di Barbet Schroeder
con Ricardo Cavallo
nelle sale dal 27 novembre in anteprima alla Fondazione Prada il 22 novembre
Un film sull’amicizia, sull’arte, sulla pittura. Un film sulla natura e sull’ossessione. Un film sulla purezza. Barbet Schroeder, regista di film importanti come Il mistero von Bulow, ha un amico eccentrico, un pittore argentino nomade e solitario che vive da anni in Bretagna. L’uomo è talmente speciale che il regista ha deciso, e bene ha fatto, di condividere con il pubblico questo suo rapporto così unico, raccontandoci la vita e la storia di Ricardo Cavalo.
Con i mezzi di un cinema povero, camera a mano e troupe ridotta, cominciamo a conoscere Ricardo Cavalo che dalla nativa Argentina, passando per il Perù e Parigi si è alla fine stabilito in un paesino nel Finistère, in Bretagna, dove ancora ci sono grotte con dipinti preistorici. Perché la pittura ha origini antiche, sembra suggerire il film che si apre proprio con le immagini di quelle grotte istoriate.

Cavalo, che subito ci diventa familiare nel racconto affettuoso di Schroeder, ha votato la sua vita interamente all’arte, la sua e quella degli altri. Lo vediamo mentre dipinge, lo ascoltiamo quando ci illustra le opere degli altri, sui libri della sua biblioteca o nei musei. Un inno alla pittura e alla bellezza della natura, il racconto di una vita essenziale e umile. Ricardo ha bisogno di poco per vivere. Un piatto di riso, un po’ di verdura, la sua tavolozza di colori e le piccole tele quadrate che confeziona da solo.

Cammina per il mondo e guarda. Si arrampica sulle rocce, passeggia per le foreste, è stupito dalla maestosità delle querce e quando qualcosa lo colpisce si ferma e lo dipinge, con un tratto capace di restituire la luce. Non disponendo di uno studio grande e prediligendo la pittura open air (ci racconta che è una scoperta tardiva, arrivata solo nella modernità) si è inventato un suo stile: dipinge a tessere, usando tele delle dimensioni di un foglio, che poi compone in dipinti che possono anche raggiungere grandi dimensioni.
Il film è una lunga chiacchierata fra l’artista e il regista, Ricardo spiega la sua arte, la sua poetica e mostra all’amico i pittori che l’hanno ispirato a cominciare dagli Impressionisti e poi il più amato, Diego Velázquez sulle cui opere ci regala osservazioni sorprendenti. Lo ascoltiamo mentre racconta i dipinti di Claude Monet, mentre ammira la luce straordinaria dei paesaggi di George Seurat.

A conquistarci in questo film così intimo sono l’umanità e la generosità di questo artista poco conosciuto che ha anche fondato una scuola per i bambini del villaggio in cui vive.
Grazie alla libertà che sa trasmettere ai giovanissimi allievi, grazie al suo calore e alla sua passione vediamo come anche i ragazzini più piccoli riescano a esprimere tutta la loro creatività.
