di Frédéric Hambalek
con Julia Jentsch, Felix Kramer, Laeni Geiseler
Marielle ha 15 anni e tutti i bronci dell’adolescenza ma non si aspetta quello che le succede. Litiga con un’amica, la insulta in modo molto offensivo e l’altra reagisce con uno schiaffo. Le conseguenze sono surreali: diventa telepatica, non col mondo intero, ma solo nei confronti dei genitori. Tutto quello che fanno le scorre davanti agli occhi, secondo per secondo, “come se fosse lì, al loro fianco”.
Tutto bene? Ma proprio per niente, perché è l’inizio di una catastrofe raccontata con chirurgica freddezza e con quella sfiducia nei confronti della famiglia come istituzione che caratterizza molto cinema del nord Europa.

I genitori sono persone perbene. All’apparenza. Qualche segreto lo hanno. La madre, annoiata da un marito troppo preciso, si diverte a flirtare anche in maniera pesante con un collega di bell’aspetto. Il padre, dirigente di una casa editrice, racconta il suo lavoro rendendolo più nobile di quello che è in realtà. Tace piccole umiliazioni e scatti d’ira, così come la moglie si guarda bene dal confessare al marito la sua insoddisfazione sessuale.
Quando Marielle (bravissima la giovane attrice) con titubanza cerca di rivelare ai genitori increduli il suo inspiegabile potere questi reagiscono con la ragione: forse la figlia è malata. Forse serve uno psicologo. Forse mente. Quello che racconta non ha senso, ma di fronte a prove inconfutabili devono capitolare. La ragazza davvero è costantemente al loro fianco e qualunque loro azione non è più privata. I due genitori non sono più liberi e si rendono conto di quante fossero le menzogne, innocenti e meno innocenti, a costellare la loro giornata.
La trovata narrativa molto intrigante che il regista padroneggiare con eleganza mette a nudo la fragilità degli equilibri famigliari e l’impossibilità – o forse l’inutilità – del mito della verità a tutti i costi.
La famiglia perfetta non esiste, anzi forse non esiste neppure più la famiglia e quello che sopravvive è solo uno schermo tenuto assieme dalle ipocrisie.

Il film si segue come un thriller, con scene rigorose, ambienti asettici, in cui tutto è perfetto, senza niente fuori posto a evidenziare, per contrasto, come invece nell’intimo degli adulti il disordine regni sovrano. Lo spettatore si chiede come questa delicata situazione possa risolversi e man mano che segue la storia il suo disagio cresce. Ma viene stemperato da momenti di umorismo nero e da una fantastica scena di sesso scombinata e geniale, un groviglio di volgarità, imbarazzi, consensi, negazioni e catastrofi in un minuetto riuscitissimo.
Film d’autore, molto berlinese, con punte di genialità. Un saggio di sociologia della famiglia in forma di racconto morale. O immorale.
