di Marcel Barrena
con Eduard Fernández, Clara Segura, Salva Reina
nelle sale dal 4 dicembre
Un solido film politico. Un racconto scevro da qualunque pesantezza ideologica. La cronaca di una lotta (e di una vittoria) col profumo dei sogni degli anni Settanta del secolo scorso. Un ritratto della Spagna più luminosa del post franchismo. Un film che si segue momento per momento senza mai un attimo di noia. Perché anche il cinema più politico, come è questo, può diventare in mano a un bravo regista un cinema vero.
Il Bus 47 è il mezzo che per una vita intera guida Manolo Vital, un omone che crede nel socialismo e nella giustizia e che vive a Torre Baró, un quartiere periferico di Barcellona la cui storia merita di essere approfondita.

Negli anni Cinquanta del Novecento, sulla scia di una crescente urbanizzazione, molti spagnoli si stabilirono nelle periferie delle grandi città. Con modalità avventurose, perché non avevano un soldo: solo le loro braccia. Il più delle volte costruivano le case con le loro mani in terreni abbandonati e il governo aveva trovato un modo per “arginare gli eccessi”. Se all’alba una casa era finita, poteva rimanere, altrimenti veniva abbattuta.
Così il protagonista del film escogita una soluzione: i nuovi immigrati non devono più costruire le case individualmente, perché non riuscirebbero a ultimarle. Meglio allearsi e ogni notte erigerne assieme una sola e le case ultimate man mano verranno assegnate.

La prima parte di questo bel film racconta la nascita della comunità di Torre Baró. Ognuno è fatto a suo modo, tutti hanno le loro asperità, ma il senso del collettivo riesce a prevalere e Manolo Vital, arrivato lì vedovo, con una bambina piccola, prima si scontra con una suora impegnata nel volontariato, poi se ne innamora. Li ritroviamo negli anni Settanta, ancora innamorati, con la figlia cresciuta. Manolo lavora: è il conducente del bus 47, che tiene in maniera impeccabile, intanto si dà da fare col sindacato, senza trascurare il lavoro politico a Torre Baró. La vita è faticosa, la figlia si è affezionata alla compagna del padre che le fa da madre affettuosa e i rapporti fra la gente del quartiere si rinsaldano.

Ma Torre Baró, vent’anni dopo la sua fondazione, ancora non ha i servizi. Niente acqua corrente, niente elettricità, niente collegamenti con la città. Manolo Vital non può farsi carico di tutto ma su un obiettivo si impegna con tutte le sue forze: nel quartiere deve arrivare un bus. E se le autorità restano sorde a tutte le sue richieste, dovrà trovare un altro modo. A costo di dirottare proprio il suo amato 47.

Girato con le persone del quartiere che hanno interpretato loro stessi o i loro genitori e sono stati prezioso vivaio di memoria e storie, il film racconta una bella storia di rivendicazione dei propri diritti e rende omaggio a un uomo comune, Manolo Vidal, simbolo della possibilità di cambiamento, dell’importanza della lotta collettiva.

Interpreti palpitanti e premiati, belle facce vere di gente del popolo, una sceneggiatura brillante e un grande senso di speranza. In tempi bui come quelli che viviamo un film che apre il cuore.
