Finalmente un film italiano con una storia.
Un soggetto, il TRADIMENTO.
Ben scritto e ben recitato, ben diretto, ben montato, tra i pochi che potrebbero capire oltreoceano, anche fuori del nostro paese e girare il mondo.
Come disse a Gianni Minà Sergio Leone, i due principali temi per lui erano l’amicizia e il TRADIMENTO.
Per l’esordio alla regia la sceneggiatrice Ludovica Rampoldi sceglie di dare nuova linfa alle storie di tradimento.
Aveva scritto, come ha raccontato, a 20 anni questa sceneggiatura ma totalmente diversa e ora l’ha riscritta a 46 anni allineandosi con la differente età delle due coppie. Il risultato convince e appassiona, intrattiene con abilità senza pesantezze.
La differenza di età fra i quattro permette a Ludovica Rampoldi di riflettere su come il tempo incida sul punto di osservazione, più o meno implacabile o moralista, di un tradimento e di una bugia seriale detta a chi si ama.

Due coppie e il tradimento.
Affronta un tema così tanto spesso affrontato, ma cruciale, con momenti da commedia romantica e una struttura elaborata da thriller con tensione.
Evita approssimazioni e facili moralismi, problematizza le sfumature più credibili e nascoste nel tradimento di coppia, a trenta come a cinquant’anni,
Breve Storia d’Amore, racconta la storia di due coppie, due generazioni, quattro vite destinate a intrecciarsi in modo imprevedibile.
Da una parte Lea (Pilar Fogliati) e Andrea (Andrea Carpenzano), trentenni alla ricerca di equilibrio tra desiderio e stabilità. Dall’altra Rocco (Adriano Giannini) e Cecilia (Valeria Golino), cinquantenni che sembrano aver già scritto il copione delle loro vite. Una sera, in un bar, Lea incontra Rocco e tra loro scatta un’attrazione immediata e travolgente.

Da quel momento inizia una relazione clandestina, consumata tra le pareti anonime di una stanza d’albergo, fatta di incontri fugaci e carichi di tensione.
Quel tradimento, in apparenza ordinario, si rivela il detonatore di un’escalation emotiva. In Lea nasce un’ossessione sempre più intensa, che la spinge a volersi insinuare nella vita di Rocco, oltrepassando il confine tra passione e controllo.
Quando i rispettivi partner, Andrea e Cecilia, vengono risucchiati in questo vortice, la storia assume tratti inquietanti, fino a una resa dei conti inevitabile.
Una esplorazione lucida e sensibile delle zone d’ombra dell’intimità, dei desideri inconfessabili e delle crepe che si formano nelle relazioni adulte. Un film che interroga i confini tra amore, dipendenza e bisogno, in un dramma psicologico teso e sorprendente.
Allo stesso tempo è nelle sale il Maestro di cui Ludovica Rampoldi, con Andrea Di Stefano, è la sceneggiatrice e continua ad avere un gran passato come tale.
Un’artista di talento che per ora non ci ha tradito mai.

Adriana Moltedo
Esperta di cinematografia con studi al CSC Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Ceramista, Giornalista, Curatrice editoriale, esperta di Comunicazione politico-istituzionale per le Pari Opportunità. Scout.
