Ammazzare stanca di Daniele Vicari e da lui co-scritto insieme ad Andrea Cedrola, è l’autobiografia di un assassino, di un ragazzo, un 20enne, che si ribella al suo destino criminale, Antonio Zagari interpretato da Gabriel Montesi, e la sua è una storia vera.
Antonio, figlio di Giacomo, un boss calabrese trapiantato in Lombardia, dopo aver ucciso più e più volte, capisce di non essere adatto a quella vita: per lui uccidere diventa un peso insostenibile, fino alla ripulsa per il sangue: una ribellione del corpo prima che della coscienza, che però mette in pericolo le persone che ama e la sua stessa vita.
Siamo nei primi anni Settanta e la ’ndrangheta calabrese dilaga e impera, dal sud al nord.
Cresciuto tra la ferocia del padre e la fragilità muta della madre, Antonio impara presto che uccidere, rapinare o rapire è parte di una regola non scritta. Nonostante fosse destinato a seguire le orme del genitore, si trova a fare i conti con la propria coscienza, soprattutto dopo l’ennesimo delitto che gli pesa come una condanna.
Mentre i suoi coetanei si ribellano nelle fabbriche, nelle università, nelle piazze, in lui cresce il rifiuto per l’esercizio del potere e per la ferocia del genitore. Deve trovare il coraggio di andare contro il padre, interpretato da Vinicio Marchioni, un padre padrone.
Con lui un inedito Rocco Papaleo spietato criminale.
Nel cast inoltre Selene Caramazza, Andrea Fuorto, Thomas Trabacchi e Pier Giorgio Bellocchio, Francesco La Mantia, Vincenzo Zampa, Aglaia Mora, Cristiana Vaccaro, Enrico Salimbeni, Saverio Malara.
Antonio finisce in carcere a metà degli anni Settanta, e proprio lì, tra le mura spoglie della cella, scopre un desiderio mai provato prima: scrivere.
Nei suoi quaderni annota frammenti di vita, il ricordo del fratello Enzo, l’amore per Angela (Selene Caramazza), e la nostalgia per quell’infanzia trascorsa nel Varesotto, un’isola felice solo in apparenza.
Scrive di sé, della sua famiglia e del sangue versato con una lucidità che ferisce.
Tanta violenza lo porta alla dolorosa consapevolezza che quella vita di potere non è quella che desidera.
Come ha dichiarato il regista: ” ho letto il memoriale che Antonio Zagari ha scritto in galera molti anni fa. Mi ha lasciato interdetto per la sua sincerità, per come racconta cosa abbia significato per lui uccidere. E ho pensato subito valesse la pena trasformarla in un film perché in questo racconto si mescolano molte cose che mi appassionano: action, conflitti familiari, desiderio di emancipazione e ribellione, amore, tragedia e ironia.
Per raccontare questa storia ho dovuto avventurarmi in un territorio affascinante, quello del gangster movie con le sue enormi possibilità e lasciare che lo sguardo di Antonio diventasse una sfida contro il senso comune, anche contro il mio modo di concepire una storia. Mi è piaciuta quest’avventura, mi ha emozionato esplorare lo sguardo e i sentimenti di un uomo tanto lontano da me, così ho provato a trasferire questa emozione alle immagini.”
E prosegue il regista:
“Antonio è soprattutto una persona fragile con difficoltà finché non ha iniziato a scrivere di se stesso raccontando una vita assurda, la storia di un assassino afferrato che si rende conto di essere uno schiavo, e nel momento in cui lo capisce la situazione deflagra, travolgendo tutta l’organizzazione, perché nel suo memoriale non rivela solo i nomi, ma soprattutto i codici di comunicazione”.
Il regista racconta una storia di ribellione al potere non trasformando mai il suo protagonista in un eroe o in un santo ma lasciando che la sua ambiguità crei una distanza con lo spettatore.
Un memoriale quello di Antonio alla Fedor Dostoevskij di Memorie dal sottosuolo.
Infatti non manca un’intelligente riflessione sul ruolo salvifico della scrittura.
Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 nella sezione Spotlight.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
