di Giuseppe Tornatore
musica di Nicola Piovani
nelle sale dal 9, 10 e 11 dicembre
Una storia tutta italiana di talento, curiosità, sogni con un pizzico di serendipity. Perché la vita di Brunello Cucinelli, nato nel 1953 a Castel Rigone, piccolo borgo del XV secolo in provincia di Perugia, imprenditore visionario, mecenate e cultore della filosofia è stata costellata da coincidenze significative, come le definirebbe Jung, e incontri fortunati e generosi.
Anche se poi tutto è dipeso da lui, dalla sua capacità di assorbire qualunque insegnamento da chiunque. Nato in una famiglia di contadini poveri ma dal cuore grande, passa la sua infanzia fra la scuola (chilometri a piedi dal casale all’aula, nella neve e nel fango) e l’aiuto ai genitori.

Che per fortuna non hanno dato retta al latifondista proprietario dei campi che raccomandava ai piccoli di lasciar perdere la scuola e aiutare gli adulti. L’infanzia nel borgo umbro è ricostruita da Giuseppe Tornatore, regista del film, con un occhio a L’albero degli zoccoli, anche se in questa storia manca qualunque tratto di dominio patriarcale. Nell’alternanza delle stagioni che scandisce il lavoro nei campi aleggiano una libertà e una dolcezza del vivere che rimandano alla cultura antica dell’Italia centrale, che insegna a sorridere e andare avanti, di fronte a qualunque avversità.

L’aspetto più inedito (io lo ignoravo del tutto) è quello del Brunello adolescente vitellone e perditempo che, quando il padre si trasferisce a valle per lavorare in fabbrica, pur frequentando l’istituto per geometri, passa le sue giornate al bar, giocando a carte e chiacchierando con tutti.
Corteggia le ragazze e combina poco, fino ai 25 anni, anche se da quando ne ha 17 al suo fianco c’è (e c’è tuttora) Federica di cui era (ed è) perdutamente innamorato.
L’intuizione di quel che avrebbe fatto nella vita arriva tardiva. Accompagnando l’amata Federica che faceva acquisti per il negozio di abbigliamento dei genitori, comincia a interessarsi della moda. Si innamora del filato più pregiato, il cachemire e lo reinventa, rivoluzionandone la tradizione austera. Lo tinge con le tonalità più inaspettate e accese, sorprendendo chi era abituato ai grigi e ai beige. Gli inizi della scalata sono ricchi di aneddoti da commedia all’italiana in cui fa la comparsa persino una coppia di spregiudicati magliari.
Da quel momento, si contano solo successi. In tutto il mondo.

Perché visionario garbato? Perché per tutta la sua vita non ha mai tradito gli ideali della giovinezza, il sogno di riscattare il destino del padre, mortificato dalla disciplina e dalle condizioni inutilmente dure e punitive della fabbrica. ”Se avrò mai un’azienda, giurò a se stesso allora, i dipendenti dovranno essere felici di lavorare in un ambiente amico.”
Ci è riuscito. Oggi ha un impero con 9mila dipendenti in tutto il mondo, allevamenti di capre da cachemire nel deserto del Gobi, è osannato in Cina, adorato negli Stati Uniti, ha ricevuto onorificenze di ogni tipo e anche una laurea ad honerem in filosofia, una dottrina che lo ha conquistato fin da quando aveva 18 anni.

I suoi dipendenti sono pagati di più che nel resto del settore e sono tenuti al corrente sull’andamento dell’azienda con assemblee (o comizi, perché parlo solo io, specifica sorridendo) ogni tre mesi e il venti per cento dei profitti sono destinati a “migliorare il mondo”. Ha restaurato interamente il borgo di Solomeo, dove ha sede l’azienda e dove vive con la famiglia, un angolo di paradiso nella campagna umbra. Ha comprato molti terreni circostanti abbattendo orribili capannoni industriali e restituendo la terra ai vigneti. Il film si apre con le immagini incredibilmente suggestive di mille fuochi accesi fra i filari per scaldare i germogli e proteggerli dal freddo. L’effetto è pura magia.
E ancora, in nome della bellezza ha restaurato a Perugia una arco medioevale, il teatro e la cattedrale.
Perché, dice, che senso avrebbe essere il più ricco del cimitero?
Il documentario racconta tutto questo e molto di più con la mano esperta di Giuseppe Tornatore, alternando ricostruzioni d’epoca a interviste con familiari, vecchi amici e collaboratori, dando molto spazio alle parole del protagonista, giustamente orgoglioso del suo regno, sfavillante e sostenibile, produttivo e altruista nato solo dal suo talento e dai suoi sogni di bellezza, dignità e giustizia.
