, per aver insieme stupito e inquietato l’umanità, e per aver trasformato il presente superando i limiti del possibile, gli architetti dell’IA sono la Persona dell’anno 2025 di TIME.»

    Le copertine sono due.

    La prima richiama la celebre Lunch atop a Skyscraper di Charles C. Ebbets: su una trave d’acciaio sospesa nel vuoto compaiono Mark Zuckerberg (Meta), Lisa Su (AMD), Elon Musk (Tesla, SpaceX), Jensen Huang (Nvidia), Sam Altman (OpenAI), Demis Hassabis (DeepMind), Dario Amodei (Anthropic) e Fei-Fei Li (World Labs).

    La seconda mostra una struttura a forma di “A” e “I”, circondata da pontili e impalcature, come un cantiere ancora in costruzione.

    In entrambe le immagini domina la stessa idea: la rivoluzione tecnologica viene raccontata attraverso i volti dei leader delle grandi aziende, non attraverso la complessità delle comunità scientifiche, sociali e culturali che l’IA coinvolge e trasforma. Una narrazione che semplifica e, al tempo stesso, pone interrogativi urgenti su potere, rappresentazione e responsabilità.

    Time assegna il titolo di Persona dell’anno dal 1927 (fino al 1999 “Uomo/donna dell’anno”), scegliendo figure che hanno influenzato in modo decisivo l’attualità, nel bene o nel male.

    Non è la prima volta che la rivista premia un soggetto non umano: nel 1982 il personal computer fu proclamato “Macchina dell’anno”, nel 1988 “Terra in pericolo” divenne “Pianeta dell’anno”, nel 2006 “Tu” indicò la nascita dei social, il web partecipativo.

    Eppure, a fianco dell’intelligenza artificiale esiste sempre quella umana.

    Ed è qui che la copertina del Time si rivela fuorviante: l’idea che pochi individui in equilibrio su una trave rappresentino l’intero slancio dell’IA ignora che questo percorso nasce da decenni di riflessioni, intuizioni, errori, esperimenti.

    Dalla prima metà del Novecento ci interroghiamo su come costruire un’IA: una lunga storia collettiva che non appartiene solo ai protagonisti attuali, ma a generazioni di ricercatori, ingegneri, filosofi, matematici, programmatori e utenti.

    Celebrarne solo alcuni significa oscurare la comunità più vasta — spesso invisibile — che ha reso possibile ciò che oggi appare improvvisamente rivoluzionario.

    La trave della copertina, in fondo, rappresenta tutti noi. È l’intera umanità, con la sua creatività ma anche con le sue ingenuità, ad aver spinto fin qui la tecnologia.

    Ed è bene ricordarlo: siamo ancora in equilibrio su quella trave. E dobbiamo stare attenti a non cadere.

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    Sara Sesti

    Insegnante di Matematica fa parte dell’Associazione Donne e Scienza. E’ responsabile per il ”Centro di Diffusione della Cultura Scientifica e Tecnologica” dell’Università di Milano della rassegna di film e documentari scientifici “Vedere la Scienza- Sguardi sulle Donne di scienza”. Ha curato, per il Centro di Ricerca PRISTEM dell’Università Bocconi, la mostra ”Scienziate d’Occidente. Due secoli di storia”. Ha pubblicato con Liliana Moro il libro ”Donne di scienza. 50 biografìe dall’antichità al duemila”, PRISTEM-Bocconi, 1999 e “Scienziate nel tempo. 70 biografie”, LUD Milano, ultima edizione 2010. Collabora con la rivista di matematica ”Progetto Alice”. E’ una delle webmaster del sito www.universitadelledonne.it. É coautrice dello spettacolo teatrale “Scienziate visionarie. Il mondo che vogliamo” prodotto da Pacta dei Teatri (2023)

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