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    Home»"D" come Donna»Giorgia Bazzanti e Stregonerie Contemporanee
    "D" come Donna

    Giorgia Bazzanti e Stregonerie Contemporanee

    DolsBy Dols21/11/2025Updated:21/11/2025Nessun commento5 Mins Read
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    Ritrovare sé stesse attraverso la parola: l’arte di Giorgia Bazzanti nel mese contro la violenza di genere

    di Francesca Ghezzani

    Novembre è il mese in cui, il 25, il mondo si unisce per ricordare e combattere la violenza sulle donne: una ferita aperta che riguarda corpi, storie, culture, ma anche linguaggi. Perché la violenza non si manifesta solo nei fatti, ma nelle parole che escludono, sminuiscono, negano.

    In questo tempo denso e necessario, la voce di Giorgia Bazzanti — artista, performer e autrice dell’audiolibro “Stregonerie Contemporanee” — arriva come un invito alla consapevolezza. La sua opera è un diario sonoro che intreccia identità, libertà e ricerca interiore, un viaggio in cui la parola torna a essere strumento di presenza e di verità.

    https://oltrescrittura.com/2025/09/23/stregonerie-contemporanee-laudio-libro-di-giorgia-bazzanti/

    Con lei, in questa intervista, esploriamo il potere trasformativo della voce, la sua dimensione politica e poetica, e il ruolo che può assumere nel cammino collettivo verso una cultura capace di riconoscere, proteggere e valorizzare la vita delle donne.

    Il 25 novembre ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In che modo questo tema risuona nel tuo percorso artistico e personale?

    Da anni questo tema abita la mia ricerca perché come donna e come cantautrice indipendente – ora anche produttrice – ho sperimentato quanto il sessismo sia ancora radicato e quanto spesso le donne vengano relegate in ruoli e narrazioni stereotipate e subalterne, nella musica come nella società. Il nucleo del mio lavoro artistico è da sempre una femminilità oltre le convenzioni, la libertà di essere, di affermare la propria identità, di usare la voce come strumento di autodeterminazione, di curare il linguaggio e renderlo uno spazio inclusivo, di rispetto e parità. I miei progetti discografici – in particolare l’album Non eri prevista e il singolo Rossa come le streghe e le performance da “artivist” ad essi collegati – sono diventati infatti anche sociali, trasformandosi in incontri nelle scuole, talk, e momenti culturali di condivisione (avendo lavorato anche in direzioni artistiche di realtà che si occupano di queste tematiche).

    Parlare di ciò, significa soprattutto impegnarsi per scardinare gli stereotipi che costruiscono quel retaggio culturale da cui derivano poi violenze e femminicidi.

    In Stregonerie Contemporanee la voce è centrale. Perché la voce, oggi, può essere un atto politico e liberatorio?

    La voce è centrale sia per motivi artistici legati alla dimensione performativa del “reading” e del teatro sia perché per me essa esprime nel modo più diretto la persona nella sua autenticità ed interezza. Mettere la voce al centro significa dunque mettere al centro la persona: le sue emozioni, le sue vulnerabilità, i suoi pensieri, la sua umanità e i diritti ad essa connessi.
    Tutto questo diventa un atto politico perché dare spazio alla propria voce significa affermare la propria identità e difenderla per far emergere la parte più autentica di sé. Parlare, farsi ascoltare, non stare zitte: è così che la voce diventa strumento di partecipazione, oltre pregiudizi ed omologazioni. E la diversità un atto di libertà.

    Molti parlano della “parola” come strumento di resistenza. Cosa significa per te?

    La parola è performativa perché ha il potere di creare e definire la realtà. Le parole influiscono sui pensieri i quali, a loro volta, influiscono sulle azioni. Parlare, inoltre, significa avere il coraggio di prendere spazio e di affermarsi. Un atto concreto di presenza e dunque di resistenza perché significa anche dare voce a ciò che altrimenti rimarrebbe silente o invisibile.

    Ecco perché un linguaggio inclusivo diventa fondamentale: nominare le cose significa farle esistere. Se certe persone, ruoli o esperienze non vengono nominate o declinate nel loro genere vuol dire che non esistono pienamente nella società. Ed ecco perché diventa inoltre fondamentale una comunicazione basata sul rispetto: il modo in cui ci parliamo determina come ci riconosciamo e ci relazioniamo nella realtà. Parte tutto dalla parola e, dunque, da un atto culturale.


    C’è un messaggio che, in questo novembre, senti di voler lasciare alle donne che ascolteranno il tuo audiolibro o parteciperanno ai tuoi incontri?

    Alle donne che mi ascoltano vorrei dire: non abbiate paura di essere pienamente voi stesse (anche quando questo sembra essere “scomodo”!), coltivate la vostra consapevolezza, indipendenza, e anche la stessa informazione perché i retaggi culturali sono trasversali. Emancipatevi da ciò che vi vorrebbe ai margini o dentro una “gabbia”. Date valore alle vostre scelte, alla vostra verità, alla vostra voce.

    E agli uomini?

    A loro dico: non minimizzate, prendete distanza da comportamenti sessisti anche quando sembrano innocui (non lo sono mai) e cambiate voi in primis le regole di una cultura patriarcale dominante, prendete posizione, date spazio alla vostra umanità e vulnerabilità rendendolo un atto di libertà anche per voi stessi, perché vi permette di allontanarvi dagli stereotipi di una mascolinità tossica che impediscono di entrare in contatto con le emozioni e di saperle dunque gestire.

    Solo attraverso queste azioni nel quotidiano è possibile contrastare dinamiche violente. Ricordando che la violenza di genere colpisce la donna in quanto tale ed è sistemica proprio perché deriva da uno schema culturale radicato. L’uomo è dunque il primo ad incidere su questa visione e per primo può contribuire al cambiamento.

    Quale sarà il prossimo incontro in cui poterti ascoltare?

    Sto fissando interviste e presentazioni dell’audiolibro man mano e, per quanto riguardo la “scena” invece, sarò ufficialmente a Roma il 10 gennaio con Circe (monologo reading teatrale)… Tutti i dettagli e le date aggiornate si possono trovare sui miei social. Per quanto riguarda i miei lavori, oltre ai miei profili online, è possibile consultare i digital store, compresi quelli di Mondadori, La Feltrinelli, IBS per quanto riguarda l’audiolibro. Troverete ovunque delle “stregonerie”.

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    Dols è sempre stato uno spazio per dialogare tra donne, ultimamente anche tra uomini e donne. Infatti da qualche anno alla voce delle collaboratrici si è unita anche quella degli omologhi maschi e ciò è servito e non rinchiudere le nostre conoscenze in un recinto chiuso. Quindi sotto la voce dols (la redazione di dols) troverete anche la mano e la voce degli uomini che collaborando con noi ci aiuterà a non essere autoreferenziali e ad aprire la nostra conoscenza di un mondo che è sempre più www, cioè women wide windows. I nomi delle collaboratrici e collaboratori non facenti parte della redazione sono evidenziati a fianco del titolo dell’articolo, così come il nome di colei e colui che ci ha inviato la segnalazione. La Redazione

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